Una lotta di popolo a difesa del proprio territorio divenuto in cinquant’anni un abbandono, deferente, nelle mani di multinazionali che dopo fanfare e proclami non portano avanti progetti a cui sono stati stesi immensi tappeti rossi.
È la sintesi di quanto sta avvenendo nel cuore del centro Italia, tra Abruzzo e Molise. Una storia che sta giungendo, probabilmente, ai capitoli conclusivi senza colpo ferire. E se la mutazione nell’arco di poche decadi dovrebbe già far riflettere, le (non) reazioni dovrebbero suscitare libri interi da far impallidire il Conte di Montecristo.
Ma non sta accadendo, e non accadrà, nulla di tutto questo.
In pieni anni settanta la Val di Sangro si ribellò al progetto della Sangro Chimica, una rivolta di popolo che costrinse i due maggiori partiti dell’epoca – DC e PCI – a cambiare rotta e abbandonare i primi assensi fino alla bocciatura del progetto. L’allora ministro democristiano Remo Gaspari, dopo che la Sangro Chimica fu respinta, accompagnò in elicottero Gianni Agnelli sulla zona, un viaggio da cui nacque l’idea della Sevel. È storia degli ultimi decenni, dell’industrializzazione della Val di Sangro, di un’economia di un’intera regione e non solo cresciuta gravitando intorno alla fabbrica del gruppo FIAT. Un motore economico che ha varcato il fiume Trigno e ha coinvolto il Molise: a Termoli è presente un altro stabilimento del fu gruppo FIAT.
La cronaca nazionale e internazionale dell’ultimo decennio è storia nota: la FIAT trasformata in FCA e oggi Stellantis. Con le prospettive per gli stabilimenti in Val di Sangro e Termoli radicalmente mutate e, oggi, fonte di profonda preoccupazione per i lavoratori. L’ex Sevel non ha più i numeri di una volta, il totale dei lavoratori è stato drasticamente diminuito e le prospettive appaiono volgere verso ulteriori diminuzioni. La Fiom Cgil e i sindacati di base varie volte in questi anni hanno espresso preoccupazioni per il futuro dello stabilimento. Con dure risposte da parte della classe politica, è cronaca di qualche mese fa il botta e risposta di comunicati tra il sindacato e l’assessore regionale abruzzese alle attività produttive Tiziana Magnacca. A Termoli, tra il tripudio e il favore della classe politica, Stellantis aveva annunciato il progetto della Gigafactory. Secondo la classe politica abruzzese e molisana doveva rappresentare la smentita di ogni fosca previsione, il favore della grande multinazionale benevola verso questi territori. Doveva ma così non sarà. Senza spiegazioni particolari, senza anticipare nulla ai “rappresentanti” del territorio e ai sindacati, il progetto è stato cancellato da un giorno all’altro. Non esiste più.
Quasi al confine tra Abruzzo e Molise, a San Salvo, Amazon ha realizzato un suo stabilimento. Accolto con entusiasmo, fonte di festa e fiera per la giunta regionale guidata da Marco Marsilio e da alcuni rappresentanti istituzionali locali, per le enormi prospettive economiche che dovrebbero far prosperare tutto il territorio. Un progetto così ben accolto che l’iter autorizzativo fu accellerato il più possibile e ogni strumento per favorire la multinazionale è stato utilizzato. Il presidente Marsilio ha addirittura decantato quel che ha definito “modello Amazon” da replicare anche per altre iniziative economiche.
Nell’ottobre dell’anno scorso Regione e Comune hanno concesso tutte le autorizzazioni necessarie al progetto “Prime air” per la consegna di pacchi con droni. Un progetto che ha scatenato entusiasmo ed attenzione a livello regionale e nazionale, il primo fuori dagli Stati Uniti. Viva Amazon, viva la valle del Trigno che accoglie il futuro, un futuro splendido e trionfale grazie alla multinazionale. Meno di tre mesi fa a San Salvo si è tenuto un incontro (a cui fa riferimento la foto di copertina di quest’articolo) con il presidente dell’Ente Nazionale Aviazione Civile Pierluigi Di Palma e i vertici delle regioni Abruzzo e Molise, presidenti in primis, sempre più entusiasti dell’avanzamento della realizzazione del progetto.
Sabato 27 dicembre intorno alle 20.30 Il Sole 24 Ore pubblica sul suo sito la notizia che nulla di tutto questo avverrà: Amazon abbandona il progetto a San Salvo. Pochi minuti dopo la notizia viene ripresa da Repubblica e in breve si diffonde sulla stampa nazionale e locale. «A seguito di una revisione strategica, abbiamo deciso di interrompere i nostri piani di consegna commerciale con droni in Italia. Nonostante il coinvolgimento positivo e i progressi compiuti con le autorità aerospaziali italiane, il più ampio contesto in cui operiamo in Italia non offre, al momento, le condizioni necessarie per i nostri obiettivi di lungo periodo per questo servizio» le uniche motivazioni rese pubbliche dalla multinazionale Amazon. Quali sono queste condizioni e perché non ci sono nonostante il favore di ENAC (e istituzioni) non sappiamo. L’Enac esprime stupore e definisce «inattesa» la notizia, la politica locale delle due regioni sulle sponde del fiume Trigno finora tace.





