Lunedì siamo stati all’evento, che si è svolto nell’aula magna della Corte d’Appello di Palermo, per festeggiare il compleanno dei giudici Paolo Borsellino e Rocco Chinnici. Tra i relatori era presente il Presidente del Tribunale di Palermo, Piergiorgio Morosini, che abbiamo intervistato.
Il Presidente, insieme alla giornalista Antonella Mascali, sono autori del libro uscito il 10 gennaio “Mani Legate. La separazione delle carriere per addomesticare la giustizia“, pubblicato per PiperFirst.
Cosa Nostra e arresto di Matteo Messina Denaro: “Con riferimento a esponenti delle istituzioni non siamo sicuramente all’anno zero rispetto ai risultati”
Abbiamo iniziato ad approfondire le tematiche legate a cosa nostra, soprattutto a seguito dell’arresto di Matteo Messina Denaro e i suoi appoggi, anche istituzionali:
“Dobbiamo dire che gli approfondimenti che sono stati fatti sui complici di Matteo Messina Denaro sono già a buon punto. Ci sono figure di imprenditori che, ad esempio, lo hanno aiutato a riciclare il danaro frutto di illeciti. È stata individuata la rete delle persone che ha protetto la sua latitanza, che gli ha consentito di mandare avanti le sue attività nonostante fosse ricercato da tanto tempo. E anche con riferimento a esponenti delle istituzioni non siamo sicuramente all’anno zero rispetto ai risultati.
Questo naturalmente non significa che il fenomeno mafioso non mantenga una sua insidiosità sul territorio. E questo lo dimostrano anche le ultime inchieste che sono sfociate in provvedimenti restrittivi della libertà personale, che hanno fatto emergere due aspetti tradizionali delle attività di cosa nostra ma che restano di notevole pericolosità: da una parte il rilancio forte nel traffico degli stupefacenti e dall’altra la stabilità nel controllare certe aree territoriali anche attraverso l’uso sistematico delle estorsioni. Tutto questo ci dice che la partita è ancora aperta e che occorre sempre reperire le migliori risorse anche dal punto di vista di vista professionale anche per poter contrastare questo fenomeno.”
Cambiamento delle mafie: “Adesso, cosa nostra, ha evidentemente bisogno di reperire nuovi capitali”
In tema di cambiamento delle mafie vediamo come alcune attività sono rimaste tradizionali, infatti:
“Cosa nostra per un certo periodo diciamo che sul settore degli stupefacenti aveva mollato la presa, se vogliamo utilizzare un’espressione a-tecnica. Adesso evidentemente ha bisogno di reperire nuovi capitali. Questo in un certo senso dimostra anche che l’attività che si è svolta per decenni a livello anche investigativo-giudiziario ha effettivamente portato dei risultati, dei risultati forti.
C’è stato un indebolimento da questo punto di vista. Però la struttura tradizionale si mantiene in vita, cerca sicuramente nuovi appoggi per le sue attività economiche anche su altri territori e però ha sempre la necessità di mantenere un nucleo forte su questo territorio. E questo spiega anche perché il fenomeno delle estorsioni resta un fenomeno sicuramente importante.”
Trattativa Stato-Mafia: “Non rinnego nulla di quello che ho fatto”
Il Presidente Morosini, inoltre, è stato estensore, da GIP, del rinvio a giudizio degli indagati del processo ‘Trattativa Stato-Mafia:
“Non voglio commentare, ovviamente, l’esito di un processo di cui mi sono occupato perché sarebbe anche deontologicamente non corretto. Mi limito a dire che quello è stato un filone, anche investigativo, rispetto a vicende che riguardano il bienni o92-93 che ancora non sono chiarite, ancora i pezzi mancanti sono tanti, le zone d’ombra.
