Il dio Eupalla, come lo invocava il maestro Gianni Brera, riesce a disegnare strade e percorsi che mente umana non potrebbe mai neanche ipotizzare. Un calciatore lo giudichi dalla fantasia, canta De Gregori da decenni, e il dio Eupalla è fantasia, poesia, intuizioni e anche scherzi geniali. Così imprevedibile che ancora oggi non sappiamo se era una dea o un dio. Perché dovrebbe essere una dea ma da sempre viene chiamato al maschile.
La poesia può irrompere nelle nostre vite quotidiane nei momenti più impensabili, all’improvviso come rombo di tuono giunge, rapisce e spariglia le carte. E giunge per le strade più impensabili e inaspettate.
Trent’anni fa esatti la congiunzione degli avvenimenti, gioco del destino del dio Eupalla, ci regalò una perla del giornalismo sportivo entrata nella Storia, leggenda imperitura d’Abruzzo. In un assolato pomeriggio domenicale, in un campo della periferia dell’Impero di Eupalla, qualcuno ci regalò momenti di vera passione, ricordandoci che il giornalismo non è asettico notaio dello status quo. È vita, è passione, è cuore, è gettarlo oltre l’ostacolo per volare tra le stelle e accendere.
Era una domenica come tante, la primavera iniziava a bussare, il 17 marzo 1996. I calciatori di serie A e serie B erano in sciopero e l’attenzione sportiva si spostò sulla serie C. Circostanza avvenuta varie volte nei decenni, piccola variazione che poteva apparire insignificante. Fin quando un lampo non giunse dalla C2. In campo Frosinone – Giulianova, sul campo la partita finì 2-2, pareggio come tanti per una partita finita negli archivi come milioni. Sugli spalti, invece, si scrisse una pagina di Storia, una leggendaria pagina, del giornalismo sportivo di tutti i tempi. Francesco Marcozzi, collaboratore di Il Messaggero, fondatore di Radio G Giulianova, storico giornalista abruzzese, liberò il cuore durante la telecronaca, si fece prendere per mano dalla passione e in poco meno di due minuti regalò alla imperitura gloria quella partita. Non c’erano ancora i social, il moderno web era agli albori. E fu così che quel breve spezzone di telecronaca arrivò in tutta Italia grazie alla Gialappa’s Band sugli schermi Mediaset di “Mai Dire Gol”. Sugli spalti quel giorno c’erano solo poche centinaia di persone, il video di Marcozzi con il grido «Frosinone culone» in trent’anni ha avuto almeno 10 milioni di visualizzazioni. E chissà quanti altri milioni lo vedranno in futuro.
Oggi può sembra impossibile ma c’è stato un tempo in cui un video, una vicenda, un episodio di vita, poteva diventare virale ed entrare nel cuore di milioni di persone, diventare leggenda, anche senza di essi. Accadde per Francesco Marcozzi e accadde, nel decennio precedente, per un altro mito di questa terra: Mario Magnotta.
Bidello in una scuola dell’Aquila Magnotta divenne vittima di uno scherzo geniale quanto articolato di alcuni ex studenti. Le telefonate furono registrate e, in breve, la voce del mitico Mario arrivò ovunque in Italia. Magnotta divenne persino un personaggio televisivo, invitato in trasmissioni televisive nazionali, e una frase dell’ultima telefonata dello scherzo, divenne verso di canzoni.
Gli ex studenti si spacciarono per venditori di lavatrici e nella telefonata dissero a Mario Magnotta che c’era una lavatrice non ancora pagata. In un intricato gioco alla fine Magnotta avrebbe dovuto acquistare un’altra lavatrice, lui continuò a rifiutarsi e all’ennesima telefonata si giunse all’apoteosi diventata leggenda.
Il 16 settembre 2025 all’Aquila fu inaugurato un murales dedicato alla memoria di Mario Magnotta. Questo il comunicato stampa dell’Amministrazione Comunale di racconto del “Magnotta Day”.
È stato inaugurato stamane, in via Guglielmo Enrico Fritzsche, in prossimità del polo scolastico di Colle Sapone, il murales dedicato al compianto Mario Magnotta, il collaboratore scolastico aquilano più famoso d’Italia, realizzato dall’Amministrazione comunale.
Alla cerimonia hanno preso parte il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, l’artista Daniele Gottastia, autore dell’opera, la figlia di Mario, Romina Magnotta, Maurizio Videtta e Antonello De Dominicis, autori del celebre scherzo telefonico della “lavatrice”, insieme al regista Alessio De Leonardis, che ha girato il docufilm “Semplice cliente” dedicato alla figura di Magnotta, prodotto dalla Duende Film.
“Con questo progetto l’Amministrazione ha inteso ricordare una figura iconica per la comunità aquilana e nazionale. Mario è stato, a suo modo e senza volerlo, un influencer ante litteram, in un’epoca in cui internet e i social media ancora non esistevano. La sua notorietà, nata quasi per caso da uno scherzo telefonico, lo ha reso un personaggio popolare e trasversale, entrato nell’immaginario collettivo. Inoltre, è stato un uomo che ha dedicato la sua vita alla scuola e al rapporto con i ragazzi. Per questo abbiamo voluto rendergli omaggio con un’opera di street art accanto a un polo scolastico”. Così il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi.
Magnotta, scomparso nel 2009, divenne celebre alla fine degli anni Ottanta in seguito a una serie di scherzi telefonici che, diffusi su cassette in tutta Italia, lo trasformarono in un fenomeno nazionale, invitato in trasmissioni come il Maurizio Costanzo Show e I Fatti Vostri, protagonista di numerosi eventi popolari. La sua figura continua a essere ricordata e reinterpretata: dalle citazioni di artisti come Dario Vergassola e Simone Cristicchi, fino a fumetti, gadget e al docufilm che ne ripercorre la storia. All’inaugurazione hanno preso parte anche componenti della giunta e del consiglio comunale.
“Con l’intitolazione di una via nel 2012, la targa affissa nel 2018 a pochi metri dalla sua abitazione e ora con questo murales, la città rinnova il proprio affetto verso un personaggio che, con la sua genuinità e ironia, ha saputo regalare sorrisi a più generazioni”, ha concluso il sindaco Biondi.






