Il racconto che ci è stato inculcato da sempre è che noi occidentali eravamo i buoni, che volevamo esportare democrazia e far crescere tutte le economie, mentre gli altri erano brutti sporchi e cattivi.
Questa narrazione ormai non regge più. Ogni volta che l’occidente, ed in particolare gli USA, si muovono si determinano danni e tragedie. Dal Sudamerica all’Afghanistan, dall’Iraq alla Libia, dalla Siria alla Palestina con il genocidio in atto, dall’Ucraina, con una guerra per procura, all’attuale Iran.
Dal colonialismo dell’800 si è passati al neocolonialismo del 900. Lo sfruttamento neocoloniale è stata una logica dominante e, dopo il 1970, con i petrodollari, gli USA hanno sfruttato, con questi, il mondo per il loro benessere.
Ma ora qualcosa si è rotto nel sistema economico neoliberista. Forse la necessità di accumulare ricchezza, e non di distribuirla, ha creato tensioni sociali notevoli anche nel centro dell’impero.
Keynes, quando riuscì a far uscire il capitalismo dalla crisi strutturale del 1929, ponendo lo Stato come intermediario tra capitale e lavoro, permettendo la distribuzione della ricchezza per far acquistare i beni prodotti, avrebbe voluto una moneta neutra, legata all’oro, come riferimento di tutti i sistemi monetari. Gli USA, imposero il dollaro fino agli anni 70 del secolo scorso. Poi, dopo la crisi petrolifera degli anni 70 disdissero gli accordi di Bretton Woods, il dollaro non fu più vincolato all’oro, i capitali ebbero libertà di movimento per cercarsi i siti a più basso costo di materie prime e di manodopera. Tuttavia vincolarono, con patti fatti, o imposti, con paesi del Golfo, che il petrolio potesse essere commercializzato solo in dollari.
Queste scelte fatte hanno favorito la delocalizzazione delle produzioni con un impoverimento dei ceti medi occidentali, tra cui quello degli USA, ed in pratica la dissoluzione del sogno sociale americano.
Accanto a tutto questo abbiamo il sionismo israeliano, posto nel Medioriente a controllo dell’area petrolifera, che ha creato forme autonome di gestione, in particolare con il Mossad, capace di creare una situazione di ricatto estremo come il caso Epstein.
La società USA, entrata in crisi per accumulo di debito pubblico e delocalizzazione delle produzioni, ha essenzialmente nell’esercito la sua forza per mantenere ancora la centralità del dollaro. Questa comunque viene erosa da altre potenze economiche che si sono sviluppate proprio sfruttando il neoliberismo e la delocalizzazione delle produzioni.
Tra il ricatto Epstein e la crisi economica del dollaro si sta sviluppando una instabilità pericolosa su tutto il Pianeta che ci sta portando velocemente verso il baratro di una III guerra mondiale.
Che qualcuno abbia la saggezza di fermare questa deriva autodistruttiva dell’umanità e si trovino luoghi di decantazione delle tensioni ed un nuovo equilibrio planetario che possa soddisfare le esigenze di tutti.






