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Antonina Giordano, intervista esclusiva: «Impossibile infrangere la rete della corruttela se è la stessa dirigenza che la avalla»

Dalla Pubblica Amministrazione all’Agenzia delle Entrate, la testimonianza della giurista e tributarista Antonina Giordano. Nell’intervista di Salvo Germano a WordNews.it, il racconto delle pressioni, delle presunte irregolarità, delle nomine dirigenziali contestate e delle battaglie per la legalità e la trasparenza delle istituzioni.

by Redazione Web
17 Ottobre 2026
in Interviste
Reading Time: 10 mins read
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Questa intervista mette i riflettori su un personaggio pubblico dal curriculum vitae megagalattico, che negli ultimi decenni del ‘900 ha ricoperto ruoli apicali nella Pubblica Amministrazione, di cui conosce e rivela luci e ombre, (soprattutto quelle della corruttela) e che forse, solo adesso, ha deciso di renderle pubbliche in questa intervista esclusiva per Wordnews.

È stata una mia iniziativa, che ha avuto esito positivo, pertanto ringrazio in anticipo sia la dottoressa Antonella Giordano, che ha accettato di farsi intervistare, che Paolo De Chiara, Direttore di Wordnews.

Dottoressa Giordano, il suo percorso coniuga un’eccellente formazione giuridico-economica che, a partire dagli anni ’80, l’ha portata a ricoprire ruoli apicali all’interno dell’Amministrazione Finanziaria dello Stato, in particolare del ministero delle finanze, oggi ministero dell’economia e delle finanze. Si è occupata di piccoli e grandi gruppi societari con rilevanti poteri decisionali. Può parlarci di qualche episodio che ricorda con soddisfazione e qualcun altro che le ha lasciato qualche amarezza, non avendo potuto togliersi i sassolini dalle scarpe, per dire senza filtri qualcosa che si è tenuto dentro a lungo, un disappunto, una critica o una verità scomoda nei confronti di qualcuno?

Prof. Salvo Germano mi pone una domanda alla quale dovrei rispondere con tante e tali argomentazioni che raggiungerebbero l’estensione di un saggio. Cercherò di essere essenziale senza, tuttavia, venir meno alla conferenza della risposta.

Ho sempre ritenuto che la formazione accademica giuridica “difetti” di una adeguata formazione economica e che, pertanto, un “decisore pubblico” cui sia affidata la responsabilità di gestire la materia fiscale, segnatamente i vertici dell’apparato, debbano possedere una competenza certificata che le possegga entrambe.

L’esperienza vissuta, e non un mio pregiudizio ideologico mi induce, inoltre, ad aggiungere che il possesso di un bagaglio culturale fondato su studi liceali resta imprescindibile nell’attività istituzionale finalizzata, come è noto, al servizio della collettività nel rispetto dei principi contemplati nella Costituzione.

Io sono entrata in PA a seguito di vincita di concorso pubblico per titoli ed esami, scritti e orali. All’epoca che Lei ha richiamato la prova scritta consisteva nello svolgimento o svolgimenti di uno o più temi che vertevano su materie “core” dell’Amministrazione. Le prove scritte potevano essere da due a cinque. La prova orale verteva su un numero variabile di materie che andava da 10 e oltre.

All’epoca partecipai a vari concorsi e, tra quelli vinti, optai per il ministero degli esteri prima e, poi, per l’Amministrazione finanziaria.

L’”eccellente formazione”, come lei l’ha qualificata, fu una pena da espiare perché fui scelta e assegnata al settore più ambito ma più delicato perché ad alto indice di corruzione.

In forza dei titoli mi veniva preclusa ogni possibilità di partecipare a corsi e master perché “indispensabile” per il servizio. Comprenderà quanto tale comportamento possa essere lesivo per una crescita tecnico- professionale.

Dovetti soggiacere all’assurdo ricatto di essere formalmente autorizzata ad aderire a master condizione che non frequentassi o frequentassi part-time e poi svolgessi il lavoro in ufficio da “sollevata dal servizio per frequenza corsi”.

Ricordo che per dare gli esami e per discutere la tesi presso la scuola superiore di studi di diritto tributario Vanoni, lontanissima dalla sede di lavoro, percorrevo ore di strada.

Il mio “caso” divenne di dominio pubblico e dovette intervenire il Prof. Franco Gallo, giudice della corte Costituzionale e all’epoca direttore della scuola, ma senza grossi esiti.

La mia indispensabilità era legata al ruolo che mi era stato assegnato in nome di una volontà garantista della legalità per chi me lo conferì e in nome, secondo una più ampiia letteratura di palazzo, perché “specchietto per le allodole”.

