Non chiamatela “crisi”. Siamo davanti a un progetto: anni di scelte che hanno portato una sanità pubblica svuotata, indebolita, lenta, inaffidabile e indicata come colpevole. Un copione perfetto: prima si rompe l’orologio, poi si dice alla gente che “segna male l’ora”.
Siete voi – politicanti da strapazzo – che avete abbandonando la sanità. Dall’altra parte arriva il solito rumore: comunicati, promesse, riunioni, “stiamo lavorando”. La verità è più semplice e più feroce: stanno lasciando cuocere il Molise a fuoco lento. E l’incontro del 7 gennaio, annunciato dal sindaco di Isernia, non porterà nulla di buono. Probabilmente prenderanno altro tempo ma il destino della sanità pubblica è segnato da tempo. Basta farsi prendere per il culo da questi quaquaraquà della cosa pubblica.
La sanità molisana è diventata ingestibile “per volontà”
Quando mancano medici, quando i reparti arrancano, quando i servizi si riducono, quando il Pronto Soccorso diventa l’imbuto di tutto, non è una fatalità. È la conseguenza di una linea politica: privatizzare. Spostare risorse, spazio, centralità verso il convenzionato e lasciare il pubblico a fare la fame. Così il pubblico peggiora, la gente scappa, il privato cresce. Un ciclo che si autoalimenta. E nel mezzo si trova il cittadino.
Il prezzo lo pagano i molisani
Il vero scandalo non è solo “che non funziona”. Il vero scandalo sono le liste d’attesa, l’emigrazione sanitaria, le famiglie costrette a organizzare, gli anziani che rinunciano, i giovani che se ne vanno, i fragili che restano indietro, i medici che non vengono o non restano perché non vedono futuro. E quando la salute diventa un percorso a ostacoli, succede la cosa più grave: la paura sostituisce la fiducia.
Ora basta: serve la mobilitazione dei molisani
Non ci sono altre alternative: serve la mobilitazione. Non un giorno ma continua, organizzata, di popolo. Perché se la politica ha scelto di non vedere, tocca ai cittadini farsi vedere. Bisogna riempire le piazze, con presìdi costanti; pretendere atti, numeri, piani: trasparenza totale su fondi, convenzioni, assunzioni, reparti; costruire comitati territoriali (Isernia, Venafro, Termoli, Campobasso, Agnone); portare la questione in ogni consiglio comunale, in ogni assemblea pubblica, in ogni incontro; chiedere le dimissioni degli incompetenti; trasformare la rabbia in voto consapevole: chi ha demolito il pubblico non può riottenere altra fiducia.
La cabina elettorale è il primo presidio
Chi ha puntato tutto sulla privatizzazione conta sulla stanchezza dei molisani. E invece no, i molisani devono ribellarsi. Con la schiena dritta. Devono scegliere persone competenti, con una visione pubblica della salute, capaci di ricostruire servizi, rete territoriale, attrattività per gli operatori, dignità per i pazienti. Devono smettere di premiare gli infingardi senza futuro.
Quanto ancora siete disposti a farvi trattare come numeri?
La risposta è una soltanto: si scende in campo. Tutti. Adesso.

LEGGI I NOSTRI ARTICOLI SUL MOLISE NELLA RUBRICA “IL MOSCONE”, DEL DIRETTORE PAOLO DE CHIARA





