Il 5 gennaio 1982 cosa nostra, per volere di Nitto Santapaola, a Catania trucidava il giornalista fondatore de ‘I Siciliani‘ Pippo Fava. Il 5 gennaio di quest’anno si sono svolti degli eventi in sua memoria. La mattina, presso ‘I giardini di Scidà‘, locale confiscato proprio al boss Nitto Santapaola, si è svolta la premiazione del premio ‘Siciliani Giovani 2026’, premio dedicato al giornalista catanese e ai più di 250 giornalisti uccisi a Gaza. Ad aggiudicarselo Antonio Mazzeo: giornalista, attivista, antimilitarista e uomo di pace.
“Più che un premio lo sento come un peso per la rilevanza della figura di Pippo Fava. C’è qualcosa che lega Fava e Impastato. Non è soltanto la denuncia della presenza mafiosa nel territorio siciliano, ma anche la loro profonda preoccupazione di come questa regione si stesse trasformando in una piattaforma di guerra. Un’isola che ha avuto sempre un compito di ponte di pace nel mediterraneo, di dialogo tra culture. I siciliani, noi siciliani, quello che portiamo avanti è simbolo di un luogo in mezzo al Mediterraneo. Loro avevano colto questa trasformazione dell’isola, non soltanto luogo di mafia ma in una proiezione sempre più avanzata di guerra. E penso che anche oggi, anche il premio penso mi sia stato dato proprio per rivendicare che c’è un’altra Sicilia, una Sicilia che sogna di essere ponte di pace, che vuole tornare ad essere momento di dialogo anche con la sponda sud del mediterraneo”.
Durante l’intervista si è parlato del ruolo del Mediterraneo negli scenari internazionali, delle guerre e del Genocidio palestinese in corso, delle follie di Trump con l’invasione del Venezuela ma poi anche dei giovani in Italia, della voglia che hanno di battersi per un mondo migliore, con la lampante dimostrazione della scesa nelle piazze in favore del popolo palestinese. Ma anche della libertà di stampa in Italia, dell’attacco del governo alla magistratura e della negazione di alcuni diritti civili.
Tornando alla giornata in memoria di Pippo Fava alla premiazione erano presenti Riccardo Orioles e Giovanni Caruso. Entrambi sono stati al fianco di Pippo Fava al giornale ‘I Siciliani’ e sono continuati ad esserci anche dopo la sua morte, fino alla fine dell’anno successivo, mentre il giornale continuava ad uscire. E continuano ad esserci da quel 1984 ad oggi per ricordare chi era Pippo Fava, cosa ha fatto e cosa bisognerebbe continuare a fare oggi con questo “mestiere”.
Nel pomeriggio si è svolto il corteo da Piazza Roma a via Giuseppe Fava, luogo in cui fu ucciso il giornalista. Presente la redazione dei ‘Siciliani Giovani’. Presente pure Luisa Impastato, nipote di Peppino che il 5 gennaio avrebbe compiuto 78 anni:
“La loro memoria è importante, è fondamentale soprattutto perché continuano ad essere considerati degli esempi per chi crede in un’altra idea di mondo e anche di giornalismo, un giornalismo libero, coraggioso, indipendente soprattutto in questi ultimi tempi che la libertà di stampa non gode di ottima salute.”
Con la bandiera della Palestina tra le mani c’era pure il segretario regionale di Sinistra Italiana, Pierpaolo Montalto:
“La memoria di Pippo Fava è importantissima come quella di tutti gli eroi siciliani: Peppino Impastato, Placido Rizzotto, Pio La Torre, i giudici Falcone e Borsellino, che si sono battuti contro quello che è il primo nemico di questa terra, la mafia. È il nostro primo nemico. E la memoria di chi si è battuto e ha lottato per raccontare la verità e denunciare le mille storture di questa città, e io aggiungo di questa terra, oggi rappresenta un modello anche per le nuove generazione perché attraverso questi modelli dobbiamo costruire un futuro di speranza. Oggi questo messaggio è importantissimo perché continua questo regime soffocante, perché ci sono state inchieste giudiziarie, perché connivenze e corruzione vengono elevate a sistema nella regione Sicilia. E allora Pippo Fava per ricordarci chi si è battuto per una terra migliore, per una Catania migliore, per una Sicilia migliore. E noi siamo si questo solco e su questo solco vogliamo continuare.”
Alla fine del corteo, sotto il monumento dove venne ucciso il giornalista, era presente il figlio Claudio:
“Per quelli che sono venuti o per quelli che anche se non sono presenti hanno una memoria ferma e vigile penso sia importante la memoria di Pippo Fava. Per chi ha preferito lentamente, lievemente in questi anni dimenticare o pensare ad altro Fava resta una figura scomoda.”