E’ stata un’esperienza lunga 14 anni che mi ha fatto comprendere le dinamiche più contorte della macchina amministrativa e raggiungere il pieno convincimento che è impossibile infrangere la rete della corruttela se è la stessa dirigenza che la avalla e che essa prospera grazie ad una consolidata solidarietà tra i vertici, in endemica competizione tra loro per la poltrona più ambita ma, nel contempo, pronti a coalizzarsi, dentro e fuori le mura, per la difesa del loro fortilizio.

Dare alle società un’autorizzazione a svolgere manifestazioni o campagne pubblicitarie equivale avere tra i “clienti” appetibili.

Provi a pensare alle marche più importanti dei prodotti che ha a casa o alle reti televisive maggiori (intendo RAI, MEDIASET, ECC.) o alle società sportive (CONI…) o alle aziende automobilistiche (FIAT; FERRARI; ecc.) e pensi quanto può “valere” dare un’autorizzazione a vista superando i tempi – peraltro necessari per una legittima istruttoria – delle trafile burocratiche…

Per le società grosse un omaggio di modico valore equivale ad un’integrazione stipendiale di straordinaria entità per il pubblico ufficiale autorizzante.

Tale costumanza costituisce un dramma per il pubblico ufficiale onesto: gli viene inibita ogni richiesta di esodo per il pericolo che una sua eventuale delazione possa trovare legali non collusi disposti a sostenerlo e progressivamente gli vengono sottratti i “clienti di riguardo” per affidargli quelli di piccole dimensioni la cui prodigalità è meno appetibile.

Come uscirne? Non bisogna smettere di studiare e di scrivere… talvolta basta un articolo ben scritto, facendo ricorso alle metafore opportune che, se interviene un po’ di fortuna, può essere letto dalla persona giusta, un potente di turno il quale, non tanto per fare un favore al suo autore, quanto per fare un dispetto ad un altro co-potente, decide di intervenire dando una sorta di salvacondotto all’onesto dipendente per intraprendere una nuova esperienza. Da un’altra parte.

Dottoressa Giordano, lei ha fatto riferimento a dinamiche pesanti. Ha mai subito pressioni dirette o tentativi di corruzione e come è riuscita a mantenere la sua integrità in un ambiente così compromesso? Lei ha descritto un quadro drammatico per il pubblico ufficiale onesto, che viene progressivamente isolato, privato delle pratiche più rilevanti e quasi “imprigionato” nel proprio ruolo.

In questi suoi primi 14 anni all’interno della P.A. ha mai trovato alleati all’interno dello Stato o si è sentita completamente abbandonata?

Le dinamiche che ho vissuto non sono peculiari ad un contesto particolare ma presenti all’interno dei centri di potere, dominati tutti, in misura diversa, dalla politica (tutta), dalle lobbbies massoniche e economiche.

Mantenere l’integrità è possibile ma ha un prezzo che bisogna avere la forza e la determinazione di pagare.

Come in tutte le forme di resistenza e di battaglia aiuta la solidarietà di alcuni, all’interno e all’esterno del contesto.

Nomine politiche, trasparenza amministrativa e il caso dei 767 dirigenti

Dottoressa Giordano lei fa riferimento a situazioni davvero inquietanti…

Gentile Professore quelle a cui ho fatto un breve cenno considero che siano situazioni, in misura più o meno rilevante, incancrenite negli apparati pubblici e dure ad essere rimosse proprio per le ragioni a cui ho fatto riferimento.

Se per un verso sono stati introdotti, grazie a cospicui investimenti destinati all’informatizzazione, strumenti di civiltà giuridica come, ad esempio, il diritto d’accesso, l’implementazione di norme sulla trasparenza dell’azione amministrativa, le norme anticorruzione, la sburocratizzazione del linguaggio, per i quali ho dato un mio grosso contributo come “Innovatrice P.A.” per altro verso la mano politica resta sempre determinante attraverso propri pretoriani, fiduciari che, nei fatti, possono liberamente esercitare le proprie facoltà godendo del favor di chi li ha voluti seduti su quella poltrona e del favor solidale tra colleghi di pari investitura.

Il principio per cui ai pubblici uffici si accede per concorso pubblico, ad esempio, vale per una quota della dirigenza.

Quella che conta è di nomina politica e ad essa si accompagna quella composta da soggetti “incaricati”, fiduciari che il concorso pubblico seppure lo hanno fatto non l’hanno vinto, senza laurea o, talvolta, con laurea che non rientra tra quelle riconosciute come idonee perché non attinenti alle attività “core”.

Gli incaricati, che peraltro dovrebbero essere a termine, sono la categoria professionale più controversa perché la generale incompetenza e la precarietà (seppure sulla carta) fa sì che sia una compagine di “miracolati” tesa a mantenere la propria posizione creando alleanze con “quel mondo esterno” che possa proteggerli in caso di eventuale caduta in disgrazia e a congiurare contro chi ha competenze e i titoli per spodestarli.