Ci sono in questo momento degli accertamenti in corso di diverse procure, perché non dobbiamo dimenticarci che oltre alle due stragi palermitane ci sono state delle stragi in altre regioni d’Italia che, secondo una certa chiave di lettura sono collegate e quindi è un approfondimento che è ancora in corso, che ha avuto molti ostacoli sempre, che ha dovuto misurarsi con molti ostacoli, evidentemente lì ci sono delle verità scomode, e quindi probabilmente anche delle azioni di depistaggio possono essere già nella genesi degli eventi infausti che si sono prodotti.
Io poi rispetto, ovviamente, il verdetto della Cassazione rispetto al procedimento a cui lei faceva riferimento, anche se non rinnego nulla di quello che ho fatto.”
L’attuale periodo della giustizia in Italia: “La giustizia sta vivendo un periodo delicato”
Che periodo sta vivendo la giustizia in Italia?
“La giustizia sta vivendo un periodo delicato per i grandi cambiamenti che ci sono nella società che incidono, naturalmente, anche sulla nostra attività quotidiana. Pensiamo solo al tema della digitalizzazione del processo, un tema importantissimo in questo momento.
Si è avviata da qualche anno anche la digitalizzazione anche della giustizia pena, però ci misuriamo ancora con degli strumenti che ancora non sono adeguati con questa sfida. E questo rischia di costituire un fattore di intralcio alla velocità nello svolgimento dei procedimenti. Sono cose di cui non si parla tanto nel dibattito pubblico, in realtà sono il cuore della questione giustizia in questo momento perché il tema della lentezza dei procedimenti resta un tema centrale per il cittadino. (esempi per il cittadino al minuto 6:30). Sono aspetti che vengono un po’ trascurati dal dibattito pubblico in questi momenti ma che costituiscono, a punto, i temi coi quali noi ci misuriamo quotidianamente.”
Le varie riforme approvate fin qui: “ L’abolizione dell’abuso d’ufficio consente l’impunità anche per condotte particolarmente odiose del pubblico ufficiale”
C’è un percorso legislativo approvato fino ad ora, a partite dalla riforma Cartabia passando per l’abolizione dell’abuso d’ufficio, il ridimensionamento del traffico d’influenze, il limite alle intercettazioni e altre riforme che segnano la vita giudiziaria di tutti i giorni:
“Farei un processo alle intenzioni se dicessi che c’è un disegno comune che lega tutti questi momenti legislativi. Una cosa sembra, però, abbastanza evidente: che l’abolizione dell’abuso d’ufficio e il ridimensionamento del reato di traffico di influenze, unite a una forte erosione della possibilità di intercettare, costituiscono dei fattori di ostacolo all’accertamento di un certo tipo di criminalità che è la criminalità che riguarda le pubbliche amministrazioni e il circuito economico finanziario. Soprattutto con il riferimento all’abuso d’ufficio, si è detto più volte che questa era la misura che si doveva adottare per evitare la paura della firma, ad esempio dei sindaci. In realtà già dal 2020 questo problema già non c’era più.
L’abuso d’ufficio era sostanzialmente il reato di chi agisce in conflitto d’interessi abusando del suo potere, esercitando delle potestà pubbliche avvantaggia magari un suo parente o un suo amico in una particolare procedura, l’aver abolito quell’illecito penale può costituire un problema anche per approfondimenti che vanno ben oltre certe condotte, perché molto spesso si partiva da un approfondimento del reato di abuso d’ufficio e poi si arrivava a responsabilità per fatti anche molto più gravi.
Consideriamo che nell’ultimo periodo anche i reati che riguardano le forme di complicità tra i gruppi criminali e gli esponenti delle istituzioni, ad esempio delle pubbliche amministrazioni o i rapporti tra mafie e imprese che possono avere una rilevanza penale, sono emersi quasi sempre da indagini che non sono partiti come indagini di mafia, sono partite come indagini per reati contro la pubblica amministrazione poi da lì è emerso il collegamento, comunque l’alleanza spuria tra esponenti del circuito della pubblica amministrazione e esponenti mafiosi.
