Un’udienza penale salta perché il giudice è ammalato. I fascicoli non possono essere trattati da un altro magistrato “di passaggio”, che non li conosce e non può entrare nel merito.
L’avvocato Enzo Guarnera fotografa la situazione: parole nette. “Avevo udienza penale dinnanzi ad un Giudice che non c’era perché ammalato. Pertanto tutti i processi sono stati rinviati da un altro Magistrato che non poteva trattarli anche perché non li conosceva”. E ancora: “Un mio cliente, che aveva interesse affinché la sua causa venisse trattata oggi, è andato su tutte le furie esclamando: ‘ecco, questa è la prova che la Giustizia in Italia non funziona e che al referendum bisogna votare SÌ!’”.
Ignoranza? Approssimazione? Superficialità? “Ho dovuto spiegargli che il referendum con il rinvio del suo processo non ha alcuna attinenza perché riguarda altra materia… alla fine, forse, lo ha capito”.
Il problema non è solo un cliente nervoso ma un riflesso collettivo.
Il punto non è negare che la giustizia italiana soffra lentezze, carenze, udienze rinviate, calendari compressi. Il punto è un altro: trasformare ogni disfunzione quotidiana in un referendum permanente, dove la scheda elettorale diventa valvola di sfogo. Una scorciatoia emotiva: rapida e spesso sbagliata.
Il referendum costituzionale del 22 e 23 marzo 2026 riguarda una riforma dell’assetto della magistratura (tra cui la “separazione delle carriere” e modifiche all’autogoverno), non la gestione delle assenze per malattia né il “tappare buchi” nelle udienze con un magistrato che non ha trattato il procedimento.
E si tratta di un referendum costituzionale, non è previsto un quorum: la decisione passa dai voti validamente espressi.
Cattiva informazione
Guarnera lo dice senza giri di parole: “Questo episodio è la conferma che la cattiva informazione, spesso strumentale e in mala fede, offusca e confonde la mente di molti, impedendo ogni pacata riflessione e alimentando l’ignoranza”.
Accusa pesante, giusta e difficile da ignorare: descrive una dinamica che vediamo ogni giorno. Il cittadino che dice “mi hanno rinviato il processo” e “allora devo votare Sì”, non sta ragionando sul testo della riforma. Lo avrà letto? Ma sta cercando una soluzione fantasiosa a problemi causati da una politica che non sopporta la magistratura.
“Quando la volontà popolare non è frutto di un sereno discernimento la democrazia è in pericolo. E temo che in Italia siamo messi molto male!”.
Votare informati, non “arrabbiati”
Se una riforma si giudica con la rabbia vince sempre l’urgenza. La riflessione di Guarnera è un invito: separare i fatti dalle narrazioni, non farsi coinvolgere dagli slogan e dalla propaganda.
Ragionare con la propria testa e, quindi, sviluppare un necessario spirito critico.





