TEMPO SCADUTO. Non c’è più tempo per le analisi educate. Non è più il tempo dei comunicati che non spostano nulla. È il tempo dei corpi: presenti, visibili. Gettare il corpo nella lotta significa uscire dall’astrazione e rientrare nella storia. Con i piedi nelle piazze, con la voce che non chiede permesso, con la determinazione di chi ha capito che il Molise non si salva da solo.
Questa è una chiamata alla responsabilità collettiva. Una rivoluzione bianca, civile, non violenta, ma inflessibile. Perché quando il potere smette di ascoltare, la cittadinanza deve farsi sentire.
Il Molise non è in ginocchio: è stato messo in ginocchio
Ospedali svuotati, servizi che non rispondono, attese infinite, territori interni lasciati senza presidio. Non è sfortuna. Non è destino. È una scelta politica reiterata, una somma di decisioni sconclusionate ma scientificamente studiate che hanno progressivamente tolto ossigeno al pubblico, fino a rendere normale l’anormale. A totale vantaggio del privato.
E mentre tutto questo accade, si chiede ai cittadini pazienza. Si chiede silenzio. Si chiede rassegnazione.
No. La rassegnazione è l’alleata di chi governa male. Di chi ha sgovernato questa Regione.
La rassegnazione è dei fessi. E i molisani non sono fessi.
Gettare il proprio corpo nella lotta
Lo diceva e lo ripeteva il poeta massacrato a Ostia. Significa esserci. Non una volta, ma sempre. Significa occupare lo spazio pubblico con la dignità di chi difende diritti, non gli interessi di qualche Innominato. Significa organizzarsi, parlare tra territori, tenere aperti i presìdi, non lasciare che l’attenzione si spenga.
Presìdi permanenti davanti ai luoghi simbolo del disastro, assemblee pubbliche nei comuni, nei quartieri, nei paesi. Richieste chiare: atti, nomi, responsabilità, dimissioni. Pressione costante: la democrazia vive di partecipazione, non di deleghe in bianco.
Questa è lotta civile. Questa è politica dal basso.
Riprendiamoci il Molise: Ora
Significa non accettare più che la salute sia una lotteria, che i giovani debbano partire. Significa dire che la comunità viene prima dei bilanci, che il pubblico non è un peso ma una risorsa. Significa anche pretendere le dimissioni immediate di chi ha prodotto lo sfascio.
Quando si fallisce su diritti fondamentali, si lascia l’incarico. Punto. Non esistono alternative.
Rivoluzione bianca: ferma, visibile, inarrestabile
La rivoluzione bianca illumina. Ricompone. Costruisce. Non arretra. È fatta di presenze, di piazze, di domande. È fatta di una frase semplice che deve risuonare ovunque: “Non ci rappresentate più”.
Molisani, alzatevi adesso
Non aspettate il prossimo annuncio. Non aspettate il prossimo taglio. Adesso è il tempo giusto. Adesso è l’unico tempo che abbiamo.
Gettiamo il corpo nella lotta. Riprendetevi il Molise. Con la forza della non violenza e la fermezza di chi non torna a casa finché non cambia nulla.
La storia non bussa due volte.
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