Continuando a descrivere lo scioglimento dei comuni, adesso si parla dei capoluoghi. Infatti nel 2025, tra i vari Decreti di scioglimento fa rumore quello relativo al Comune di Caserta: si tratta del terzo Comune capoluogo oggetto di provvedimento ex art. 143 Tuel dal 1991 ad oggi. Nello specifico, sono stati:
- il primo il Comune di Reggio Calabria nel 2012;
- nove anni dopo, nel 2021, era la volta del Comune di Foggia,
- dopo quattro anni è toccato al Comune di Caserta.
Nell’analisi dei Decreti e delle Relazioni, emergono alcune differenze tra le motivazioni dello scioglimento di piccoli Comuni, che sono la maggioranza, e di Comuni medio-grandi o capoluogo. Ad esempio, per i primi, le Relazioni prefettizie si trovano a dover approfondire in modo più dettagliato i legami parentali o di frequentazione tra amministratori ed esponenti della criminalità organizzata o soggetti controindicati: legami che, seppur non decisivi ai fini della decisione finale, consentono di ricostruire meglio il contesto e il significato stesso di alcuni atti amministrativi.
Nei Comuni più grandi, invece, la maggior complessità dell’apparato burocratico-amministrativo conduce ad un’analisi più approfondita degli step procedurali e delle relative manovre illecite. Ma c’è una cosa che accomunano tutti i comuni sciolti e vale, ad esempio, per la fase delle campagne elettorali: la Commissione d’accesso al Comune di Caserta cita la presenza di elementi indizianti che riguardano episodi di corruzione elettorale, con condizionamento del voto tanto del 2016 quanto del 2021.
Il sostegno durante la fase elettorale rappresenta un trait d’union per molti dei casi analizzati. Grande attenzione viene poi dedicata, anche nel caso di Caserta, al sistema di gestione illecita degli appalti pubblici, oggetto di scambio, con soggetti riconducibili al contesto criminale locale, in termini di voti per alcuni amministratori e in termini di altre utilità per alcuni funzionari pubblici. Questo sistema di condizionamento degli affidamenti pubblici si fonda, tra l’altro, anche su alcuni moduli operativi ricorrenti nei Decreti di scioglimento analizzati.
Lo si nota, ad esempio, per quel che concerne l’elusione dei controlli antimafia. Emblematicamente, Decreto e Relazione evidenziano come, rispetto ai lavori di messa in sicurezza di un collegamento viario cittadino a Caserta, l’impresa esecutrice dell’appalto, in passato iscritta alla white list, ha omesso di comunicare un’intervenuta variazione societaria con l’intromissione di un soggetto controindicato, e la stessa stazione appaltante è venuta meno all’obbligo, perché i lavori erano ancora in corso, di chiedere il rinnovo della certificazione antimafia alla sua scadenza.
La vicenda coinvolge, secondo la ricostruzione prefettizia, sia la parte burocratica che quella politica dell’Ente. Anche questa confusione di ruoli tra funzioni di indirizzo politico e funzioni gestionali è un elemento ricorrente. Sempre sul piano degli appalti, devono essere menzionati anche altri indicatori sintomatici dell’illecito condizionamento sugli organi comunali:
- uso disinvolto delle procedure di affidamento diretto,
- violazione del principio di rotazione,
- uso inappropriato delle proroghe contrattuali per la prosecuzione di servizi,
- bandi cuciti ad arte sulle capacità tecniche degli attori economici che si intendono favorire:
“vale, nello specifico, secondo la Relazione, per una Rti appositamente costituita per la partecipazione alla procedura pubblica indetta dal Comune per l’affidamento del servizio integrato dei rifiuti solidi urbani (un settore, detto per inciso, frequente – mente oggetto delle attenzioni criminali).”
Anche rispetto agli scioglimenti degli altri due Comuni capoluogo, ossia Foggia e Reggio Calabria, non si riscontrano, nel caso di Caserta, differenze significative. Nel caso foggiano, analizzato da Avviso Pubblico nel dossier “Le mani sulle città” una certa attenzione era rivolta alla crescita, nel territorio, della proiezione della cd. “quarta mafia” e del peso che avevano, in quel contesto, le dinamiche corruttive (il “cavallo di troia”, secondo la Relazione, per il condizionamento dell’attività amministrativa e l’aggiudicazione di appalti pubblici).
Il cuore delle Relazioni, anche nel caso, più risalente nel tempo, di Reggio Calabria, resta comunque l’analisi degli affidamenti e le forme del condizionamento su opere e servizi pubblici: ricorre, ad esempio, anche in questo caso, il pervasivo interesse mafioso per il settore dei rifiuti.





