Sono state 4 le giornate che hanno accompagnato la X Edizione del Festival di Geopolitica Mare Liberum “Europa e Mediterraneo nel disordine“ organizzata dall’associazione ‘Diplomatici‘.
Tra i vari relatori è stato presente Claudio Martelli, già Ministro di Grazia e Giustizia nel 1991, colui che ha voluto il giudice Giovanni Falcone alla direzione dell’ufficio Affari Penali:
“Lo volli presso di me al Ministero perché in Sicilia, a Palermo, ormai gli era impossibile lavorare, nel senso che i capi degli uffici, come Giammanco capo della Procura di Palermo, non gli affidavano più le indagini, soprattutto quelle più importanti, e quando le affidavano poi cercavano di interferire continuamente, e contemporaneamente poi era avversato da quella parte della magistratura che l’aveva già bocciato e ripetutamente bocciato nelle sue aspirazioni pure di carriera. Ed era la cosa veramente stupefacente, che lo avversavano contemporaneamente la mafia e una parte dei suoi colleghi.”
Un’idea geniale in quegli anni di Giovanni Falcone è stata la nascita della Procura Nazionale Antimafia:
“Io quello che posso dire è che era nata nell’intento di in parte accentrare, ma soprattutto coordinare le indagini antimafia per non disperdere in una varietà di situazioni locali, che erano ad un tempo impotenti ad affrontare il fenomeno nel suo assieme e fonte anche di divisioni continue e polemiche tra magistrati, quindi l’intento era proprio quello di coordinare l’azione antimafia dei pubblici ministeri in ambito distrettuale prima e poi a livello nazionale.”
In questo 2026 siamo a 40 anni dal primo Maxiprocesso, voluto dal pool antimafia di Palermo coordinati da Chinnici prima e Caponnetto poi:
“In quel periodo rappresenta una svolta storica, per la prima volta hanno sfilato davanti alla sbarra i capi mafia siciliani, tutti praticamente, di quelli reperibili ovviamente, non quelli che hanno avuto un’attività di prove e di testimonianze raccolte con grande meticolosità da Giovanni Falcone e dai suoi collaboratori.”
“Non ho un’impressione negativa, però non sono neanche rassicurato da una somma di atteggiamenti, di svolte e contro-svolte, della quale il Ministro della Giustizia Carlo Nordio lo conoscevo come polemista efficace contro la tendenza tutta italiana a risolvere i problemi della giustizia aumentando le pene o il numero dei reati e mi ritrovo al Ministro della Giustizia che ha prodotto altri 54 reati e con altrettante pene previste. Lo trovo molto contraddittorio tra la sua attività precedente e quella di Ministro e sono più d’accordo con il Nordio non Ministro.”



