È online il video integrale della sedicesima puntata di “30 minuti con…”, trasmissione creata e condotta dal nostro direttore Paolo De Chiara con la partecipazione del nostro collaboratore Antonino Schilirò, con ospite l’On. Stefania Ascari.
Il filo rosso è uno solo: verità e giustizia, come domanda ostinata.
Il caso Manca
Il confronto parte dalla ricostruzione del lavoro svolto nella scorsa legislatura insieme all’on. Piera Aiello. Viene rivendicato un lavoro d’inchiesta parlamentare che avrebbe portato a ribaltare l’inquadramento della morte di Manca come overdose, sostenendo invece la pista dell’omicidio di matrice mafiosa, con riferimenti alla mafia di Barcellona Pozzo di Gotto e a un contesto più ampio che ruota attorno alla latitanza di Bernardo Provenzano.
Nella puntata si torna su passaggi cruciali: la narrazione della “tossicodipendenza” come etichetta utile a chiudere tutto in fretta, gli elementi descritti come incompatibili con quella versione, il tema delle audizioni, delle carte, dei dettagli che non si lasciano addomesticare. È un racconto che, ascoltato fino in fondo, lascia addosso una sensazione precisa: quella di una storia che non è finita, e forse non è mai nemmeno iniziata.
“Suicidi” e carceri: quando l’ombra supera le sbarre
Da Manca si scivola su un’altra parola: suicidio. Si citano vicende carcerarie e morti “anomale”. Entra anche il tema del 41-bis: criticità operative, falle, contraddizioni che rendono più facile ciò che dovrebbe essere impossibile. Si parla di tecnologia, di comunicazioni, di messaggi che escono, di una mafia che cambia pelle e diventa “digitale”, capace di trasformare perfino la propria immagine in propaganda.
Lea Garofalo e il tradimento più grave: lasciare soli i testimoni
La puntata ripercorre la vicenda del killer Rosario Curcio e l’episodio del funerale celebrato a Petilia Policastro, che viene raccontato come uno schiaffo istituzionale e culturale. Ascari parla di un’interrogazione rimasta senza risposta e del senso di abbandono che colpisce chi sceglie di “collaborare”: lavoro, casa, scuola, supporto psicologico, tempi biblici, traumi “normalizzati”.
Leggi, propaganda e realtà: la lotta alle mafie non vive di selfie
Nel dialogo si apre un fronte politico-istituzionale: le scelte legislative, i reati contro la pubblica amministrazione, il tema delle intercettazioni, la convenienza (o meno) a collaborare.
Viene evocata anche la figura di Paolo Borsellino, con una critica alla spettacolarizzazione della memoria.
La puntata allarga l’obiettivo: mafie straniere, reti internazionali, dinamiche geopolitiche, conflitti e interessi. Si citano contesti e nomi che appartengono al dibattito pubblico globale e alle cronache internazionali.
Questa puntata illumina gli angoli. Mette insieme il caso Manca, il destino dei testimoni di giustizia, i depistaggi, il carcere, le riforme, la memoria pubblica. Non è solo una puntata, è un promemoria.
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