Il 22 e 23 marzo 2026 gli italiani saranno chiamati a votare su una riforma costituzionale. Senza il paracadute del quorum: ogni singolo voto decide l’esito. La diciottesima puntata di “30 minuti con…” (WordNews.it), condotta dal nostro direttore Paolo De Chiara con la presenza del collaboratore di WordNews.it Antonino Schilirò, ha provato a discutere senza slogan, mettendo sul tavolo, le ragioni del No e del Sì.
Ospiti del confronto: l’Avv. Francesco La Cava, presidente delle Camere Penali di Isernia, a sostegno del Sì; e il giudice Giuseppe Tango, del direttivo centrale ANM, a sostegno del No.
Due visioni diverse, con lo stesso obiettivo: parlare ai cittadini
Nel confronto viene letto il testo della “scheda elettorale”: revisione di più articoli della Costituzione (vengono richiamati gli articoli 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110), con riferimento all’istituzione di una Corte disciplinare e a un riassetto dell’ordinamento. La puntata insiste su un concetto: per scegliere bisogna capire.
Per Francesco La Cava la riforma serve a rendere più credibile e più visibile la terzietà del giudice. In estrema sintesi, sostiene che un giudice, per essere davvero un garante, deve non solo essere terzo, ma apparire terzo. Se cittadino e imputato avvertono una vicinanza strutturale tra chi accusa e chi giudica, la fiducia si indebolisce anche quando i magistrati operano correttamente.
La sua linea: la riforma come attuazione del principio del giusto processo, collegandosi alla traiettoria già avviata con l’articolo 111. La Cava spiega la metafora che usa per rendere il tema immediato: in una partita, se l’arbitro sembra indossare la maglia di una squadra, anche quando arbitra bene, la partita perde credibilità. Nella sua lettura, lo sdoppiamento del CSM e il riassetto degli organi servirebbero a chiarire la distinzione tra funzioni, con il Presidente della Repubblica come elemento di garanzia complessiva. Sul tema del sorteggio, La Cava lo presenta come tentativo di ridurre il peso delle correnti, sottraendo le nomine a dinamiche associative percepite come troppo influenti. L’obiettivo dichiarato è “far uscire la politica”, o almeno attenuarne l’impatto indiretto, rendendo meno prevedibili gli esiti della composizione degli organi.
Un altro punto centrale della sua posizione è la negazione dell’idea che la riforma metta il PM sotto il governo: per La Cava il pubblico ministero resterebbe autonomo e indipendente. E quando il dibattito scivola sui toni (“sistema paramafioso”, “mafiosi e massoni”), lui prova a riportarlo al testo: per scegliere, insiste, bisogna leggere la norma e non farsi trascinare dalla rissa verbale.
Per Giuseppe Tango la riforma è prima di tutto inutile rispetto ai problemi reali della giustizia. Lo dice senza giri di parole: non accorcia i processi, non risolve la carenza di risorse, non interviene sul personale, sulla digitalizzazione, sull’organizzazione quotidiana dei tribunali. Anzi, nella sua prospettiva, rischia di essere anche costosa, sottraendo energie e attenzione proprio alle urgenze che i cittadini sentono sulla pelle: tempi lunghi e inefficienze.
Ma la parte più forte del No è istituzionale. Tango definisce la riforma pericolosa perché, a suo avviso, scardina un sistema di pesi e contrappesi pensato per proteggere le libertà dei cittadini. La sua immagine è netta: la Costituzione è una “cassaforte” di diritti e l’autonomia della magistratura è una delle serrature che impediscono al potere politico di entrare quando vuole. Se quella serratura si indebolisce si sta abbassando una protezione per chi non ha potere.
Su CSM e disciplina, Tango insiste: il vero rischio non è ciò che resta scritto “in bello” (autonomia, indipendenza), ma i meccanismi pratici che possono determinare carriere, sanzioni, percorsi professionali. È qui che colloca la sua critica all’Alta Corte disciplinare: teme un assetto in cui la componente non togata e i canali di selezione possano rendere più forte il peso della politica. Il tema del sorteggio viene definito, nella sua lettura, “asimmetrico”: un sorteggio pieno sulla componente togata e uno filtrato su liste predisposte per la componente laica, con la possibilità che la componente politica risulti più organizzata e quindi più influente su un corpo “disaggregato”. Tango la mette sul piano della dinamica del potere: se togli potere a un soggetto, quel potere non evapora, passa di mano. E il suo sospetto è che finisca dove non dovrebbe finire.
Sul ruolo del PM, Tango sostiene l’opposto di La Cava: separare in modo netto può spingere verso un pubblico ministero più “da accusa”, meno legato a una cultura di imparzialità. La sua tesi è che il cittadino è più tutelato da un PM che cerca la verità, non da una figura percepita come un “avvocato dell’accusa”.
I nodi che dividono davvero: terzietà, CSM, Alta Corte e sorteggio
Il confronto mostra che le parole chiave sono le stesse, ma il significato cambia.
Sulla terzietà del giudice, La Cava insiste sull’apparenza come garanzia, sulla necessità di rendere più visibile la distanza tra chi giudica e chi accusa. Tango ribatte che la terzietà non è un problema del sistema attuale e che semmai la riforma rischia di generare altri squilibri più gravi.
Sul CSM, La Cava vede nello sdoppiamento un modo per rafforzare la distinzione di funzioni e ridurre distorsioni correntizie. Tango lo legge come indebolimento dell’autogoverno e apertura a nuove forme di influenza.
Sull’Alta Corte disciplinare, La Cava la descrive come meccanismo di garanzia con pesi bilanciati e con presìdi istituzionali, mentre Tango teme un tribunale “speciale” nei fatti, capace di incidere sulla libertà di decisione attraverso la leva disciplinare.
Sul sorteggio, La Cava lo indica come strumento per tagliare il cordone tra correnti e nomine; Tango lo considera un sorteggio “truccato” nella parte che conta, perché la componente laica passerebbe attraverso filtri che la renderebbero più controllabile e più compatta.
Il clima politico sullo sfondo: Mattarella, Nordio, Gratteri e il rischio tifoserie
Nel corso della puntata viene riportato anche l’intervento del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, centrato sul valore costituzionale del CSM e sulla necessità del rispetto tra istituzioni. Parallelamente entrano nel dibattito le frasi che hanno infiammato l’arena pubblica: dalle parole del ministro Nordio sul “sistema paramafioso” al clamore per le dichiarazioni di Gratteri. La Cava prova a raffreddare il termometro e a ricondurre tutto al testo; Tango, pur evitando di farne il fulcro, insiste sul rischio che lo scontro pubblico nasconda la sostanza dei meccanismi.
La puntata non “spinge” un voto ma chiede al pubblico di pensare. La Cava propone una riforma che, nella sua visione, rafforza la fiducia attraverso una terzietà più evidente e un ridimensionamento delle correnti. Tango mette in guardia da una riforma che non risolve i problemi quotidiani e rischia di aprire varchi nei contrappesi democratici.



