Dalle parole di Mattarella su SSN e uguaglianza alla realtà del Molise: proteste, liste d’attesa, fuga di medici e spinta verso il privato. L’Articolo 32 della Costituzione non si negozia.
Così come l’istituzione del servizio sanitario nazionale, che garantisce universalità e gratuità delle cure, rappresentando un’altra decisiva conquista dello stato sociale, che pone al centro la dignità della persona e l’idea di una piena uguaglianza. Accanto ad esso il sistema previdenziale esteso a tutti. Condizioni da preservare di fronte ai cambiamenti di ogni tempo.
“Il servizio sanitario nazionale… garantisce universalità e gratuità delle cure… una decisiva conquista dello stato sociale… pone al centro la dignità della persona e l’idea di una piena uguaglianza… condizioni da preservare”.
Non è retorica. È un promemoria: la sanità pubblica è uno dei pochi luoghi in cui lo Stato si misura davvero con l’umanità: la fragilità, la paura, l’urgenza, la vita che cambia in un referto. Eppure, proprio mentre quelle parole dovrebbero guidare le scelte, in tante aree d’Italia accade l’opposto: il diritto alla cura viene trasformato in un percorso a ostacoli.
Molise: quando la Costituzione resta sulla carta
Il Molise è piccolo, ma non per questo deve essere trattato come periferia sacrificabile. In una regione dove le distanze pesano, dove l’età media cresce la sanità pubblica dovrebbe essere rafforzata, non “gestita al risparmio”.
Invece il copione è noto: reparti che faticano a reggere la pressione, carenze di personale, liste d’attesa che diventano mesi, cittadini costretti a spostarsi e a pagare.
La tenda di Castrataro
La battaglia del sindaco di Isernia, Piero Castrataro, non è folclore. È un segnale politico e civile: mettere una tenda davanti all’ospedale significa dire che la sanità è sofferenza, è carne viva. È una protesta che parla a tutta la regione: quando un sindaco sceglie di esporsi così, sta dicendo che i canali ordinari non bastano più, che le risposte non arrivano, che la situazione è diventata intollerabile. E soprattutto sta dicendo una cosa semplice, terribile: se non difendiamo il pubblico, il pubblico sparisce.
“Svenduta scientificamente”
La privatizzazione vera raramente si presenta col cartello “da domani si paga”. È più furba: si costruisce per sottrazione. Si lascia il pubblico con organici insufficienti. Si normalizzano attese inaccettabili. Si spinge la domanda verso il privato “accreditato” o “convenzionato”. Si trasforma un diritto in un mercato.
È “scientifica” perché funziona: scarica il peso sulle persone e salva la faccia a chi governa. Il cittadino non protesta contro il sistema: protesta contro la sua sfortuna. E intanto paga, si indebita, rinuncia, rimanda.
Articolo 32: il punto che non ammette sconti
L’Articolo 32 della Costituzione è un chiaro vincolo: la Repubblica tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività, garantisce cure gratuite agli indigenti, e tutela il rispetto della persona umana. Se un sistema produce cittadini di Serie A (quelli che pagano e passano) e di Serie B (quelli che aspettano e sperano), allora non è più piena uguaglianza: è selezione sociale.
Le parole del Presidente insistono su un punto: dignità della persona e piena uguaglianza. Due espressioni che oggi, in Molise, rischiano di diventare macabro sarcasmo. Dignità significa: non dover elemosinare una visita, non dover scegliere tra bollette e cure, non dover attraversare mezza Italia per un esame.
Preservare dignifica fare scelte. In Molise, alcune sono urgenti e non più rinviabili:
-
Piano straordinario sul personale: assunzioni, stabilizzazioni, incentivi per trattenere e attrarre medici e infermieri.
-
Territorio forte: medicina di prossimità, prevenzione, presa in carico dei cronici, domiciliarità.
-
Liste d’attesa trasparenti e vincolanti: tempi certi, monitoraggio pubblico, responsabilità chiare.
-
Stop al drenaggio opaco verso il privato: il privato può integrare, non sostituire.
-
Ospedali come presìdi: investimenti mirati, reparti essenziali tutelati, tecnologie e manutenzione adeguate.
“Universalità e gratuità”, “dignità della persona”, “piena uguaglianza”, “condizioni da preservare”: sono parole che pesano. In Molise la protesta di Castrataro ricorda una verità scomoda: la sanità pubblica non muore per caso, muore quando la si lascia morire. E quando muore, non nasce un sistema migliore: nasce un mercato. Un mercato che funziona non per chi sta male. Funziona per chi incassa.
La Costituzione pretende rispetto. E l’Articolo 32 non è negoziabile. Se vogliamo chiamarci Paese civile, la cura deve tornare a essere ciò che è sempre stata nell’idea migliore dello Stato sociale: un diritto, non un lusso.






