La fase degli studi e delle promesse dovrebbe lasciare il posto a quella degli interventi. È questo, diciamo, il cuore della mozione consiliare dedicata alla tutela ambientale e sanitaria della Piana di Venafro, sottoscritta da undici consiglieri regionali e acquisita al protocollo del Consiglio regionale del Molise il 24 giugno 2026.
Il documento, indirizzato al presidente del Consiglio regionale Quintino Pallante e al presidente della Giunta regionale Francesco Roberti, chiede il rafforzamento strutturale delle misure contro l’inquinamento, il riesame delle autorizzazioni degli impianti industriali, l’introduzione di un monitoraggio pubblico e indipendente delle emissioni e l’adozione di un vero Piano straordinario di risanamento ambientale.
Una mozione costruita su dieci pagine di riferimenti costituzionali, norme nazionali ed europee, pronunce dei tribunali amministrativi, studi epidemiologici e dati sulla qualità dell’aria. Un quadro che, secondo i firmatari, non consentirebbe più di rinviare le decisioni.
Quindici anni di superamenti del PM10
La mozione ricorda che la centralina Venafro 2, indicata con la sigla VE2, sarebbe da oltre quindici anni l’unica stazione del Molise interessata da una violazione costante dei limiti normativi relativi al PM10.
Nel documento vengono riportati 60 superamenti del limite giornaliero nel 2022, 52 nel 2023, 51 nel 2024 e 38 nel 2025, a fronte di un massimo consentito di 35 giornate all’anno. Superamenti ricorrenti sarebbero stati registrati anche negli anni compresi tra il 2011 e il 2014 e, successivamente, nel 2019, 2020 e 2021.
La situazione sarebbe aggravata dalle caratteristiche della Piana di Venafro, una conca chiusa sottoposta a frequenti inversioni termiche, scarsa ventilazione e ristagno atmosferico. Condizioni che limitano la dispersione degli inquinanti e amplificano l’effetto cumulativo delle diverse fonti emissive.
Secondo la relazione finale ISPRA del dicembre 2022, richiamata dalla mozione, l’inquinamento della Piana avrebbe una natura multifattoriale. La combustione domestica della biomassa legnosa rappresenterebbe una delle principali sorgenti di PM10 durante l’inverno, mentre il cementificio Colacem sarebbe il principale determinante industriale, con oltre il 75 per cento degli ossidi di azoto e circa il 65 per cento del PM10 primario prodotto dal comparto industriale.
Il documento sottolinea, tuttavia, che la riduzione delle emissioni di ossidi di azoto del cementificio, passate in circa dieci anni da 1.400 a 672 tonnellate, non avrebbe determinato un miglioramento misurabile della qualità dell’aria.
I dati sanitari di EPIVenafro+7
Una parte centrale della mozione è dedicata allo studio epidemiologico EPIVenafro+7, pubblicato il 18 ottobre 2023 sulla rivista internazionale “BMC Public Health”. La ricerca ha analizzato, nel periodo compreso tra il 2006 e il 2019, una coorte di 29.495 persone residenti in otto comuni della Piana. Secondo quanto riportato nel documento, lo studio avrebbe rilevato un incremento statisticamente significativo delle patologie cardiovascolari, con eccessi di rischio per i ricoveri compresi tra il 20 e il 30 per cento.
Per gli uomini residenti nelle zone caratterizzate da una media esposizione agli NOx di origine industriale, la mortalità per malattie cerebrovascolari risulterebbe due volte e mezzo superiore rispetto alle aree meno esposte. Lo studio avrebbe inoltre evidenziato segnali da approfondire relativi ai tumori della mammella nelle donne, alle patologie del sistema nervoso e ai ricoveri per tumore negli uomini.
Tutta la popolazione residente nella Piana sarebbe esposta a concentrazioni di PM2,5 superiori al valore guida dell’Organizzazione mondiale della sanità, pur rimanendo entro gli attuali limiti previsti dalla normativa nazionale.
La mozione richiama anche una stima formulata dal CNR nel corso delle audizioni della Terza Commissione consiliare: tra i 25 e i 30 decessi ogni anno potrebbero essere attribuibili all’esposizione al particolato nell’area venafrana.
Il caso del Benzo(a)pirene
Un altro punto decisivo riguarda il Benzo(a)pirene, idrocarburo policiclico aromatico classificato dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro come cancerogeno certo per l’uomo. La relazione tecnica realizzata nel luglio 2025 dal dottor Roberto Giua, per conto dell’Associazione “Mamme per la Salute e l’Ambiente”, avrebbe rielaborato i dati grezzi ARPA relativi al 2023 applicando le metodologie indicate dalle linee guida nazionali ed europee. Da questa analisi emergerebbe una concentrazione media annuale di circa 1,1 nanogrammi per metro cubo, superiore al valore obiettivo di un nanogrammo stabilito dalla legge.
Per i sottoscrittori della mozione, questo superamento farebbe scattare un obbligo giuridico preciso a carico della Regione Molise: predisporre un piano con misure concrete ed efficaci per ricondurre le concentrazioni entro il valore previsto dalla normativa.
Il documento richiama anche la sentenza numero 175 del 2023 con la quale il TAR Molise ha annullato il Piano regionale integrato per la qualità dell’aria, ritenendolo privo di interventi puntuali e immediatamente operativi per la Piana di Venafro.
