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Referendum e giustizia: loro lo stanno già confessando

IL PUNTO DI VISTA DI FELICE LIMA. Prima parte - Tra propaganda, rivincite e “spazi” rivendicati dalla politica: la posta in gioco è l’assetto costituzionale e l’indipendenza della magistratura.

by Redazione Web
1 Febbraio 2026
in Punti di vista
Reading Time: 6 mins read
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Ho cercato di stare fuori dalla campagna del referendum per due ragioni.

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La prima è che si tratta di una cosa moltissimo complessa, che non è possibile riassumere in poche pagine, figuriamoci in poche righe, sicché tutta la campagna in atto è mistificatrice, perché, come al solito, riduce tutto a un “pro” o “contro”.

E per di più non pro o contro le cose che sono veramente in ballo, ma pro o contro altro. Fondamentalmente i due schieramenti sembrano ridotti a “voto sì perché i giudici fanno schifo” e “voto no perché i politici fanno più schifo”.

La seconda ragione è che nessuno dei principali protagonisti della battaglia è “innocente”. L’ANM è indifendibile, ma lo sono anche e pure di più i politicanti e, nonostante inspiegabilmente si fingano o addirittura si credano per bene, anche le associazioni forensi (almeno tanto quanto l’ANM).

Tanti amici dicono, però, che bisogna dire qualcosa, prendere una posizione. Perché qui (come tante altre volte senza che ce ne si rendesse conto) è in gioco l’assetto costituzionale del Paese. Assetto già tantissimo violentato negli ultimi anni.

Quindi, provo a esporre almeno una piccola parte delle cose che penso sul tema. E, per quanto possa provare a sintetizzare, ci vorranno molte puntate.

Io voterò convintamente “no”. Sempre più convintamente man mano che ci ragiono e vedo quello che succede.

In questa puntata, prima di affrontare il merito, voglio fare una osservazione per così dire “psicologica”.

C’è una cosa veramente sorprendente in questa campagna referendaria. Il Governo ha interesse a dire che la riforma non mette in pericolo l’assetto costituzionale della magistratura e la sua indipendenza. Che si tratta solo di una cosa tecnica che serva ad attuare (cosa, secondo me, profondamente falsa) il rito accusatorio, che non c’è alcun pericolo di ulteriore aumento della già enorme incidenza della politica sulla giustizia.

Dunque, ci si aspetterebbe una “campagna elettorale” molto tecnica e, soprattutto, molto “prudente”. Fatta per dimostrare che non ci sono “retropensieri” né trame nascoste.

E invece il Ministro cosiddetto “della giustizia” e l’intera parte politica al governo non fanno altro che fare affermazioni gravissime che dimostrano incontrovertibilmente che l’obiettivo ultimo della riforma è il controllo politico della giustizia (controllo politico, peraltro, già in atto da moltissimi anni).

La cosa è talmente manifesta che i difensori del “sì” sono costretti a tirare fuori l’argomento del: “Non importa cosa pensano il Ministro e i politici. La riforma vale per quello che c’è scritto [e in un’altra puntata cercherò di spiegare perché questo non è vero] e non per quello che si aspettano i politici che la promulgano”.

In sostanza, un “ragionamento” che sostiene che non ci sono intenti di controllo politico della giustizia anche se il Ministro e la sua parte politica pubblicizzano ogni giorno la loro convinzione che, come ha detto testualmente Nordio, “La politica con la riforma riprende i suoi spazi” e “con la riforma mai più invasioni di campo dei pm”.

Ma chiunque capisce quanto sia significativo che chi fa la riforma la pubblicizzi attribuendole proprio gli scopi (il controllo politico della magistratura) che in teoria non dovrebbe avere.

Condivido qui le foto di alcuni post tratti (tranne l’ultimo) rigorosamente dalla pagina Facebook di Fratelli d’Italia, che, appunto, propagandano il “sì” attribuendogli scopi di palese controllo politico della giustizia.

A tutto questo si aggiungono le dichiarazioni incredibili della finta opposizione. Dei tanti del PD che alle elezioni politiche chiedono i voti agitando lo spauracchio della “destra brutta e cattiva” e fanno politiche … di “destra brutta e cattiva”. Per intenderci, l’esercito di politicanti del PD che, guarda caso, votano sempre come FdI in tutte le cose importanti: guerra, armi, economia, lavoro, tasse, ecc..

La più pittoresca di questi giorni è questa Paola Concia. Esempio emblematico della sinistra da salotto che costituisce la stragrande maggioranza della cosiddetta sinistra di questo paese.

Questa tizia ha rilasciato una surreale intervista al Riformista, che si può leggere a questo link https://www.ilriformista.it/concia-da-mani-pulite-in-poi…/, nella quale dice due cose una più demenziale e vergognosa dell’altra.

La prima è che lei invita a votare “Al referendum un Sì per tutti i Craxi d’Italia”! «Per tutti i Craxi d’Italia, nel senso dei cittadini comuni che subiscono processi ingiusti, e molto spesso processi mediatici con condanne sui giornali senza processo” (testuale).

E questo nonostante Craxi sia stato condannato a dieci anni di reclusione per corruzione (una corruzione miliardaria) e finanziamento illecito, all’esito di tre gradi di giudizio e nonostante anche la Corte Europea, alla quale Craxi si è rivolto, abbia statuito che i processi a Craxi si sono svolti nella piena correttezza e tutela dei diritti dell’imputato.

La seconda dichiarazione invereconda è che “Dal punto di vista della cultura politica Enrico Berlinguer con la “questione morale” si è messo su un piedistallo”. Concia che deplora l’onestà di Berlinguer !

Ora tutte queste dichiarazioni a favore del controllo politico della magistratura devono trovare una spiegazione. Io ne ho trovate due.

La prima è l’interesse di ottenere i voti di tutti quelli che vogliono ardentemente che la giustizia si occupi solo di extracomunitari e tossicodipendenti. Come, peraltro, già fa, se è vero come è vero che la stragrande maggioranza della popolazione carceraria è composta proprio da extracomunitari e tossicodipendenti, mentre nessun “colletto bianco” va più in carcere da tanto tempo (salvo minime eccezioni che si vogliono evitare per il futuro; Nordio dice che limiterà ancora di più le intercettazioni, che servono solo a scoprire “modestissime mazzette”; la corruzione di modica quantità).

La seconda secondo me è una ragione psicologica: il bisogno irresistibile di questi arroganti di sbattere in faccia ai “sudditi” il loro potere. Il piacere di dirlo in faccia che vogliono questa cosa disonesta e hanno il potere di procurarsela.

La ragione psicologica descritta benissimo nell’ultima scena del film “Codice d’onore” (una strepitosa pagina di cinema che si può vedere qui: https://www.youtube.com/watch?v=N7VnFFiY8MU).

Quando il tenente Kaffee (Tom Cruise) provoca il colonnello Jessep (Jack Nicholson) ad avere il coraggio di dire che ha ordinato lui la violenza illegale contro il povero soldato William Santiago. E Jessep, che sa che, se lo farà, sarà incriminato, non resiste e gli urla in faccia con soddisfazione: “Certo che l’ho ordinato io, che cazzo credi”.

E quando Kaffee gli ricorda che quello è un reato, lui risponde: “Luridi froci borghesi”.

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