Arriva sabato 14 febbraio 2026 ore 21.00 al Teatro Comunale “Fedele Fenaroli” di Lanciano “Truculentus” di Plauto, adattamento e regia Vincenzo Zingaro della compagnia Castalia di Roma. Lo spettacolo è inserito nella rassegna di Teatro Contemporaneo diretta da Stefano Angelucci Marino e Rossella Gesini del Teatro del Sangro Centro di Produzione Teatrale. Informazioni e prenotazioni: 353.3778895 o info@teatrodelsangro.it.
In scena Annalena Lombardi, Piero Sarpa, Rocco Militano, Fabrizio Passerini, Maurizio Castè, Laura De Angelis, Giovanni Ribò, Mario Piana. Musiche Giovanni Zappalorto, costumi Emiliana Di Rubbo, scene Emilio Ortu Lieto, disegno luci Giovanna Venzi.
Pur considerato da Plauto uno dei suoi capolavori, il “Truculentus” è stato raramente rappresentato. La storia narra di una bellissima prostituta che abilmente tiene in pugno le sorti di tutti gli uomini che ruotano intorno alla sua casa: tipici caratteri della comicità plautina, che gareggiano fra loro per acquisire i favori della donna. L’originale riscrittura di Vincenzo Zingaro trasferisce la vicenda alla fine degli anni ’30, in Sicilia, dando vita ad un affresco storico di grande impatto emotivo.
Un “Amarcord” dagli echi felliniani, che ci trasporta in un’onirica e scoppiettante vita di provincia, dove i personaggi plautini si trasformano in ritratti familiari, a dimostrazione di quanto il teatro latino abbia un radicato fondamento nella vita del nostro Paese. Una rappresentazione di Plauto davvero unica, divertente e commovente, che ci fa scoprire quanto il commediografo latino sia veramente un nostro “contemporaneo”. Un’occasione da non perdere, per chi voglia trascorrere una serata coniugando cultura e divertimento, per ritrovare nel teatro un incontro davvero speciale. Si tratta di un evento promosso dal Ministero della Cultura, con il Patrocinio dell’l’Università di Roma “LA SAPIENZA” e l’Università “CARLO BO” di Urbino.
Note di regia
Cicerone testimonia che TRUCULENTUS era considerata da Plauto una delle sue opere migliori. Nonostante ciò, la commedia è stata raramente rappresentata in tempi moderni, pur contenendo diversi caratteri tipici della comicità plautina, dalla prostituta al giovane innamorato, al soldato fanfarone, al servo rozzo. In realtà, i motivi dell’assenza dalle scene di questa commedia sono comprensibili: primo fra tutti, l’estrema debolezza della trama, piena di omissioni e di contraddizioni, che oltrepassano il limite consueto a cui Plauto ci ha abituati. Ciò è in parte da attribuire a una compromessa trasmissione del testo. Pertanto, a una prima lettura, l’opera desta sicuramente diverse perplessità.
Ma prestando maggiore attenzione, mi sono accorto che essa contiene degli spunti di eccezionale modernità e degli elementi di inaspettata crudezza che prevaricano il semplice gioco e ci proiettano in una dimensione di inquietante “realismo”. Salta subito all’occhio, innanzitutto, che a costituire il motore dell’azione, a tessere l’ordito della trama, non è più il servus, ma una donna, fatto inconsueto in una commedia plautina: una donna estremamente sofisticata nell’esercitare il proprio mercimonio, capace di giocare abilmente su diversi piani. Ma il suo è un gioco amaro, che introduce una nota dissonante nell’universo armonico e apparentemente spensierato di Plauto. Nel TRUCULENTUS, il mondo femminile sembra fagocitare ineluttabilmente il maschile, trascinandolo in una deriva dei sensi, in una “battaglia dei sessi” che non lascia scampo.
Non è da trascurare il fatto che l’opera appartiene all’età avanzata di Plauto; periodo in cui gli studiosi tendono a ravvisare nel Sarsinate una maggiore sensibilità ai problemi sociali, dettati da una società in grande trasformazione. Nel 189 a. C., infatti, anno in cui è datata la commedia, Roma è attraversata da grandi cambiamenti, il cui filo rosso è rintracciabile nella guerra (soprattutto nel conflitto punico).
