39 articoli, zero risposte: Colosimo celebra, i Testimoni di Giustizia aspettano
Sono Stefano Baudino, giornalista e autore (insieme a Heiner Koenig) del libro “Stato-mafia – La guerra dei trent’anni“, pubblicato da PaperFirst nel luglio 2025, che indaga anche sugli equilibri dell’attuale Commissione Antimafia, nonché fondatore della piattaforma divulgativa “Lumen”.
Da cittadino, prima ancora che da giornalista e divulgatore, chiedo con urgenza le dimissioni dell’Onorevole Chiara Colosimo dalla carica di Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia.
I motivi di questa richiesta sono radicati in una serie di fatti e comportamenti che appaiono in palese contraddizione con l’alta funzione di garanzia e ricerca della verità che tale ruolo dovrebbe rappresentare:
1) Screditamento dell’Istituzione: La condotta della Presidente Colosimo ha finito per sminuire l’operato della Commissione. A titolo esemplificativo, il suo rifiuto di tracciare una visione d’insieme sulle stragi, preferendo “parcellizzare” la discussione e occuparsi solo della strage di via D’Amelio – con una esplicita e pubblica valorizzazione della sola pista incentrata sul presunto interessamento di Paolo Borsellino al dossier “mafia-appalti” -, contrasta con la necessità di un’analisi coraggiosa e unitaria dei fenomeni criminali ed eversivi.
2) Scelta di una linea politica inaccettabile: La Commissione, sotto la sua guida, ha steso a mio avviso un virtuale “tappeto rosso” all’ex ufficiale dei ROS Mario Mori, accolto come un idolo dalla maggioranza a Palazzo San Macuto, anche mentre si trova indagato dalla Procura di Firenze per mafia, concorso in strage ed eversione. Nell’audizione che ha visto Mario Mori protagonista insieme al suo ex braccio destro Giuseppe De Donno, sono state inoltre espresse lodi nei confronti dell’ex senatore e fondatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri, già condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e attualmente indagato tra i mandanti esterni delle stragi, con un contestuale attacco ai magistrati della Procura di Palermo del dopo-stragi. Il tutto nell’assoluto silenzio di Chiara Colosimo.
3) Mancata prossimità alle vittime di mafia e terrorismo: La Presidente ha mostrato una preoccupante distanza dalle istanze dei familiari delle vittime degli attentati di mafia e del terrorismo, da decenni impegnate a cercare un ponte con le istituzioni al fine di pervenire alla verità e alla giustizia sugli eccidi che hanno spento la vita dei loro cari. Al contrario, Colosimo si è resa protagonista di gesti discutibili, come una foto – scattata negli anni del suo primo mandato da Consigliera regionale del Lazio (2010-2013) – in cui è ritratta sorridente e con le mani intrecciate a quelle di Luigi Ciavardini. Quest’ultimo è stato condannato in via definitiva come esecutore materiale della strage di Bologna del 1980.
4) Opacità su questioni cruciali: Sotto la sua presidenza, la Commissione evita di rispondere a domande fondamentali per la storia del nostro Paese, in particolare sui comuni denominatori tra i depistaggi che hanno rappresentato il “filo rosso” tra le stragi e gli indicatori che legherebbero apparati deviati dello Stato alla consumazione di quegli eccidi. Inoltre, il peso storico della “Trattativa Stato-mafia” – già sancito in sentenze definitive, come la sentenza “Tagliavia”, che ha tracciato una connessione logico-cronologica tra i suoi effetti sulle strategie mafiose e la consumazione delle stragi del 1993, in cui persero la vita 10 civili – è stato pubblicamente minimizzato da Colosimo. La presidente ha infatti dichiarato testualmente: «Quanto alla trattativa stato-mafia, per formazione politica non ci ho mai creduto» (Intervista ad Avvenire del 4 agosto 2023).
5) Legami Familiari Imbarazzanti: Un’ulteriore e grave compromissione della sua figura è emersa con le rivelazioni del programma di inchiesta “Report“, in particolare nella puntata andata in onda il 9 novembre 2025. Una foto del 2015, autenticata dalla stessa Presidente, la ritrae mentre posa, sorridente, accanto a una statuetta di Benito Mussolini. La fotografia era stata originariamente postata sul profilo social di una sua conoscente con la didascalia «Stiamo lavorando con nonno Benito per creare il nostro angolo di relax». Nella stessa inchiesta, Colosimo è stata infine costretta ad affrontare pubblicamente la questione dei suoi rapporti (a suo dire interrotti nel tempo) con lo zio Paolo Colosimo, condannato per aver fatto da tramite tra il faccendiere di estrema destra Gennaro Mokbel e la ‘Ndrangheta. L’insieme di queste relazioni personali e familiari opache mina alla base la credibilità della sua leadership in un organismo che dovrebbe essere il simbolo della lotta contro ogni forma di criminalità.
A integrazione di questi punti, aggiungo il link della presentazione che ho tenuto alla Camera dei Deputati in data 28 ottobre 2025, dove – insieme al mio coautore Heiner Koenig, all’On. Stefania Ascari e agli ex magistrati Antonio Ingroia e Roberto Scarpinato – ho presentato una relazione sui “buchi neri” in merito alle stragi di mafia e gli attuali equilibri in Commissione Antimafia: https://www.youtube.com/watch?v=4IWZ3HhvvAM
Alla luce di queste considerazioni, ritengo che l’On. Colosimo non abbia più la necessaria autorità morale e politica per guidare la Commissione Antimafia. La sua permanenza in carica danneggia l’immagine di tale organismo e delude le attese di giustizia dei familiari delle vittime.
Chiedo pertanto alle alte cariche dello Stato e al Parlamento di farsi interpreti di questa istanza e di adoperarsi affinché venga ripristinata una leadership in grado di restituire alla Commissione Antimafia il suo ruolo di baluardo della legalità e della trasparenza.
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Chiara Colosimo deve dimettersi: la Commissione Antimafia è diventata un guscio vuoto





