Alfredo Agosta, siciliano d’origine, a 17 anni si arruolò nell’Arma dei Carabinieri. Giurò fedeltà alla Repubblica Italiana con il grado di vicebrigadiere nel 1957 e dopo una esperienza in giro per l’Italia nell’aprile del 1975 fu trasferito, sotto sua richiesta, presso la Legione Carabinieri Messina e destinato al Comando Gruppo Carabinieri di Catania. Nel 1978 vinse un concorso che lo portò al ruolo di vice-responsabile dell’allora Sezione di Polizia Giudiziaria – Nucleo Carabinieri. Nel 1981, a soli 47 anni, fu promosso al più alto grado si sotto-ufficiale: Maresciallo Maggiore Aiutante. Conosciuto a Catania per le sue abilità investigative, impegnato in indagini di mafia, la sera del 18 marzo 1982 venne ucciso a colpi di arma da fuoco, sparati a bruciapelo, in via Firenze, una via centrale di Catania, mentre era insieme ad un suo confidente, un pregiudicato ucciso anch’essi. Ha lasciato la moglie e tre figli.
Oggi, a distanza di 44 anni da quell’efferato omicidio, l’associazione nazionale antimafia “Alfredo Agosta” e l’Università di Catania hanno deciso di ricordarlo con un convegno dove è stata presentata una relazione sull’evoluzione di cosa nostra dagli anni ’80 ad oggi e con la consegna del premio a lui dedicato.
I premiati sono stati:
- l’arcivescovo di Catania, Monsignor Luigi Renna;
- il Questore di Catania, Giuseppe Bellassai;
- il giornalista inviato di Repubblica, Salvo Palazzolo;
- il Generale di Brigata Pierluigi Solazzo, Comandante della Legione Carabinieri Toscana;
- il Procuratore di Catania Francesco Curcio.
Durante l’evento, inoltre, c’è stata la testimonianza diretta del figlio Giuseppe, che abbiamo intervistato:
“Mio padre era un semplice uomo, un uomo che indossava la divisa come tanti altri che facevano il proprio lavoro. Questi uomini lavoravano tantissimo, lavoravano circa 12 ore al giorno e sena ricevere lavoro straordinario. Lo facevano per dedizione, attaccamento al servizio, attaccamento alla divisa.”




