Nel corso del 2021, con la pandemia ancora alle spalle ma non del tutto finita, si è imposta una nuova forma di comunicazione istituzionale: la narrazione ottimista dei fondi europei. A farla da padrone sono stati i video: brevi, emozionali, visivamente impeccabili. L’Europa che “ti accompagna ogni giorno”, “che costruisce opportunità”, “che finanzia la tua impresa, anche se non lo sai”.
Ogni Regione ha fatto la sua parte. Alcune con budget da centinaia di migliaia di euro. Altre con microproduzioni dal sapore locale. Il risultato? Una vera e propria ondata di storytelling istituzionale, quasi sempre unidirezionale.
Il tono è uniforme: positivo, didascalico, depurato da ogni complessità. Nessuna parola sui vincoli, sui criteri di accesso, sulle difficoltà reali che incontrano Comuni e cittadini. Le campagne 2021 sembrano rivolte più a “promuovere l’istituzione” che a coinvolgere il pubblico.
Lo slogan più usato? “Scegli l’Europa che costruisce”. Ma cosa costruisce, come, e con quali strumenti? Resta spesso sullo sfondo.
In molti casi, la comunicazione ha perso l’occasione di diventare formazione. Poche infografiche, ancora meno guide pratiche. I cittadini restano spettatori di una regia perfetta, ma lontana.
In Liguria, la campagna “Fondi UE, la tua Regione ti accompagna” è stata lanciata in tv e web con grande enfasi. Video ben prodotti, con musica epica e inquadrature mozzafiato. Ma se si cerca un link a un bando? Un modulo per fare domanda? Niente.
In Puglia, invece, il portale Europuglia ha cercato di fare un passo in più: integrare comunicazione e servizio, con tutorial video e aggiornamenti sui fondi attivi. Un caso virtuoso, ancora isolato.
La parola più abusata del 2021 è stata “partecipazione”. Ma nei fatti, nessuna Regione ha avviato processi reali di co-progettazione con cittadini, studenti, associazioni. Le call pubbliche sono state poche, i percorsi di ascolto ancor meno. In compenso, è aumentata la spesa per agenzie di comunicazione esterne e consulenze video.
Una comunicazione che non costruisce fiducia, ma solo consenso. In alcuni casi, addirittura, consenso elettorale, con contenuti istituzionali rilanciati durante le amministrative da assessori e presidenti di Regione in cerca di visibilità.
Un dato emblematico: su oltre 13 miliardi di euro aggiuntivi del REACT-EU, non esiste ancora a oggi (ottobre 2021) una mappa chiara e pubblica dei progetti finanziati per Regione. I siti ufficiali dei Programmi Operativi spesso rimandano a PDF tecnici, illeggibili per un cittadino medio.
La trasparenza, parola chiave della Commissione Europea, in Italia si perde tra interfacce complicate e comunicazioni autoreferenziali.
Il 2021 è stato l’anno dell’opportunità comunicativa sprecata. Con i fondi UE al centro del rilancio del Paese, si poteva parlare chiaro, aprire dibattiti, costruire reti. Invece si è scelta la via breve: una comunicazione “da vetrina”, più estetica che etica.
Ma le vetrine, si sa, non cambiano le città. Le costruzioni solide partono da fondamenta condivise. E i fondi europei – se davvero vogliono costruire qualcosa – devono iniziare da lì: dalla voce di chi quei fondi li vive, li aspetta, li reclama.





