Venerdì 2 ottobre il comitato «Disarmiamoci – Chiudiamo le fabbriche di morte», nato a Casalbordino con la mobilitazione suscitata dalla terza esplosione in sei anni che ha causato la morte di sette lavoratori nello stabilimento in contrada Termine ex Esplodenti Sabino, oggi Arca Defense Italy, alla presentazione a Vasto del libro inchiesta “Corpi al macello” di Giovanni Mancinone.
La settimana prima, il 26 settembre, si è tenuta l’assemblea di presentazione del comitato presso l’Auditorium Comunale “Tito Molisani” in via Martiri dell’11 settembre a Casalbordino. È stata la terza assemblea del comitato dopo le prime due ospitate nei locali dell’oratorio parrocchiale grazie alla disponibilità di don Silvio Santovito, parroco di Casalbordino.
Don Silvio a luglio ha scritto una lettera pubblica, raccogliendo il dolore e la voce della sua comunità, e sin da subito è stato tra i promotori e le anime della mobilitazione che ha portato alla nascita del comitato. È intervenuto anche all’assemblea del 26 settembre.
«Alla fine della messa ho detto ai fedeli che erano presenti, invitando a partecipare anche a questa riunione, a questo incontro, che a me personalmente il pensiero che in questa terra dove i casalesi sanno che la Madonna ha poggiato i piedi che si costruiscano dei proiettili che vanno a spappolare il cervello facendolo uscire fuori dalla testa dei bambini, io non posso dormire la notte, non posso rimanere con col non fare niente, col dire niente – ha testimoniato don Silvio – A me interessa che una problematica così grave venga affrontata e che venga anche combattuta per essere per essere risolta, per essere superata.
Pensate che quello che accade nel mondo non è così sicuro che non accada a noi, no? Oggi ci sono delle mamme che vedono il cervello dei figli spappolati, ma non è detto che questo non accada in un mondo diverso da quello dove sta accadendo adesso e che non possa arrivare anche da noi. E io penso che dei tentativi, delle prospettive noi dobbiamo metterle in atto e dobbiamo cercare di realizzarle.
Se un vostro nipote, un bambino che cresce vi chiederà come mai c’è quella realtà, come mai c’è questa situazione in questo territorio di Casalbordino, in questo territorio di questi eh di questi comuni vicino al mare e così via, noi dobbiamo poter rispondere che abbiamo cercato, abbiamo lottato, abbiamo ideato qualcosa da fare per poter cambiare la realtà. Dobbiamo poter affermare questo.
Consegnare un futuro senza speranza alle nuove generazioni significa che abbiamo fallito, che non teniamo nemmeno alla nostra identità, alle nostre persone e tantomeno al territorio, a quelle che sono le prospettive che invece possiamo realizzare per il futuro. Quindi io direi che alla luce di questi incontri dobbiamo anche metterci all’opera e se c’è qualcosa di concreto, un segnale concreto da dare, lo dobbiamo dare uniti e cercando di coinvolgere anche tante altre persone. Grazie. Grazie».



