Nella cornice della Biblioteca Navarria Crifò di Catania è stato presentato l’ultimo libro dello storico corrispondente del Corriere della Sera a Palermo negli anni della ferocia mafiosa, Enzo Mignosi. Un libro che ricostruisce settant’anni di mafia con il linguaggio, l’impostazione e lo stile del romanzo, partendo dal summit del 1957 all’hotel delle Palme di Palermo tra i boss americani e siciliani riuniti per costituire il tribunale di Cosa Nostra.
La città ribolle di odio, ci sono in ballo i miliardi del sacco edilizio e scocca la guerra tra i Greco e i La Barbera. Pochi anni dopo, saranno i corleonesi a conquistare la scena: Totò Riina, Bernardo Provenzano, Leoluca Bagarella, ai margini dei grandi affari ma capaci di crescere a piccoli passi fino ad armare uno squadrone che, nei primi anni Ottanta, parte all’assalto di Palermo e ne stermina i clan storici.
Tra aneddoti e curiosità, il libro racconta la brutalità dei corleonesi che lasciano sul campo 1500 morti e diventano il gruppo di mafia più potente del mondo, mentre al Palazzo di Giustizia nasce il pool antimafia di Rocco Chinnici, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Leonardo Guarnotta e Giuseppe Di Lello, guidato poi da Antonino Caponnetto dopo l’omicidio Chinnici. Entrano in gioco i primi pentiti, con Tommaso Buscetta che fa da apripista, arrivano le condanne del maxiprocesso. Successo amaro, che spiana la strada alla stagione delle stragi (’92-93). Muoiono Falcone e Borsellino, muoiono tanti innocenti. S’invoca giustizia, ma i processi seguono strade impreviste. Uomini delle istituzioni attuano il più clamoroso depistaggio della storia repubblicana e resta oscuro il ruolo di tanti personaggi legati ai Servizi Segreti.
Alla fine, tutti i corleonesi, da Riina a Messina Denaro, vengono arrestati ma troppe domande restano senza risposta.
“Ho voluto scrivere questo libro per raccontare un pezzo di storia d’Italia, non storia di Palermo o della Sicilia, a chi non la conosce e sono in tantissimi, sono storie che non conosce quasi nessuno. Soprattutto mi riferisco ai tanti “martiri” che hanno sacrificato la loro vita in nome di una causa molto alta. L’ho fatto anche per ricordare coloro che non sono ricordati perché quando si parla di lotta alla mafia scattano come molle due nomi Falcone e Borsellino e non è così perché tanti altri, penso a Rocco Chinnici che è stato il padre del pool antimafia, colui che ha avuto per primo l’intuizione di formare un gruppo di specialisti che si occupassero a tempo pieno della lotta alla mafia per un’azione più efficace”,
dichiara l’autore.
Come relatrice è stata presente pure la Procuratrice Aggiunta Vicaria della procura di Catania, la dott.ssa Agata Santonocito:
“E’ cambiato molto nella lotta alla mafia, è cambiata molto la mafia. La mafia è resiliente e camaleontica. E’ cambiata nel tempo, passiamo dal periodo nel quale ciò che era noto nella mafia era soltanto il volto brutale delle stragi e degli omicidi. Ad arrivare ai giorni nostri, giorni nostri nei quali non abbiamo più tutti questi omicidi, non vengono più fatti, ma per una ragione ben chiara che è quella di sottrarsi il più possibile all’attenzione del pubblico. Se il fenomeno non si vede non è un fenomeno da combattere. Oggi la mafia è inabissata, oggi è una mafia che fa gli affari, è una mafia che trae il suo denaro, il suo sostentamento specialmente dalla droga ma poi si sposta su un altro campo e va a colonizzare la politica, l’economia diventando nell’economia essa stessa imprenditrice o comunque controllando gli imprenditori. Per questo è importante un’occasione come questa, è un’occasione per parlare di mafia e per comprendere che no è soltanto la mafia della coppola e della lupara”
Inoltre era presente l’avvocata Adriana Laudani:
“Siamo qui per rimuovere l’oblio, per evitare la dimenticanza. Perché questo è un tempo in cui è molto di modo dire che ormai della mafia non c’è motivo più di parlarne perché la mafia l’abbiamo definitivamente sconfitta, forse con l’arresto di Matteo Messina Denaro ma sappiamo esattamente che non è così. Questo è un libro stupendo che racconta a tutti in modo semplice e mai banale la complessità del fenomeno mafioso, come si è sviluppato in settant’anni in Sicilia e in Italia, quali connessioni ha stretto con la politica, con gli affari, con le istituzioni e quanto tutt’oggi condiziona la vita democratica del nostro paese”
A moderare è stato il giornalista Antonio Ortoleva

Enzo Mignosi
Enzo Mignosi. 74 anni, palermitano, giornalista di lungo corso del “Corriere della Sera”, è stato corrispondente dalla Sicilia per trentacinque anni. Si è occupato di tutta la cronaca di respiro nazionale, soprattutto nera e giudiziaria, ma anche politica, costume, sport. Ha seguito la guerra di mafia degli anni Ottanta, l’avvento dei primi pentiti, il maxiprocesso, la stagione dei veleni al Palazzo di Giustizia di Palermo, le stragi del ’92-93, la caduta dell’impero corleonese con gli arresti di Totò Riina, Bernardo Provenzano, Leoluca Bagarella, i grandi processi con imputati eccellenti (Andreotti, Berlusconi, Mannino, Dell’Utri, Contrada). È autore di tre saggi (Il Signore sia coi boss, 1993, Arbor; I giorni della speranza, 2010, Di Girolamo; Quelli di via Solferino – Un cronista, i suoi anni con il Corriere e la guerra di Palermo, con prefazione di Ferruccio de Bortoli, 2018, Il Pozzo di Giacobbe) e di un romanzo, A doppia mandata (2021, Ianieri). Vive tra Bratislava e Milano.
immagine copertina di Antonino Schilirò



