C’è un momento, nell’intervento di Antonino Schilirò, in cui la retorica smette di essere tale.
Niente frasi di circostanza. Solo una domanda del moderatore che pesa: “C’è la volontà politica?”. E la risposta non è uno sfogo. È una diagnosi. Fredda. Spietata. Perché il punto non è se la mafia esista ancora. Il punto è se lo Stato abbia davvero interesse a farle male. A toglierle ossigeno. A strapparle i denti.
Schilirò parte da un simbolo che è anche un sospetto: fondi che, a suo dire, vengono spostati dall’antimafia verso altri grandi eventi e grandi vetrine. E qui la questione è semplice: le priorità raccontano la verità. Se la lotta alle mafie è davvero “emergenza nazionale”, perché è trattata come una spesa che si può spostare, tagliare, rimodulare?
Beni sequestrati e beni confiscati: la vittoria che marcisce. Uno dei passaggi più amari riguarda la gestione dei beni sequestrati e beni confiscati. Il paradosso è feroce: togliere patrimoni alle mafie dovrebbe essere una vittoria netta. E invece, spesso, diventa una sconfitta lenta. Molti beni restano inutilizzati, molte aziende sequestrate vengono lasciate collassare prima della confisca definitiva, la gestione diventa distorta, opaca, inefficiente.
E qui arriva la frase non detta: se un bene confiscato fallisce, chi vince davvero? La mafia perde il bene ma lo Stato perde credibilità.
Testimoni di giustizia lasciati soli: il messaggio più pericoloso. Schilirò insiste sui testimoni di giustizia: persone che non “giocano” con la giustizia, non contrattano, non recitano. Denunciano e diventano bersagli. Quando vengono lasciati soli, il messaggio è devastante e chiarissimo: “Se denunci, ti rovini la vita”.
Schilirò intreccia mafia, politica e sanità pubblica. Perché la mafia moderna non ha bisogno di lupara per comandare. Quando chi porta pacchetti di voti siede dove si decidono dirigenti, appalti, assunzioni, la questione non è più “solo Sicilia”. È un modello. Un metodo. Un contagio istituzionale.
E la sanità, in questo, è terreno perfetto.
Poi c’è il nervo scoperto degli appalti: Schilirò collega riforme e modifiche normative. Se vengono allentati i controlli, si riducono le verifiche e si rende più “scorrevole” il flusso del denaro pubblico la situazione diventa favorevole per le mafie. E quando ci si indigna delle infiltrazioni mafiose “soprattutto al Nord”, sembra teatro. Le mafie non migrano: investono. E dove c’è denaro pubblico che corre, loro corrono più veloci.
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Mafie, economia e lavoro: l’ultimo appuntamento della IV edizione del Premio Nazionale Lea Garofalo





