Si è svolta giovedì 24 settembre alla Pinacoteca Nunzio Sciavarrello di Catania la presentazione del libro “Lotta alle Mafie. Antologia di voci per raccontare la mafia ai ragazzi“, curata dalla professoressa Simona Barberio.
Lotta alle mafie è un’opera nata per parlare ai giovani senza semplificazioni e senza retorica, offrendo strumenti per comprendere la complessità del fenomeno mafioso e maturare una scelta personale e consapevole. Il libro si configura come un percorso educativo e civile che unisce testimonianza, memoria, analisi storica e proposta didattica, con l’obiettivo non di dire ai ragazzi cosa pensare, ma di aiutarli a imparare a pensare.
La struttura del libro si articola in tre parti:
- una prima sezione affidata a magistrati, testimoni di giustizia, studiosi e protagonisti dell’impegno civile;
- una seconda in cui sono i ragazzi a parlare ai coetanei del fenomeno mafioso attraverso linguaggi creativi;
- una terza dedicata a strumenti didattici e percorsi operativi per educare alla responsabilità e alla cittadinanza attiva.
Ad accompagnare il lettore, alcune voci istituzionali e simboliche che definiscono l’identità dell’opera:
- la prefazione curata da Massimo Caponnetto, figlio del giudice Antonino Caponnetto;
- la presentazione di Piera Aiello, testimone di giustizia;
- la postfazione firmata dalla deputata del Movimento 5 Stelle, Stefania Ascari.
Un ruolo speciale è inoltre riservato alla voce e alla presenza del giudice Leonardo Guarnotta, storico componente del pool antimafia, che ha offerto un contributo significativo alla realizzazione del volume e ne attraversa l’impianto con la sua autorevolezza morale e civile, donandone anche immagini inedite del pool antimafia.
Attraverso contributi plurali e punti di vista differenti, l’antologia mette in luce la natura culturale della mafia, che si nutre di silenzio, compromesso e indifferenza prima ancora che di violenza e traffici illeciti. Ne emerge con forza l’idea che la vera lotta alla criminalità organizzata sia innanzitutto una battaglia educativa e culturale, fondata sul pensiero critico, sulla dignità e sulla responsabilità personale. Le parole di magistrati, testimoni e protagonisti della memoria civile diventano così una bussola morale per le nuove generazioni, chiamate a raccogliere un’eredità fatta di coraggio, impegno e consapevolezza. Il cuore del volume è proprio questo passaggio di testimone: dalla memoria delle vittime e dei servitori dello Stato alla responsabilità dei giovani di oggi, invitati a non essere spettatori ma protagonisti del cambiamento. Lotta alle mafie non è soltanto un libro sulla mafia, ma un progetto educativo che accompagna i ragazzi a interrogarsi, a scegliere e a costruire la propria posizione nel mondo. Perché la legalità non si eredita: si costruisce ogni giorno, attraverso gesti, parole e decisioni. E il futuro della lotta alla mafia passa proprio da questa consapevolezza, dalla capacità dei giovani di diventare cittadini liberi, critici e responsabili, capaci di scegliere da che parte stare.
Alla presentazione catanese erano presenti tra i relatori, oltre l’autrice:
- Sebastiano Ardita, procuratore aggiunto di Catania;
- Antonio Ingroia, avvocato;
- Giovanni La Perna, poliziotto tra i primi ad arrivare in via d’Amelio il 19 luglio 1992;
- Chiara Frazzetto, familiare vittime di mafia in quanto vennero uccisi il padre e il fratello dopo il rifiuto della famiglia di pagare il pizzo;
- Luana Ilardo, figlia di Luigi Ilardo.
L’incontro è stato moderato da Daniela Costanzo e una introduzione è stata fatta da Angela Bruno.
“L’obiettivo di questo volume è educativo, ha scopo educativo. E’ l’unione di moltissime voci che vogliono lasciare una traccia. Lo scopo è quello di spiegare ai ragazzi, dopo aver raccontato attraverso questa pluralità di voci, ben 45 voci, i fatti della storia, i fatti che possano aiutare i ragazzi a comprendere che cosa è la mafia e il fenomeno mafioso per fargli capire come maturare un pensiero critico che è pensiero libero e capire da che parte stare”,
ha affermato, ai nostri microfoni, Simona Barberio.
“Occorre da un lato ricordare ciò che è accaduto nel passato affinché i ragazzi ne abbiano beneficio, le nuove generazioni, le persone che non conoscono. Ma anche per fare in modo che questi giovani possano riprendere una loro capacità di affrontare queste situazioni perché, poi vedete, i fatti sono diversi ma gli atteggiamenti, le situazioni, ciò che accade in una società anche in termini di contrasto e di, purtroppo, in certi casi di assuefazione ai fenomeni mafiosi possono essere situazioni analoghe e quindi bisogna imparare dal passato per affrontare meglio il futuro e dare ai giovani gli strumenti per comprendere meglio quello che accade”,
ha affermato Sebastiano Ardita.
“La generazione di giovani che non ha vissuto la stagione, oramai passiamo da una generazione all’altra, e quindi è importante fare testimonianza per loro. E secondo, non è un luogo comune non è retorica, ma o si cambia dalla base, dai giovani la cultura, il modo di approcciarsi rispetto alla società, alla politica per cambiare la politica e quindi per poter contrastare la mafia altrimenti è una battaglia persa”,
ha affermato Antonio Ingroia.
foto copertina di Antonino Schilirò



