Bolzoni, Colosimo, don Ciotto e l’antimafia ridotta a marketing
Attilio Bolzoni, maestro di giornalismo, l’ha chiamata per quello che è: l’irresistibile tentazione della foto mano nella mano. Una vera descrizione del meccanismo di potere: trasformare l’antimafia in immagine.
Prima lo scatto “affettuoso” con il condannato nero Luigi Ciavardini (esecutore materiale della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980), poi l’immagine con don Luigi Ciotti.
L’antimafia non è una scenografia da cambiare. O una teca con una borsa affumicata da mostrare.
La regola italica: la morale in vetrina, poca responsabilità nelle azioni. Si parla di legalità (termine abusato, lo troviamo in bocca a cani e porci), si organizzano convegni, passerelle, eventi. Tutta retorica nel Paese della santa ipocrisia. Quando arriva il momento di proteggere davvero chi ha rotto il silenzio, lo Stato diventa burocratico, sfuggente. E spesso crudele.
Ed ecco il tema centrale, messo in secondo piano: i testimoni di giustizia. Persone che hanno avuto il coraggio di denunciare. Ma hanno una sola colpa. Molti sono ancora vivi. In questo Paese (orribilmente sporco) bisogna farsi ammazzare per diventare credibili e per essere trasformati in “eroi”. Un concetto aberrante. I testimoni di giustizia chiedono sicurezza, lavoro e dignità, percorsi chiari, risposte.
Un testimone di giustizia non vive nella retorica. Vive nella paura, nell’isolamento, nelle promesse, nella sensazione di essere diventato un problema da gestire invece che una persona da difendere. Un peso e non una risorsa.
Ma a cosa serve una Commissione Antimafia se non ascolta chi ha denunciato?


WordNews.it ha condotto una battaglia pubblica, documentata, insistente: oltre 50 articoli per denunciare le falle del sistema, i ritardi, le ingiustizie, le solitudini che colpiscono i testimoni di giustizia. E lo Stato (con i suoi indegni rappresentanti), che si riempie la bocca di legalità, non ha prodotto nessuna risposta.
Nessuna risposta da parte di Chiara Colosimo, addirittura presidente della Commissione parlamentare antimafia. Nessun chiarimento. Nessun confronto. Nessun segnale di rispetto istituzionale. Totale chiusura.
Ecco perché quella foto è sconcertante. Si esibisce la tenerezza pubblica ma si pratica l’indifferenza privata. E finché Chiara Colosimo continuerà a non dare risposte, le foto resteranno immagine. Marketing.
WordNews.it, invece, continuerà a chiedere conto. Perché l’antimafia non è un palco.
Chiara Colosimo deve dimettersi: la Commissione Antimafia è diventata un guscio vuoto
39 articoli, zero risposte: Colosimo celebra, i Testimoni di Giustizia aspettano