Riesame delle autorizzazioni entro trenta giorni
La prima richiesta rivolta alla Giunta regionale è l’avvio, entro trenta giorni, del riesame straordinario delle AIA e delle AUA degli impianti presenti nella Piana, con particolare riferimento al cementificio Colacem e al termovalorizzatore HerAmbiente di Pozzilli. Il procedimento dovrebbe concludersi entro novanta giorni dalla sua apertura e prevedere limiti più restrittivi per ossidi di azoto, polveri, IPA e Benzo(a)pirene.
La mozione chiede l’adeguamento degli impianti alle migliori tecniche disponibili, attraverso un cronoprogramma vincolante, e l’introduzione di clausole che consentano una revisione automatica delle autorizzazioni in presenza di nuovi dati sanitari o di ulteriori superamenti delle soglie di qualità dell’aria.
I firmatari invocano l’applicazione concreta del principio europeo “chi inquina paga”, prevedendo che le aziende titolari delle autorizzazioni contribuiscano economicamente alle attività pubbliche di controllo.
Emissioni controllate direttamente da ARPA
Particolarmente netto è il giudizio sull’attuale sistema di autocontrollo delle emissioni da parte degli impianti industriali. Secondo la mozione, questo modello determinerebbe un evidente conflitto di interessi e non garantirebbe la piena terzietà e l’inalterabilità dei dati. La proposta è quella di trasmettere direttamente ad ARPA Molise i dati grezzi provenienti dalle centraline che controllano le emissioni convogliate e diffuse degli impianti sottoposti ad AIA.
Le informazioni dovrebbero essere acquisite attraverso sistemi certificati e pubblicate in tempo reale su una piattaforma aperta, accessibile a tutti i cittadini. Il portale dovrebbe riportare in maniera continua i valori delle emissioni, i controlli effettuati, le ispezioni e gli eventuali superamenti.
La mozione chiede anche l’installazione di almeno due nuove stazioni meteorologiche e micrometeorologiche nella Piana, necessarie per ricostruire correttamente la dispersione degli inquinanti.
Un Piano straordinario per la Piana
Il terzo impegno richiesto alla Regione riguarda la predisposizione di un Piano straordinario di risanamento ambientale dedicato specificamente alla Piana di Venafro. Il Piano dovrebbe stabilire obiettivi misurabili e scadenze precise per la riduzione di PM10, PM2,5, NOx e Benzo(a)pirene. Dovrebbe inoltre contenere interventi sulle emissioni industriali, sulla combustione domestica delle biomasse, sul traffico e sulle altre attività che contribuiscono all’inquinamento.
In presenza di situazioni particolarmente critiche, il documento propone anche la possibilità di limitare o sospendere temporaneamente le attività che concorrono al superamento delle soglie: trasporti, cantieri, impianti industriali, attività agricole e riscaldamento domestico.
Diossine, IPA, Registro Tumori e latte materno
La mozione contiene un lungo elenco di approfondimenti scientifici ritenuti indispensabili. Tra questi figurano uno studio specifico sul Benzo(a)pirene e sugli IPA, la ricerca delle diossine negli alimenti e negli animali con il coinvolgimento dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Teramo e il completamento dello studio ARPA sulla composizione chimica del PM10.
Viene richiesta anche la realizzazione di un inventario aggiornato delle emissioni, costruito attraverso dati reali sui consumi delle biomasse, sui flussi di traffico e sul numero di mezzi pesanti, sulle attività agricole e sugli allevamenti. Sul versante sanitario, i consiglieri sollecitano la piena operatività del Registro Tumori regionale, uno studio territoriale sull’incidenza delle patologie oncologiche, uno screening sul latte materno e approfondimenti sull’aumento segnalato delle malattie neurologiche.
Tra le richieste compare anche l’installazione di una rete di deposimetri per controllare le sostanze che ricadono e si accumulano sul terreno.
Sei milioni di euro e verifiche semestrali
La Regione avrebbe già annunciato uno stanziamento di circa sei milioni di euro provenienti dal Fondo per lo sviluppo e la coesione, dei quali 1,2 milioni destinati alla strumentazione di ARPA Molise.
La mozione chiede che queste risorse vengano utilizzate prioritariamente per il monitoraggio pubblico permanente, il Piano di risanamento e il rafforzamento delle attività scientifiche. A queste somme dovrebbero aggiungersi eventuali finanziamenti PNRR, PSC e del Ministero dell’Ambiente, oltre ai contributi obbligatori posti a carico delle aziende. La Giunta dovrebbe riferire ogni sei mesi al Consiglio regionale sullo stato di attuazione degli interventi e riaprire la Conferenza dei servizi per il riesame complessivo dell’area industriale.
È prevista anche l’istituzione di un tavolo permanente con ARPA Molise, ASReM, CNR, Istituto Zooprofilattico di Teramo, Comuni della Piana e rappresentanze civiche, compresa l’Associazione Mamme per la Salute e l’Ambiente.
Le undici firme
In calce alla mozione, datata 23 giugno 2026, compaiono i nomi e le firme di Di Baggio, Greco, D’Egidio, Cavaliere, Facciolla, Gravina, Fanelli, Romano, Salvatore, Primiani e Pallante.
La richiesta politica è trasversale e mette la Giunta regionale davanti a una responsabilità che non può più essere nascosta dietro nuovi studi o ulteriori rinvii. I dati esistono, le criticità sono state documentate e anche la giustizia amministrativa ha imposto interventi concreti.