E volevo ricordare che una delle ultime volte che è stato applicato il reato di abuso d’ufficio in Cassazione è stato per un primario di chirurgia che aveva consentito ad un suo parente di scavalcare una lista di attesa, mettendo in questo modo a repentaglio la condizione fisica, la salute di persone che aspettavano da tempo di sottoporsi all’intervento chirurgico. Credo che tutto questo con la paura della firma non c’entri assolutamente nulla. E l’abolizione di questo reato consente l’impunità anche per condotte particolarmente odiose del pubblico ufficiale.”
Limitazione delle intercettazioni: “Tutto questo rischia di avere dei riflessi sulla incisività dell’azione investigativa”
Approfondendo la parte del limite alle intercettazioni, strumento fondamentale nelle indagini, il Presidente ha voluto approfondire e precisare come
“Le recenti ordinanze che sono state emesse per fatti riconducibili alle attività di cosa nostra, si basano principalmente sul contenuto delle intercettazioni. A parte il fatto che quelle intercettazioni, poi, non sono solo telefoniche ma sono ambientali.
Noi sappiamo poi anche con l’utilizzo di strumenti telematici, come il trojan horse, che si possono ottenere dei risultati investigativi naturalmente sempre rispettando la riservatezza delle persone, la privacy e ovviamente consentendo questo tipo di attività investigativa solo in presenza di presupposti ben precisi. In realtà si è limitata la possibilità di intercettare riducendone i tempi, rendendo ancora più rigorosi i presupposti per poterle autorizzare le intercettazioni e tutto questo rischia di avere dei riflessi sulla incisività dell’azione investigativa e quindi anche sulla effettività della risposta giudiziaria.”

Libro ‘Mani Legate’, e cosa si intende con “addomesticare la giustizia”: “La vera questione sta nella modifica delle disposizioni dei padri costituenti del ’48 in ordine all’organo che deve proteggere l’indipendenza e l’autonomia dei magistrati”
Nel frattempo abbiamo approfondito tematiche del libro, scritto insieme alla giornalista Antonella Mascali, e su cosa si intende con il termine “addomesticare la giustizia”:
“Riteniamo che l’etichetta che viene data a questa riforma, separazione delle carriere, sia fuorviante. In realtà la vera questione sta nella modifica delle disposizioni dei padri costituenti del ’48 in ordine all’organo che deve proteggere l’indipendenza e l’autonomia dei magistrati che è il Consiglio Superiore della Magistratura.
Quell’organo che è stato uno scudo per l’indipendenza di magistrati per lungo tempo, viene da questa riforma completamente smantellato, viene smembrato in due consigli superiori, al Consiglio Superiore viene sottratta la competenza sulla responsabilità disciplinare dei magistrati, tema molto delicato, e poi viene svalutato e delegittimato attraverso il sorteggio dei componenti togati di quest’organo. Sorteggiare i magistrati che devono andare in un organo delicato come il Consiglio Superiore significa dire, sostanzialmente, a tutti i magistrati ‘voi non siete capaci neanche di farvi rappresentare al Consiglio, di scegliere i rappresentati al Consiglio’.
Credo che questo abbia un effetto sulla legittimazione anche di ogni singolo pubblico ministero, di ogni singolo giudice, sull’attività quotidiana che svolgono a livello giurisdizionale. Facciamo solo una breve considerazione. Siamo in Sicilia. Noi sappiamo che ancora la pratica delle estorsioni è molto diffusa e noi dobbiamo metterci nei panni di un imprenditore che ad un certo punto decide di rendere noto alle autorità il dramma che sta vivendo, il dramma del taglieggiamento che sta vivendo. Beh quella persona deve potersi fidare dell’esponente delle istituzioni a cui rassegnerà la sua denuncia. Io credo che il clima che sta accompagnando questa riforma che si connota per una sistematica denigrazione del lavoro di molti magistrati, non giovi neanche all’azione di contrasto dei gruppi criminali in una terra come questa perché quelle denigrazioni incidono pesantemente sulla fiducia deve nutrire nelle istituzioni giudiziarie.”
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