“Lo Stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d’infamare col marchio di briganti… l’unità non era avvenuta su una base di uguaglianza, ma come egemonia del Nord sul Mezzogiorno… il Nord era una piovra che si arricchiva a spese del Sud… il suo incremento economico-industriale era in rapporto diretto con l’impoverimento dell’economia e dell’agricoltura meridionale”. Antonio Gramsci
Come viene raccontata l’Unità d’Italia? Con bandiere, inni, libri di scuola. Retorica nazional popolare. Una favola secolare narrata bene. Ma la versione che puzza di sangue? Interi Paesi rastrellati, bruciati e distrutti, prigionieri, esecuzioni per insegnare al Sud chi comanda. La vergognosa Legge Pica.
L’unificazione è stata imposta dall’alto, dai potenti delinquenti.
La notte della vergogna
La mattina del 23 gennaio 1861 arriva a Scurcola il maggiore Antonio Delitala, da Avezzano. Peggio dei fascisti e dei nazisti. Applica la rappresaglia. I prigionieri, secondo la ricostruzione, sono 366: borbonici, contadini, canonici, gente trovata “dove capitava”. Vengono buttati nella chiesa. Inizia l’eccidio: escono uno per volta, per morire uno per volta. Non è una battaglia. È una carneficina.
Per la propaganda savoiarda “banditi”. Il bilancio: 89 fucilati. Le esecuzioni si fermano all’improvviso, per un ordine arrivato da Avezzano.
Degli altri 277 prigionieri si perdono le tracce. Trasferiti? Processati? Inviati a L’Aquila? Dissolti. Spariti. Ancora oggi non è chiaro. Nemmeno i cadaveri (dei giustiziati) sono stati ritrovati. Fosse comuni? Bruciati? Sepolti?
Non solo i morti di Scurcola
Il metodo dei savoiardi ha colpito tutto il Meridione. Una vera e propria guerra dichiarata contro i civili, contro coloro che volevano difendere il proprio territorio dall’invasione nordista. E li chiamarono Briganti. L’Unità d’Italia è stata una carneficina: rastrellamenti, fucilazioni. Teste tagliate e inviate a Lombroso per i suoi studi folli sull’uomo delinquente. Oggi custodite nel vergognoso Museo torinese.
I responsabili (portatori di morte) Pinelli e Quintini risultano insigniti della medaglia d’oro al valor militare per le operazioni di repressione. Il sangue viene cancellato. La Storia diventa una barzelletta: pure le onorificenze per il “valore” nello sterminare gente dignitosa.
Non è nostra intenzione difendere i Borboni (completamente diversi dai barbari Savoia). La nostra è una richiesta di verità. Una patria costruita sulla menzogna e sul sangue degli innocenti è una patria fragile. Chiamare “briganti” tutti coloro che hanno subìto la violenza e l’arroganza del nord barbaro e indebitato significa non chiamare le cose con il proprio nome: genocidio. Per non spiegare le cause, la fame, la rabbia, l’umiliazione. I morti, il sangue.
Scurcola, 23 gennaio 1861 è una ferita del Risorgimento che ancora sanguina. Quando il fine giustifica i mezzi la “patria”, calata dall’alto, diventa una parola per coprire il fiume di sangue delle fucilazioni e delle persecuzioni. Peggio dei nazi-fascisti.