Provi ad immaginare settori di importanza strategica e il settore della comunicazione. In quest’ultimo lavorano giornalisti ma la figura del giornalista è solo nominale per cui le norme deontologiche e etiche che disciplinano la professione non vengono rispettate.

Io che feci il concorso pubblico per titoli ed esami per la dirigenza ho denunciato l’illegittimità degli incarichi conferiti a ben 767 dirigenti fittizi perché amici di potenti ovvero faccendari per potenti . La mia lotta è stata dura ma non ho avuto paura di ritorsioni.

Per restare nell’attualità le dico che una delle più dolorose esperienze è stata quella di caporedattore all’interno della testata Fiscooggi, per la quale collaboravo come direttore tributario scrivendo, in forza di un incarico conferitomi con decreto del ministro pubblicato su Gazzetta Ufficiale, i commenti ai pareri del Comitato consultivo delle norme antielusive che dirigevo, articoli di diritto tributario, intere collane dedicate a tematiche di interesse tecnico e, su incarico direttoriale, rispondevo ai quesiti che i contribuenti quotidianamente mi inviavano.

Quest’ultimo incarico, in particolare, mi valse grande notorietà perché tutti i contribuenti ricevevano una mia risposta e ciò dava loro fiducia verso il fisco. Molti di loro si presentavano con le mie consulenze persino nelle Commissioni tributarie.

Persino la RAI mi volle per puntate dedicate della serie il “Fisco riponde”.

Tutto naturalmente facevo nella sede di lavoro nell’interesse del servizio e senza ritrarne alcun emolumento aggiuntivo allo stipendio.

Troppa era la mia visibilità e purtroppo la mia posizione legalmente rivestita non poteva essere tollerata da “incaricati” sopraggiunti per favor.

Non le racconto i dettagli della vicenda giudiziaria che ne derivò …fui minacciata a tal punto di raggiungere l’aggressione fisica. Resistetti ma denunciai.

L’ostracismo colpì anche tutti i colleghi con me solidali. Il servizio pubblico che io avevo costruito venne trasformato in una vetrina in cui più nessun contribuente ebbe risposta.

Non è semplice sintetizzare la complessità della congiura ordita contro di me e per questo mi limito a dirle che resto a disposizione di chi volesse saperne di più di corruzione e attentati alla Costituzione.

Si possono trovare sul web episodi che afferiscono a quanto lei afferma?

Si, certo, il web riporta quanto detto sulla mia vicenda:

Antonina Giordano è una nota figura professionale legata all’Agenzia delle Entrate, dove ha ricoperto a lungo il ruolo di Direttore tributario.

I termini inseriti nella ricerca fanno riferimento a una storica e complessa vicenda giudiziaria e costituzionale che ha interessato l’Agenzia delle Entrate a partire dagli anni 2010. Di seguito si riepiloga il legame tra questi elementi:.

Il contesto: la vicenda dei “falsi dirigenti” dell’Agenzia delle Entrate

Il nome di Antonina Giordano figura esplicitamente negli atti dei ricorsi giudiziari legati alla nota controversia sull’assegnazione di funzioni dirigenziali a funzionari della terza area (i cosiddetti “incaricati”) senza il superamento di un regolare concorso pubblico. L’Agenzia delle Entrate aveva infatti attribuito a centinaia di funzionari posizioni e deleghe dirigenziali sulla base di ripetute proroghe legislative. [1, 2]

2.La pronuncia della Corte Costituzionale

La vicenda giudiziaria, promossa in prima battuta dai sindacati dei dirigenti pubblici (come Dirpubblica), è approdata davanti alla Corte Costituzionale.

Con la storica sentenza n. 37/2015, la Consulta ha dichiarato illegittime le norme di legge che permettevano all’Agenzia delle Entrate di coprire i posti dirigenziali vacanti mediante il conferimento di incarichi provvisori a funzionari.

Di conseguenza, tutti questi incarichi dirigenziali attribuiti senza concorso sono decaduti, sollevando all’epoca un enorme dibattito sulla validità degli atti impositivi e delle cartelle esattoriali firmati da tali figure.

Chi è Antonina Giordano

Al di là della presenza formale nei ricorsi difesi dall’Avvocatura dello Stato riguardanti la suddetta categoria di personale, la dott.ssa Giordano è una giurista, giornalista e tributarista. All’interno dell’amministrazione finanziaria ha svolto attività di rilievo, tra cui: [1, 2, 3]

Direttore della segreteria tecnica del Comitato antielusivo presso l’Agenzia delle Entrate.

Curatrice della storica rubrica di assistenza ai contribuenti “La posta (dei lettori)” sul quotidiano telematico ufficiale dell’agenzia, FiscoOggi. Autrice di numerose pubblicazioni di dottrina in materia di diritto tributario e contenzioso.

Veramente una vicenda dolorosa…


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