Per la terza volta si è evitato di rompere l’argine rappresentato dalla nostra Costituzione, ed è ancora salva l’architettura che permette di mantenere l’assetto democratico del Paese. Questo è un periodo in cui si cerca di rompere, di destrutturare le democrazie per andare verso forme oligarchiche di potere.
In pratica le scelte economico-valoriali del neoliberismo, che ha permesso la concentrazione della ricchezza in poche mani e che permette alla finanza di dominare sulla politica, non ha bisogno di democrazia ma di oligarchie senza lacci e lacciuoli. Con questo voto, che ha mobilizzato più di 3 milioni di non votanti, si è, ancora una volta, fatto argine alla deriva.
È una vittorie di una società civile ampia e non credo che nessuno degli attuali partiti debba metterci il cappello.
Ma un’analisi seria va fatta del perché 3 milioni di elettori, che ora sono scesi in campo, non vadano più a votare alle politiche. È facile constatare che questo elettorato non si sente rappresentato dall’attuale area del centrosinistra.
Una sinistra che ha favorito la privatizzazione di patrimoni pubblici come banche, infrastrutture, industrie, ecc., con la scusa di dover abbattere il debito pubblico e rendere più efficienti quei settori ma non ha inciso sul debito pubblico, non ha reso più efficienti quei settori ed ha favorito l’arricchimento di pochi e la precarizzazione del lavoro e la perdita di valore dello stesso, non è credibile.
È la stessa sinistra che sta favorendo la privatizzazione di sanità, istruzione ed acqua. È la stessa sinistra che a Napoli vuole mettere un bel telo sulla colmata di Bagnoli e non rimuoverla, come era stato già deliberato, con costi da far pagare a chi aveva inquinato, e favorire proprio quel capitale che aveva inquinato.
Prima di fare primarie su eventuali leader bisogna rifondare un’area che rompa con il pensiero unico neoliberista, che metta la politica al di sopra della finanza per scelte che devono essere per il bene di tutti e non di pochi, che riveda le finalità dei cicli produttivi e di consumo che non possono essere per una crescita aspecifica ma che debbono avere lo scopo di mantenere l’equilibrio del sistema Terra, che distribuisca e non concentri ricchezza, che ci allontani dalla guerra, favorisca il disarmo e costruisca un’Europa su basi nuove e non neoliberiste come quella attuale.
C’è bisogno di un pensiero nuovo che rompa con il pensiero unico e riapra una dialettica nella società.
C’è bisogno di aria nuova e se questa non dovesse venire, una quarta volta, forse, sarebbe fatale per la nostra Costituzione.