Lunedì, in occasione del compleanno dei giudici Rocco Chinnici e Paolo Borsellino, l’ANM di Palermo, nella persona del suo presidente Carlo Salvatore Hamel, ha voluto organizzare un incontro nell’aula magna della Corte d’Appello di Palermo rivolto ai giovani e agli studenti per ricordare il lavoro di questi magistrati. Tra i relatori era presente Leonardo Guarnotta che ha fatto parte di quel pool antimafia guidato da Rocco Chinnici, insieme a Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Giuseppe Di Lello. E, come ultimo incarico, è stato Presidente del Tribunale di Palermo.
Lo abbiamo intervistato per ricordare quei momenti e per capire l’importanza delle leggi antimafia create in quei durissimi anni e che oggi qualcuno vorrebbe modificare, con un passaggio sui giovani e la memoria.
L’importanza della memoria
All’inizio abbiamo voluto parlare dell’importanza della memoria e di ciò che questi grandi uomini, che hanno dato la propria vita per combattere cosa nostra, ci hanno lasciato come insegnamento:
“Della loro memoria ci resta moltissimo e il loro insegnamento è stato fondamentale in quel momento storico particolare in cui la situazione non era come oggi, per fortuna, è diversa. Allora c’erano stati anni terribili, non si conosceva bene la parte dei delinquenti di allora, la composizione, la storia della mafia. Si, si avvertiva che c’era qualcosa, queste persone intendevano prendere il comando, scendere da Corleone per imporsi a Palermo di quella che è stata poi una guerra di mafia tra i vari pretendenti. Era questo il periodo molto difficile e tenebroso in cui sono arrivati all’ufficio istruzione Rocco Chinnici, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino Giuseppe Di Lello e il 2 gennaio anche io che inizialmente non facevo parte, inizialmente, del pool antimafia ma vedevo già il tipo di lavoro svolto dai nostri colleghi. È stato un momento del tutto particolare in cui per la prima volta si è affrontato seriamente, consapevolmente il problema mafioso. Ed è stata quindi una intuizione geniale di Rocco Chinnici quando ha affidato un processo importantissimo in cui il protagonista era un certo Spatola, un faccendiere e costruttore siciliano al quale si faceva carico un grosso carico di stupefacenti tra Palermo e New York dove allora esistevano e trafficavano in droga e in armi cinque famiglie mafiose la quale la più importante quella dei Bonanno. È stato questo il momento cruciale quando per la prima volta la magistratura palermitana ha assunto un impegno concreto e con i risultati importanti sul campo contro cosa nostra”
L’importanza della legislatura antimafia
Poi si è parlato delle leggi con le quali agivano in quegli anni e la nascita di leggi fondamentali nella lotta alle mafie:
“Bisogna precisare che il pool antimafia allora ha lavorato soltanto con i codici Rocco, non ci sono state leggi emergenziali in quel momento. Soltanto poi nel 1982 c’è stata la legge Rognoni-La Torre che ha istituito il 416bis e poi ha previsto il sequestro dei beni dei componenti di mafia. E questo è stato un colpo durissimo ai componenti di cosa nostra perché, veda, ogni componente di cosa nostra sa che prima o dopo andrà in carcere ma questo non lo preoccupa, anzi nel loro mondo al contrario, nel loro mondo capovolto, il fatto di essere stato in carcere è motivo di orgoglio e prestigio. Ma la “roba” no. Tutto quello che hanno accumulato con i traffici non si toglie. È stato inferto un colpo durissimo a cosa nostra anche da questo punto di vista.”
Perché cambiare quelle leggi?
Successivamente un passaggio è stato fatto sull’inutilità nel voler provare a cambiare quell’impianto legislativo che tanto bene ha fatto fino ad oggi:
“Io non credo che bisogna modificarle, sono leggi importanti che hanno fatto conseguire la prima volta, dopo tantissimi anni, risultati concreti perché la mafia vive da 150 e soltanto ora in questi ultimi anni si è finalmente potuto avere ragione della mafia. Quindi è chiaro che queste norme non debbano essere altre. È stato fatto tanto perché queste norme venissero approvate e i risultati ci sono stati. Perché cambiarli quindi?”
L’importanza delle giovani generazioni
Infine un passaggio è stato fatto sull’importanza di trasmettere alle giovani generazioni le conoscenze che abbiamo acquisito fino ad oggi:
“Il problema è questo. Io una volta andato in pensione ho proseguito sull’esempio di Rocco Chinnici il quale ebbe due idee geniali: quello di formare, all’inizio un gruppo di magistrati che si occupassero tutti delle stesse indagini e poi quella di far comprendere cos’è la mafia, qual è il problema. Perché, partendo dal presupposto che è un problema se non lo si conosce non lo si può risolvere. E allora bisogna farlo comprendere. E allora a chi può interessare innanzitutto? A chi si può rivolgere? Non ai grandi, agli adulti che hanno già una forma-menti particolare ma ai giovani, alle nuove generazioni. Ed è stato il primo magistrato che è uscito dal palazzo di giustizia per andare nelle scuole, nelle università là dove si potesse parlare di mafia e della cultura della legalità. Successivamente tutti si sono interessati e in ultimo anche io quando sono andato in pensione ho girato mezza Italia per parlare, a punto, ai giovani e dire cos’è la mafia e fare in modo che tutto quello che abbiamo vissuto noi non lo debbano vivere anche loro.”




