La tenda davanti al “Veneziale” non è un gesto simbolico. È una diagnosi: quando un sindaco dorme per 50 giorni davanti all’ospedale significa che la catena istituzionale si è spezzata. Da tempo. Secondo il medico Lucio Pastore, monomaco del sistema sanitario regionale, quella tenda mostra una verità semplice e scomoda: la volontà politica generale non sta salvando il servizio pubblico, lo sta lasciando consumare fino a renderlo “sostituibile”, e quindi privatizzabile.
Il privato (convenzionato) che utilizza i soldi pubblici per fare il suo mercato.
La tenda è il termometro. Se bastassero comunicati, passerelle e promesse, non servirebbe un presidio permanente. Il presidio serve perché la realtà – reparti sotto pressione, personale insufficiente, risposte lente o evasive – è più forte della propaganda. E perché, sempre secondo Pastore, perfino le soluzioni minime e di buon senso vengono respinte o diluite: tamponare le emergenze, rafforzare servizi essenziali, aprire canali di collaborazione concreta tra enti, trasformare la protesta in atti. In Molise, dice lui, spesso tutto si infrange contro un muro: non tecnico, ma politico.
Per Pastore quando il pubblico viene svuotato, il privato non “integra”, ma si sostituisce. Sposta il baricentro dal diritto alla salute al mercato, dal bisogno alla possibilità di pagare, dalla programmazione alla clientela. È una trasformazione silenziosa.
Dentro questo quadro, anche la piazza rischia di diventare una scenografia. Pastore osserva che molte formazioni politiche “scendono” per farsi vedere ma quando si tratta di assumersi responsabilità istituzionali, diventano tiepide o spariscono. È il classico rito del consenso: abbracciare l’evento finché fa rumore, poi riassorbirlo. La tenda, invece, è rumore continuo.
Non concede la pace dell’oblio.
E c’è un passaggio che Pastore ripete spesso: i cittadini devono guardare in faccia una cosa che non piace a nessuno. Se le classi politiche continuano a essere selezionate senza pretendere competenza, trasparenza e coraggio amministrativo, il risultato non cambia.
La sanità molisana non si “aggiusta” con un post o con un sopralluogo; si difende con atti, numeri, assunzioni, organizzazione, investimenti, e con una visione che rimetta al centro il pubblico.
Per Pastore, la domanda vera è questa: vogliamo un Molise dove il pubblico cura, o un Molise dove il pubblico certifica l’impossibilità di curare e consegna le persone al privato?
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