L’accensione di lumini di fronte foto appoggiate sulle sedie. Sulle foto i volti di Paolo Pepe, Nicola Colameo, Carlo Spinelli, Gianluca De Santis, Fernando Di Nella, Giulio Romano e Carlo Piscopo, i sette operai morti nelle tre esplosioni nello stabilimento in contrada Termine a Casalbordino il 21 dicembre 2020, il 13 settembre 2023 e il 9 luglio di quest’anno. Ad accendere i lumini Paola De Camillis, parente di Giulio Romano e tra le promotrici del comitato “Disarmiamoci – Basta fabbriche di morte – Quanto vale una vita?”. È iniziata così l’assemblea tenutasi presso l’Auditorium Comunale “Tito Molisani” a Casalbordino in cui il comitato è stato ufficialmente presentato.
La fine della catena di morti sul lavoro, l’espressione dei timori della cittadinanza per uno stabilimento che si trova a pochi metri da alcune abitazioni, da importanti infrastrutture come la Statale 16 Adriatica e la stazione ferroviaria e il lungomare, al centro dell’assemblea e delle iniziative del neonato comitato. Timori della cittadinanza consolidati dalla riconversione dello stabilimento, venduto dalla Esplodenti Sabino alla Arca Defense Italy, dalla demilitarizzazione di ordigni bellici alla produzione di proiettili.
«Il numero di queste sedie non deve più aumentare» ha dichiarato Giuseppe Vaccaro, consigliere comunale di Casalbordino e un altro promotore del comitato.
All’assemblea insieme ad alcuni cittadini di Casalbordino (tra cui i familiari di alcune vittime) sono intervenuti don Silvio Santovito, parroco di Casalbordino, Maurizio Bucci, sindaco di Gamberale, Giordano Spoltore, responsabile del sindacato di base FLM Cub e rappresentante della Casa del Popolo “La Conviviale” di Vasto, e in video Marcella Stumpo, consigliera comunale di Termoli, Ina Camilli, rappresentante del Comitato Residenti di Colleferro, Giovanni Mancinone, giornalista e scrittore molisano autore del libro “Corpi al macello” sulle morti sul lavoro in cui un capitolo è dedicato allo stabilimento di Casalbordino ex Esplodenti Sabino, Daniela Torto, deputata del Movimento 5 Stelle, e il prof. Giovanni Scarsi, rappresentante di “Chieti Bene Comune”. Mancinone è intervenuto da Venafro in cui era in corso la cerimonia di premiazione del Premio Nazionale Pier Paolo Pasolini, organizzato dall’associazione Dioghenes (editrice di WordNews.it), in cui ha ritirato il riconoscimento proprio per il libro “Corpi al macello”.
«Il pensiero che questa terra in cui i casalesi sanno che la Madonna ha poggiato i piedi si costruiranno proiettili che andranno a spappolare il cervello, facendolo uscire fuori dalla testa dei bambini, io non posso dormire la notte, non posso rimanere senza dire o fare nulla» ha dichiarato don Silvio. «Una problematica così grave venga affrontata per essere risolta, quello che accade nel mondo non è così sicuro che non possa accadere a noi, dei tentativi, delle prospettive dobbiamo metterle in atto» la riflessione del parroco che ha concluso con un’esortazione ai presenti: «se un vostro figlio o nipote vi dovesse chiedere perché c’è questa realtà così vicina al nostro mare dobbiamo poter rispondere che abbiamo lottato, ideato per cercare di cambiare la realtà».

«Ho presentato due interrogazioni parlamentari, nel 2023 e nel luglio di quest’anno, perché bisogna fare luce su quanto accaduto, sui controlli della sicurezza che sono stati effettuati e sul futuro dello stabilimento» ha raccontato Daniela Torto. «Ma si continua a stare dietro il silenzio perché il governo non ha risposto» ha sottolineato l’esponente del Movimento 5 Stelle.



