L’attacco militare degli Stati Uniti contro il Venezuela è la certificazione della mostruosa legge del più forte. È una sfacciata aggressione alla legalità, al diritto internazionale e alla Carta delle Nazioni Unite. Un altro atto criminale ed eversivo, politicamente indifendibile e moralmente intollerabile. Un altro spaventoso passo nell’abisso della Terza Guerra Mondiale verso la quale il pianeta sta precipitando.
Sostenere, come ha fatto il governo italiano, che si sia trattato di un “legittimo intervento di natura difensiva contro gli attacchi ibridi alla propria sicurezza” è una palese espressione di correità che schiera il nostro paese nell’alveo dell’illegalità. Lo stesso fa l’Unione Europea che, limitandosi a chiedere “moderazione”, alimenta la politica suicida del doppio standard.
La mancata condanna di questo ennesimo atto di guerra – delle uccisioni e distruzioni che ha provocato, dei pretesti e degli obiettivi che lo hanno sostenuto – equivale alla legittimazione degli autoritarismi. Significa, parimenti, affermare che l’invasione russa dell’Ucraina e il genocidio israeliano di Gaza sono legittimi. Significa accettare il primato dell’unilateralismo sul multilateralismo, degli Stati Uniti sull’Onu, che resta l’unica legittima autorità ad agire per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.
A questa gravissima scelta del nostro governo, compiuta in palese contrasto con l’articolo 11 della nostra Costituzione – che sancisce l’impegno dell’Italia a ripudiare la guerra come strumento di offesa e di risoluzione delle controversie internazionali, e a promuovere un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni – si aggiunge la mancata difesa della legalità, del diritto internazionale e delle Istituzioni internazionali che, a partire dall’Onu, sono state incaricate della loro attuazione.
Nella formulazione della parte iniziale dell’articolo, il termine fu scelto il termine “ripudia” perché ritenuto un verbo che contenesse sia il messaggio di rinuncia all’azione bellica che di condanna etica dei conflitti armati volti a ledere l’indipendenza e o l’integrità territoriale di un altro Stato ovvero a imporre un certo ordinamento ad un’altra popolazione per il perseguimento di propri interessi.
Il dispositivo voluto dei nostri padri costituenti esprimeva incisivamente la volontà del popolo italiano che, piagato dalla guerra mondiale e dal declino culturale, etico, economico cui era stato ridotto dall’ ideologia genocida del fascismo, intendeva perseguire finalità di pace e giustizia nei rapporti tra stati promuovendo le organizzazioni internazionali miranti al mantenimento della pace stessa e allo sviluppo della collaborazione fra gli Stati.
Democrazia, uguaglianza sociale e pace appartengono al buon governo che opera per il bene comune.
La «Pace» nella Grecia classica era ritenuta talmente importante da avere una dea: Eirene, figlia di Zeus e di Temi e sorella di Dike (la giustizia) e di Eunomia (l’ordine, il buon governo).
Nella anagrafica famigliare la civiltà classica riconosceva la necessità della coesistenza dei concetti fondanti il mantenimento di una condizione di pace.
Situazioni aberranti di disuguaglianza economica, di dilaganti autoritarismi, di rifiuto della cooperazione per il bene comune, di pessime doti di governo non producono altro che guerre e con esse, l’estinzione della specie umana.
Un mondo senza legge, dominato dalla violenza e dal militarismo, dalle guerre e dalla corsa al riarmo, dall’ingiustizia, dalla politica di potenza e dall’impunità è una polveriera destinata a cancellare il genere umano.





