In Molise sta succedendo una cosa chiara a tutti, tranne a chi sta, inutilmente, e da tanti anni nel Palazzo: la gente è stanca. Stanca di sentirsi dire che “non ci sono soldi”, stanca di aspettare il proprio turno per le visite, stanca di fare chilometri per curarsi, stanca di vedere servizi che chiudono, a vantaggio del privato, mentre chi sGoverna si “offende” se qualcuno lo racconta. Noi non abbiamo nemici. Se facciamo dei nomi non è per scontentare qualcuno o per difendere altri. I nostri ragionamenti sono indirizzati verso tutti coloro che hanno fallito.
Ci riferiamo alle persone (eletti), anche a coloro che hanno (mal)gestito la cosa pubblica e oggi (addirittura) la gestiscono da dietro le quinte, e ai fallimentari partiti. Tutti. Nessuno escluso. Siamo sempre pronti a fare nomi e cognomi: come ad esempio gli ex sGovernatori: Iorio, Frattura, Toma e l’attuale Roberti (attendiamo anche l’udienza sull’eventuale rinvio a giudizio). Senza dimenticare i Leva, i Veneziale, i Ruta, le Fanelli, le Macchiarole. Un elenco lunghissimo. Ma noi abbiamo tutto il tempo per raccontare i loro fallimenti.
Il Molise è stanco di essere malgovernato dai dilettanti della politica regionale. Pericolosi e arroganti. Stanco del totale fallimento politico.
Ovviamente la gente ha le sue responsabilità. Altrettanto chiare e limpide. Ha scelto male, ha scelto i peggiori.
Ma quando il fallimento diventa evidente chi ha sbagliato non risponde nel merito ma attacca. La stampa diventa “aggressiva”, le domande diventano “strumentali”, le critiche diventano “attacchi personali”. Pretendono pure il contraddittorio. Parola vuota usata, spesso e volentieri, come grimaldello. Ma la stampa con la schiena dritta non si fa “aprire” facilmente. Ecco, ci troviamo dinanzi al vecchio trucchetto di chi non ha più nulla da difendere. Forse solo la propria poltrona. Ma pure quella ha una scadenza.
Informare non è un insulto
Raccontare il malgoverno è una forma di rispetto verso i cittadini. Verso chi paga le tasse. Verso chi aspetta mesi per una visita, verso chi resta ore su una barella, verso chi deve decidere se curarsi o pagare le bollette. Chi si sente “offeso” (il detto dice che è “fetente”, ma noi non lo diciamo) da un articolo dovrebbe chiedersi perché quei fatti esistono, non perché vengono riportati. La stampa non deve proteggere nessuno. Deve smascherare, deve scavare. Deve raccontare ciò che accade.
Una classe dirigente fallimentare che alza pure la voce
In Molise hanno governato tutti. Tutti hanno promesso di sistemare la sanità. Nessuno si è impegnato, nessuno c’è riuscito. Nessuno ha voluto farlo. E oggi, dopo anni di risultati disastrosi, c’è pure chi pretende di essere trattato con i guanti. Il rispetto si guadagna governando bene.
Quando una regione continua a perdere pezzi, quando i giovani scappano, quando curarsi diventa faticoso, qualcuno deve rispondere. Con i fatti.
Altro che “contraddittorio”
Non serve a ripulire anni di scelte sbagliate. Non serve a pareggiare una verità che i cittadini vivono sulla propria pelle. Ogni giorno. Il Molise è stato ed è governato male. Da troppo tempo.
La manifestazione di domani a Isernia, la fiaccolata in difesa della sanità pubblica, non è una passeggiata. È un messaggio. Chi sarà in piazza, e ci saranno anche coloro che sono tra i responsabili dello sfascio, dirà una cosa molto semplice: basta incompetenza, basta arroganza, basta fallimenti.
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