Tra i cambiamenti, la condizione di maggiore autonomia e indipendenza in cui la donna venne a trovarsi, a causa delle nuove norme successorie e dei patrimoni acquisiti in seguito alla perdita del marito o del padre, caduti in battaglia. Ciò determinò uno sbilanciamento nell’equilibrio dei ruoli sociali, per il quale gli uomini si sentirono minacciati. Da questo tessuto sociale nasce in Plauto l’ispirazione del personaggio di Prhonesium, la bellissima e astuta meretrice, protagonista della commedia, che tiene in pugno le sorti di tutti gli uomini che ruotano intorno alla sua casa.
D’altro canto, la stessa atmosfera licenziosa che pervade il TRUCULENTUS trova un suo fondamento in un fenomeno sociale molto diffuso, come quello dei culti bacchici, la cui crescente promiscuità determinò, nel 186 a. C., la soppressione degli stessi da parte del Senato. Scopriamo allora che il mondo di Plauto, con i suoi personaggi, fino ad ora considerati delle maschere, assume un sapore più vero, che ha stimolato la mia fantasia a trasferire la vicenda in un contesto e in un periodo storico più vicino a noi, a dimostrazione di quanto i caratteri del teatro latino abbiano un radicato fondamento nella vita del nostro Paese.
Lo spaccato sociale raccontato, la presenza di caratteri spinti nella dimensione del grottesco, i toni a tratti scoppiettanti e a tratti crepuscolari, mi hanno riportato alla mente paesaggi e figure del cinema felliniano. Una sorta di “Amarcord”, che ci trasporta in un’onirica e desolante vita di provincia, dove signorotti, militari, donne procaci e giovani ossessionati da un prepotente desiderio sessuale, intersecano geometrie di esistenze un po’ grigie, con quel loro patteggiare spasmodicamente il prezzo dei favori, anche se apparentemente briose. Così, ho deciso di ambientare la mia messinscena del TRUCULENTUS nella seconda metà degli anni ‘30, in un’Italia attraversata anch’essa da numerosi cambiamenti e profonde contraddizioni: tra il disagio per una condizione di arretratezza da una parte e l’euforia di espansionismo e di modernizzazione dall’altra.
L’inaugurazione degli stabilimenti di Cinecittà nel ’37, rappresentò uno straordinario crogiuolo, che determinò un nuovo fenomeno culturale capace di coinvolgere trasversalmente le masse, paragonabile a quanto il teatro di Plauto aveva rappresentato nella Roma cosmopolita del III sec. a. C.; l‘espansione coloniale in Africa, realizzata dal regime fascista, in nome di una gloriosa “romanità”, non può non rimandare al periodo delle guerre puniche in cui Plauto visse e del cui humus le sue commedie risentono; il fenomeno delle case di tolleranza, così diffuso in Italia prima della sua abrogazione nel 1958, ad opera della legge Merlin, richiama i lupanari della Roma antica, offrendo nell’immaginario un sovrapporsi di suggestioni fra l’antico e il moderno. Così, per una curiosa alchimia, attraverso la vicenda immaginata da Plauto, prende vita l’affresco di una provincia del sud, una storia ambientata in una moderna Magna Grecia, in cui sogni e passioni si scontrano con la spietatezza della realtà.
I personaggi si trasformano in ritratti di vita familiari, più vicini di quanto potessimo immaginare, che scopriamo mai scomparsi, ma solo trasfigurati, da cui l’anima cerca di prendere le distanze con un’amara risata, perché non può non riconoscersi davanti al suo specchio. E l’appellativo Truculentus, che dà il nome all’opera, sul quale i critici hanno tanto dibattuto, perché ispirato immotivatamente a un personaggio secondario, trova in questa direzione il suo senso se lo consideriamo come definizione di un destino capace di imporci una condizione avvilente, in grado di mortificare la nostra esistenza, a cui è difficile ribellarsi.
E’ quello che succede ai protagonisti di questa storia, vittime di una condizione più forte di loro, di un destino tragico che li accomunerà: la seconda guerra mondiale. Nel confrontarmi con questa opera, ho sentito la profonda esigenza di cogliere l’opportunità che mi offriva: di raccontare quanto ho fortemente e sinceramente percepito fra le sue righe, lasciandomi trasportare dalle sue più recondite vibrazioni, con tutta la passione e l’amore con i quali ho sempre affrontato il mio viaggio nel meraviglioso e straordinario mondo della Commedia Classica Antica.
Vincenzo Zingaro





