Raccontare una vita non significa mettere in fila avvenimenti, date e ricordi. Significa entrare dentro una storia, ascoltarla, comprenderne le ferite, le battaglie e le trasformazioni. È questo il filo che attraversa “La signora dai cento cappelli. Biografia di Maria Laura Annibali”, il libro di Antonella Giordano dedicato alla vita e all’impegno di Maria Laura Annibali.
Nel servizio curato da Priscilla Macellari, Giordano torna sul significato profondo del volume e chiarisce sin dall’inizio un elemento importante: molte delle riflessioni emerse nel corso dell’incontro vanno oltre le pagine pubblicate.
«Molto di quello che è stato detto non è nel libro, quindi per onestà intellettuale devo raccontarlo», precisa l’autrice.
Il libro, spiega, è costruito attorno a un percorso evolutivo, quello compiuto da Maria Laura Annibali e restituito attraverso le sue parole e le considerazioni dell’autrice.
«Sono una voce fuori campo, la voce di chi ascolta. Questo è l’intento che ho voluto portare avanti».
Al centro non c’è soltanto una protagonista, ma il rapporto che si crea tra chi racconta e chi raccoglie quella storia.
Maria Laura Annibali, attivista e presidente del Di’Gay Project, è da decenni impegnata sul fronte dei diritti civili e LGBTQ+. Il libro di Antonella Giordano nasce proprio dall’incontro tra le due donne e dal desiderio di portare alla luce aspetti meno conosciuti del percorso personale e pubblico di Annibali. L’opera, pubblicata da Croce Libreria nel 2024, conta 88 pagine e ricostruisce anche passaggi della storia italiana dal dopoguerra a oggi attraverso la memoria della protagonista.
Giordano affronta anche il tema della scarsità di letteratura dedicata a determinate esperienze umane e sociali.
«C’è pochissima letteratura perché c’è probabilmente anche un grosso retaggio culturale e poi una scarsa disponibilità a sostenere questi temi».
Da qui una precisa idea della funzione dello scrittore: non limitarsi alla produzione di un testo, ma trasformare la scrittura in qualcosa che abbia una funzione sociale.
«Fare una scrittura di servizio, una scrittura intelligente, implica anche che si vada oltre quello che è il ritorno che ciascun scrittore si aspetta dal proprio libro».
Antonella Giordano: «Sostengo i diritti umani»
Una scelta che l’autrice traduce anche concretamente nel destino dei proventi del libro. Giordano racconta infatti di aver deciso di devolvere i propri diritti d’autore per sostenere le opere e le attività di Maria Laura Annibali.
«Tutti i miei libri, tutti i miei articoli sono fatti con questo intento. Io sostengo i diritti umani».
Una concezione ampia, che non separa le diverse battaglie civili:
«I diritti umani non sono una cosa diversa dagli altri diritti, così come i diritti ambientali. Sono tutti quei diritti che coinvolgono l’umanità».
È quella che la scrittrice definisce “la cultura dell’umano”. Non una formula astratta, ma una prospettiva attraverso cui guardare alle persone, alle loro differenze e alla dignità che appartiene a ciascuno.
Uno dei passaggi più intensi dell’intervento riguarda proprio il valore della testimonianza. Giordano legge alcune righe tratte dal volume:
«Sono convinta che la storia di una persona sia un termine di confronto per chi l’ascolta, ma può diventare una pietra miliare se la si racconta».
Per l’autrice una storia acquista valore quando riesce a produrre una compenetrazione empatica tra chi scrive e chi viene raccontato. È lì che la biografia smette di essere soltanto memoria individuale e assume una dimensione collettiva. Una necessità ancora più urgente, secondo Giordano, in un’epoca segnata da quello che definisce “analfabetismo relazionale”.
«Ogni essere, nel rispetto della sua singolarità e della sua possibilità di manifestarla, è una risorsa».
Il passaggio successivo tocca direttamente uno dei nuclei centrali del libro: il rapporto tra individuo e altro.
«Ogni persona è umana soltanto quando può riconoscere e accettare la differenza nella reciprocità».
Riconoscere l’altro significa, per Giordano, anche imparare a comprendere i propri limiti e la propria fragilità, recuperando «il valore della dignità e il valore incomparabile dell’umanità nella reciprocità». Parole che conducono direttamente alla figura di Maria Laura Annibali e alla complessità della sua esperienza.
«Le persone più incantevoli hanno sempre un vissuto complesso», osserva Giordano.
L’ultima pagina che non chiude la storia
È nella conclusione dell’intervento che il senso dell’intero lavoro emerge con maggiore forza. Antonella Giordano legge l’ultima pagina del volume. Ma chiarisce immediatamente che l’ultima pagina del libro non coincide con la conclusione della storia di Maria Laura Annibali.
«Fermo qui il racconto di questa storia scritta per Maria Laura Annibali facendo mio l’epilogo di una leggenda popolare che si conclude con queste parole: il mio racconto arriva solo fin qui, finisce e il vento se lo porta via».
Giordano riflette quindi sul grande potere che appartiene a chi scrive:
«Fermare una storia è il privilegio dello scrittore. Lo scrittore ha un potere enorme, può fermare la storia quando vuole, uccidere i suoi personaggi, portarli in cielo e buttarli nel fango».
La conclusione contiene probabilmente la chiave più significativa dell’intero libro.
«L’ultimo capitolo del suo libro non sia l’ultimo della storia, è solo l’ultima pagina del libro, perché una vita si fa storia solo quando consegna alla memoria l’impegno nel dare uno smisurato amore per gli altri attraverso il proprio lavoro, senza lustrini e riflettori, ma solo dando un senso a un’umanità il cui bene non ha né colori né divise».
Un possibile seguito
Dal confronto emerge anche la possibilità che il racconto non termini con questo volume. Proprio perché molte delle testimonianze e delle riflessioni emerse durante gli incontri non sono entrate nel libro, viene lanciata l’idea di un possibile seguito. Giordano non chiude la porta.
«Delle pagine da dedicare alle vite che fanno la storia, donne o uomini, sicuramente troveranno in me una persona disposta ad ascoltare e a raccontare la loro storia».
I cento cappelli del titolo non sono soltanto quelli indossati da Maria Laura Annibali. Diventano metaforicamente le molte identità, le battaglie, gli incontri e le stagioni che possono abitare una stessa esistenza.



