Un susseguirsi di avvenimenti in poco più di mezzo mese. L’attacco al Venezuela, la crisi interna iraniana, l’accordo di pace Israele Palestina e il passaggio alla seconda fase, e infine il caso Groenlandia/Trump, sull’onda di una informazione mainstream rapida, ma che appunto per questo, molte volte semplicistica e riduttiva.
Situazioni non riducibili soltanto alla dicotomia solita buoni/cattivi, dittatori contro resto del mondo. Esempio: crisi iraniana.
Ma con un un gran numero di elementi strutturali molto complicati: corruzione e clientelismo estremo dell’ attuale regime, la doppia veste dei parlamentari iraniani antioccidentali e allo stesso tempo legati a elementi economici e finanziari proprio statunitensi, i figli e famiglie dei fondatori della rivoluzione islamica (da Khomeini a Rafsanjani e alcuni protagonisti del primo governo islamista del 1979, ormai anziani e scappati dal paese) oggi diventati oppositori e in esilio in Europa e USA, la figura dello Shah Reza Khan Pahlavi offerto come uomo della transizione, ma inviso alle giovani generazioni al pari dei dirigenti religiosi attuali, l’ombra incombente del rinato nazionalismo persiano guerrafondaio, e infine la Guida Khamenei che ha scavalcato la costituzione parlamentare del paese per assumere poteri dirigenziali che in effetti, nominalmente non ha. E su tutto un paese che non è più quello né del Khomeinismo, né quello degli Shah, e neanche quello tutto occidentalizzato che ci viene descritto.
Paradosso del secolo ventunesimo: accordo con cessate il fuoco che materialmente non ci sono, visto che si continua a bombardare, a fare raid, a bloccare microprocessi politici interni, come il governo dei tecnocrati palestinesi da parte di Israele, questo governo futuro appunto non si capisce bene cosa sia, i progetti dello stato Israeliano sul distruggere i tunnel di Hamas nelle città e sulla costa da attuare forse proprio con bombardamenti, gli edifici continuano a essere demoliti senza ricostruzione, e il dato finale.
Uno stato futuro di Gaza libero territorialmente non esiste più, visto che Israele ha ormai preso possesso del 52% dell’ area geografica della zona. Venezuela: un bluff colossale con un cambio di consegne solo di tipo economico, da una industria estrattiva del fossile a un’ altra, ma mantenendo lo status quo governativo?
Lo specchio del nuovo quadro geopolitico del ventunesimo secolo. Ritorno al passato nello scacchiere mondiale, al periodo dal 1500 al diciannovesimo secolo dei grandi imperi europei che si combattevano per spartirsi il pianeta e, soprattutto le risorse, per la gestione delle loro economie, in un unico sistema politico di tipo protoliberale economicista, oggi con il nuovo multipolarismo di USA,UE, Russia, BRICS e paesi dell’ ex-Terzo Mondo, ora “nazioni in via di sviluppo”(dalla Nigeria all’ Etiopia all’ Africa australe all’ Asia Orientale, con esempi come Singapore, Malaysia, Indonesia e gli stessi Vietnam, Thailandia, Cambogia).
Una analisi approfondita con altri vari elementi e spunti in questo video.





