Natale 2026 con il cantiere del nuovo ospedale aperto. È l’augurio espresso dal presidente della regione Abruzzo Marco Marsilio. Nuovo ospedale di Vasto in località Pozzilli, il “progetto” torna più o meno periodicamente da decenni, quando se ne iniziò a parlare al potere in Italia c’era ancora il CAF, le “notti magiche” di Schillaci erano ancora lontane e gli italiani avevano ancora negli occhi il trionfo di Bearzot in Spagna.
Ora, grazie anche alla fondamentale spinta dei fondi PNRR, potrebbe arrivare. Tra qualche anno.
Nel dicembre 2024, in occasione di una conferenza stampa con l’allora direttore generale della Asl Thomas Schael indetta dal sindaco Francesco Menna, ponemmo alcune domande tra cui «in attesa del nuovo ospedale che si fa? Cosa succederà nell’attuale nosocomio?»
Una risposta, anche questa periodicamente, giunge copiosa da pazienti e loro familiari. Sono ormai due anni che raccontiamo l’odissea con l’approvvigionamento di farmaci (anche, se non soprattutto, vitali) carenti, mancanti, che costringono anche a dover tornare varie volte nella farmacia ospedaliera. Nei mesi in cui il Creon, indispensabile per i malati oncologici e pancreatici, era stata bloccata anche la possibilità di autorizzare alla distribuzione le farmacie territoriali. Tertium non datur, due sole le possibilità: o si attendeva o si doveva sperare che qualche farmacista riuscisse a procurarselo ma si doveva pagare di tasca propria. In alcuni casi la risposta era che l’attesa poteva durare anche 15-20 giorni. Ma non era consentito l’anticipazione della prescrizione rispetto alle esigenze così da poter attendere senza patemi d’animo.
L’ultima carenza di farmaci indispensabili è giunta nelle scorse ore da Dario Verzulli, presidente di Autismo Abruzzo onlus: introvabile nella regione farmaco per pazienti autistici con epilessia. «Autismo Abruzzo denuncia con fermezza la gravissima situazione che stanno vivendo pazienti adulti con epilessia e disturbi dello spettro autistico. Il Depakin Chrono 500 mg in granulato, unico formato praticabile per molte persone che non possono assumere compresse o capsule, è attualmente introvabile nelle farmacie italiane» denuncia Verzulli. «Le alternative rimaste, purtroppo, non rispondono ai bisogni di molte persone autistiche e/o in situazioni di disabilità complesse: le compresse, spesso impossibili da deglutire; lo sciroppo, dal gusto frequentemente rifiutato; le bustine da 750 mg, che non consentono un dosaggio corretto per chi necessita di quantità inferiori – sottolinea il presidente dell’associazione – Questa non è una semplice difficoltà organizzativa. È un rischio clinico concreto, che costringe le famiglie a soluzioni improvvisate e a una gestione quotidiana carica di ansia e incertezza».
Sanofi, la ditta produttrice del farmaco ha comunicato all’Agenzia Italiana per il Farmaco «difficoltà di produzione» ma «la risposta istituzionale tarda ad arrivare, lasciando pazienti vulnerabili senza continuità terapeutica. La sospensione della terapia può provocare pericolose ricadute cliniche, con rischio per la vita e la stabilità dei pazienti» prosegue il comunicato di Autismo Abruzzo Onlus.
Una domanda, tra le tante, poniamo ormai da oltre due anni. I farmaci sono necessari, vi ricorrono, i malati, molto spesso anche anziani. Se hanno familiari, amici, vicini di casa (che hanno a disposizione giornate intere senza incombenze lavorative o di altro tipo) vi si possono appoggiare. E se non ci sono? Come può una persona anziana, un malato grave, giungere anche ripetutamente presso la farmacia ospedaliera di Vasto, facendosi anche decine di chilometri in strade non proprio agevoli (come accade per l’alto vastese)?
In questi due anni, di fronte l’aumento della spesa farmaceutica e di carenze di farmaci, abbiamo assistito a dichiarazioni dell’allora direttore Schael (linea che ci risulta proseguita con l’attuale Palmieri) di revisione della appropriatezza delle terapie (ci sono forse, secondo loro, come già scritto in vari articoli, medici che prescrivono farmaci o cittadini che li assumono per sport o diletto?) e aumento della documentazione necessaria per richiedere la fornitura. Situazione che rafforza la nostra domanda sulla situazione di anziani e malati gravi.
Tra qualche anno avremo il nuovo ospedale. Con annessa nuova farmacia ospedaliera. In attesa, siccome non esistono possibili moratorie ad ammalarsi, ci si rifornisce nell’attuale. Collocata nel piano sotterraneo dell’ospedale in via San Camillo De Lellis, alcune panchine per sedersi nell’attesa, accanto ad ascensori utilizzati ogni giorno dal personale e a pochi passi da ambienti di passaggio sotterranei. Ambienti che non è possibile fotografare, che non possiamo documentare. Perché anni fa, dopo alcune situazioni rese pubbliche che suscitarono polemiche e proteste, Schael proibì ogni foto o video all’interno dell’ospedale. Per chi lo fa scatta la denuncia penale. Unica deroga: le conferenze stampa e gli annunci suoi.
Non possiamo quindi (non è prevista nessuna deroga a tale circolare per i giornalisti) fotografare la situazione nei giorni scorsi, intervistare le decine di persone in attesa, documentando così quanto accaduto nei primi giorni del 2026. Decine di persone in attesa, ore di fila, quasi tutti in piedi per scarsità di sedie o panchine, anche se si è anziani. In tutto questo il personale sanitario ha dovuto utilizzare, ovviamente, diverse volte l’ascensore e ci sono stati transiti (con le temperature che erano più che fredde) nell’ambiente sotterraneo adiacente.
Stipati per ore senza neanche la certezza che l’attesa non diventi vana per la mancanza del farmaco richiesto. «Sto perdendo giorni», «Sono venuto anche ieri e la situazione era questa», «devo rinunciare perché devo andare a lavoro», «mi tocca tornare un’altra volta perché ho anziani in casa da soli», «Sto attendendo da ore dopo aver dovuto rinunciare ieri», «la folla è così da giorni» sono solo alcune delle dichiarazioni delle persone in attesa. Che non abbiamo potuto registrare perché, come già riportato in quest’articolo, c’è il divieto assoluto di riprese. E se avessimo svolto quello che dovrebbe essere il nostro dovere di giornalisti – ovvero documentare – saremmo stati passibili di denuncia penale.




