Dal 19 al 21 febbraio 2026 Termoli diventa un punto di snodo per chi studia una delle questioni più concrete (e meno romantiche) del nostro tempo: l’invecchiamento della popolazione e le disuguaglianze che si portano dietro, come una valigia che pesa di più per qualcuno e di meno per altri. Nella sede universitaria di via Duca degli Abruzzi 67, l’Università degli Studi del Molise ospita il convegno conclusivo e la presentazione dei risultati del progetto PRIN “Social and Health Frailty as Determinants of Inequality in Aging (SOFIA)”.
SOFIA è una rete ampia e interdisciplinare: sette atenei italiani, istituzioni centrali e statistiche pubbliche, più un partner internazionale di primo piano, il Trinity College Dublin. L’obiettivo è chiaro: capire come la fragilità — non solo fisica, ma anche sociale e legata all’accesso ai servizi — diventi un moltiplicatore di differenze tra persone e territori, incidendo su salute, benessere e autonomia nella terza età.
Che cos’è la fragilità e perché conta più di quanto sembra
Nel lessico di SOFIA, la fragilità è l’aumento della vulnerabilità nelle persone anziane. Non riguarda soltanto patologie o perdita di forza: entra in gioco la dimensione sociale, economica e territoriale. Una rete familiare che manca, un reddito insufficiente, servizi difficili da raggiungere, tempi di cura lunghi, isolamento: ogni fattore può trasformarsi in un acceleratore di rischio e in un generatore di disuguaglianza.
Per questo il progetto punta a costruire e proporre misure di fragilità in diversi ambiti, dalla fragilità fisica alla fragilità sociale, utilizzando dati di natura differente, inclusi dati amministrativi e informazioni provenienti da indagini. Il cuore del lavoro è legare questi indicatori ai fattori sanitari e socio-economici, per capire dove e perché la vulnerabilità cresce, e in che modo si distribuisce tra aree e gruppi della popolazione.
Dai numeri alle scelte: politiche più mirate, costi più controllabili
Il punto non è soltanto descrivere un fenomeno: è renderlo leggibile per chi deve decidere. Se si comprende meglio l’associazione tra fragilità, condizioni di salute e variabili socio-economiche, diventa possibile disegnare politiche più efficaci in campo sanitario, previdenziale e di assistenza e cura, con un doppio effetto: migliorare la qualità della vita degli anziani e ridurre i costi di lungo periodo legati all’invecchiamento.
Un altro nodo centrale del progetto riguarda la capacità di prevedere tendenze e differenze regionali attraverso variabili demografiche, socioeconomiche e sanitarie. In pratica: non limitarsi a fotografare il presente, ma tentare di anticipare dove si formeranno i prossimi squilibri. Perché il futuro, su questo tema, non arriva all’improvviso: bussa da anni. E spesso entra quando la casa non è pronta.
Il programma della tre giorni a Termoli
L’appuntamento si apre giovedì 19 febbraio alle 14.30 con l’avvio della sessione plenaria. I lavori proseguono venerdì 20 febbraio a partire dalle 9.30, con la presentazione e la discussione dei risultati più avanzati raggiunti dai ricercatori coinvolti. La conferenza si sviluppa nell’arco delle tre giornate fino a sabato 21 febbraio, con momenti di confronto scientifico dedicati alla fragilità sociale e sanitaria e alle disuguaglianze nel processo di invecchiamento in una società in trasformazione.
Perché Termoli non è solo una cornice
Scegliere Termoli e il Molise per la tappa conclusiva significa mettere un territorio dentro la discussione, non ai margini. Quando si parla di fragilità e accesso ai servizi, la geografia non è un dettaglio: è parte del problema e, se si lavora bene, può diventare parte della soluzione. SOFIA prova a fare proprio questo: trasformare l’evidenza in strumenti utili, perché la longevità non sia un privilegio “comodo” per pochi, ma una condizione dignitosa per molti.





