In Molise siamo ad una rottura. Quando il sistema si rompe non si aggiusta con un comunicato stampa, non si salva con un tavolo tecnico, non si ricuce con l’ennesima ed inutile promessa da parte degli ipocriti che, oggi, rappresentano il potere più becero e pericoloso. La sanità molisana è diventata ingestibile, per una ragione semplice: trent’anni di scelte sbagliate: rinvii, tagli, disorganizzazione, soldi pubblici buttati nel cesso e spostati sapientemente dal pubblico al privato. Per far aumentare il business di qualche privato, che in Molise nemmeno viene nominato (per paura? per opportunismo? per complicità?). Una linea politica – gestita da sedicenti politici inutili – che ha trattato la salute come un costo da ridurre, non come un diritto da garantire. Una merce per arricchire chi continua ad investire in questo settore strategico, per i loro sporchi affari.
E adesso basta. Basta con la recita.
Il Molise ha imparato a convivere con l’assurdo. Con una gestione politica che ha lasciato volontariamente marcire il problema.
Privatizzazione: il trucco vecchio e sporco
C’è una frase che si ripete spesso: “Il pubblico non funziona, allora mi rivolgo al privato”.
Il pubblico non funziona perché è stato svuotato, indebolito, ridotto all’osso. Un progetto politico per aumentare gli affari del privato, alla faccia di chi deve curarsi. Un indegno meccanismo capitalistico. Il privato non è beneficenza. Il privato fa il suo mestiere, cerca il profitto: chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia. E non si cura.
E in una regione fragile come il Molise è una condanna.
ASREM e politica regionale: la catena delle responsabilità
Le responsabilità sono politiche (scelte, nomine, accordi), gestionali (organizzazione, personale, programmazione), istituzionali (assenza di controllo e di coraggio). Se la sanità pubblica è in questo stato, qualcuno deve rispondere. E la risposta non può essere l’ennesimo incontro con le stesse facce, le stesse giacche e le stesse frasi.
WordNews terrà i riflettori accesi ogni giorno
Il silenzio è complicità. Il silenzio è il tappeto magico utilizzato dal sistema per nascondere le sue vergogne.
Noi di WordNews continueremo a parlarne quotidianamente, a raccontare i disservizi, a dare voce a chi subisce, a inchiodare la politica alle sue contraddizioni.
Rivoluzione bianca: mobilitazione civile, costante, organizzata
Ma serve la necessaria mobilitazione civile: presenza, pressione, partecipazione, piazza.
La rivoluzione bianca è l’ultima scelta per smettere di delegare. Significa: presìdi, assemblee, incontri veri (non passerelle), richieste chiare, trasparenza su atti, numeri, tempi, responsabilità. E cambiamento politico.
Mandare a casa i dilettanti
La sanità non è un hobby. Non è un esperimento. Non è un campo per dilettanti. Non è un affare. Se chi sta in alto ha dimostrato di non essere capace, deve farsi da parte. Deve pagare per le sue incapacità. Il Molise ha bisogno di una svolta. La sanità molisana non si salva con un tavolo. Si salva con una scelta collettiva.
Rivoluzione bianca. Adesso.
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