La sanità molisana viene spinta ancor di più verso la privatizzazione: con gli ospedali di III livello si vuole consentire a strutture private di usare fondi pubblici scegliendo solo le attività più redditizie, lasciando al pubblico urgenze, costi e pazienti fragili.
Non è una riforma, è una scelta politica.
Lucio Pastore, già primario del Pronto Soccorso di Isernia, lo dice chiaramente. Non siamo di fronte ad una riforma, ma a un’operazione chirurgica: si toglie ossigeno al pubblico e si spalanca la porta al privato.
«Strutture di alta specialità senza pronto soccorso». Ospedali che potranno operare con fondi pubblici scegliendosi solo le attività più remunerative, lasciando al pubblico tutto ciò che costa, pesa.
È la sanità selettiva.
Il meccanismo è semplice. Il pubblico, sempre più povero di risorse, continuerà a farsi carico delle emergenze, delle urgenze, dei pazienti complessi, degli anziani, delle situazioni socialmente più fragili.
Il privato convenzionato potrà operare senza pronto soccorso, concentrandosi sulle prestazioni più redditizie. «Altri potranno scegliersi gli ammalati», avverte Pastore.
Non è una deriva casuale. Da anni si sottraggono risorse al pubblico e si alimenta l’idea che “non funziona”. Si usa il fallimento come giustificazione per privatizzare. Lo schema è chiaro: si affama un servizio, si dichiara inefficiente e, alla fine, si consegna tutto agli interessi finanziari. «Il pubblico con meno risorse dovrà fare fronte a tutte le situazioni d’urgenza». Altrove si faranno utili con i soldi pubblici, di tutti.
La politica molisana è responsabile: destra, centro, sinistra, grillini. Nessuno ha provato a invertire la rotta. Nessuno ha messo un argine serio. Ogni nuova “riforma” sembra andare nella stessa direzione. «Sono sicuro che non esisterà una forza politica che proverà a fermare questo ulteriore scempio», dice Pastore.
È la subordinazione totale della politica alla finanza, l’accettazione passiva dell’idea che la salute sia un costo da ridurre e non un diritto da garantire. «Mi dispiace per la tenda di Castrataro», ammette Pastore, «ma nella sostanza la politica va in tutt’altra direzione».
La sanità pubblica non muore per caso. E gli ospedali di III livello, pieni di fondi pubblici, rischiano di essere l’ennesimo passo verso una sanità che seleziona, esclude. E fattura.
Chi governa oggi il Molise non potrà dire di non sapere. Chi tace, è complice. Chi continua su questa strada, si assumerà la responsabilità storica di aver smantellato un diritto fondamentale. I cittadini lo stanno capendo?
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