Giuseppe ucciso dalla camorra, ora vogliono sfrattare moglie e figlia
Capodanno 2007. Mentre l’Italia brinda, a Torre Annunziata si muore sotto i colpi vaganti della camorra.
Giuseppe Veropalumbo viene assassinato nella sua abitazione. Non era un bersaglio, non era un criminale: era un padre, un lavoratore, un uomo pulito.
Una vittima innocente.
Da quella notte Carmela Sermino resta vedova con una bambina di pochi mesi. La Procura accerta che l’omicidio avviene in un contesto mafioso. Ma, come spesso accade in questo Paese, il riconoscimento formale di “familiare di vittima innocente” non arriva mai.
Il decreto del 2016: lo Stato assegna una casa confiscata
Il 31 agosto 2016, con Decreto Sindacale n. 150, il Comune di Torre Annunziata assegna a Carmela Sermino e alla figlia Ludovica una casa confiscata alla criminalità organizzata. Nel documento ufficiale è scritto nero su bianco che: la donna è vedova di Giuseppe Veropalumbo ucciso nel 2007, la Procura ha riconosciuto il contesto mafioso dell’omicidio, Carmela è incensurata, senza immobili di proprietà, in grave disagio economico. Lei e la figlia vivono grazie all’aiuto dei familiari, ha subito atti intimidatori, danneggiamenti e furti
Quella casa non è un favore. È una riparazione minima, un atto dovuto, un simbolo di riscatto contro la camorra. Il colpo di scena del 2025: via dalla casa entro agosto
8 aprile 2025. Arriva la notifica ufficiale del Comune di Torre Annunziata: avvio della procedura di liberazione dell’immobile confiscato. Nel documento si legge che: l’assegnazione aveva durata di 9 anni, il termine di rilascio è fissato al 31 agosto 2025, in caso di mancato rilascio, si procederà con recupero coatto
Tradotto: la vedova di una vittima di camorra deve lasciare la casa dello Stato.
La legalità, oggi, le chiede di fare le valigie. Questa non è burocrazia. È una seconda condanna. Qui non siamo davanti a una pratica amministrativa. Qui siamo davanti a una violenza istituzionale travestita da regolamento.
Prima la camorra le ha tolto il marito.
Ora lo Stato rischia di toglierle anche la casa che le aveva dato per sopravvivere.
È come se si dicesse: “Abbiamo fatto abbastanza. Ora arrangiati”. No.
Questo è inaccettabile. Moralmente. Politicamente. Umanamente.
Il video: la storia raccontata con le sue stesse ferite
Questa vicenda è raccontata anche in questo video:
https://www.youtube.com/watch?v=wXdk7KVErY0
Guardarlo significa mettere un volto, una voce, una carne viva dietro le carte timbrate.
La petizione: ora tocca alla coscienza collettiva
È per questo che nasce questa petizione pubblica:
https://www.change.org/p/impedire-lo-sfratto-della-famiglia-veropalumbo
Si chiede:
-
Stop immediato allo sfratto
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Riconoscimento ufficiale della famiglia come vittima innocente
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Tutela permanente dell’alloggio
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Intervento del Governo
-
Assunzione di responsabilità politica del Comune
Le case confiscate non si sfrattano: si difendono. I beni confiscati non sono immobili qualsiasi.
Sono trincee civili, confini tra Stato e antistato. Se oggi una vedova di camorra viene sfrattata da una casa della legalità, domani quel confine sparisce per tutti.
Questa battaglia non è solo loro. È nostra.
Qui non si tratta solo di Carmela e Ludovica.
Qui si tratta di stabilire se: chi perde un familiare per mano della camorra ha ancora diritti, lo Stato protegge o abbandona, la parola giustizia è ancora viva o solo stampata sulle lapidi.
FIRMA. CONDIVIDI. FAI RUMORE.
https://www.change.org/p/impedire-lo-sfratto-della-famiglia-veropalumbo
Perché la legalità non sfratta le vittime. Le protegge.
E se oggi passiamo oltre in silenzio, domani toccherà a qualcun altro.

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