Nel Molise la relazione dell’Anno Giudiziario 2026 segnala fenomeni di criminalità organizzata nelle aree di confine, soprattutto nel Basso Molise. Crescono i procedimenti DDA a Campobasso e si chiede di rafforzare la Procura di Larino.
La schifosa criminalità organizzata (la montagna di merda, come diceva il compagno Peppino Impastato) non bussa mai, non chiede il permesso: entra quando vuole, quando trova spazio e sottovalutazione.
E questo messaggio arriva anche dalla relazione del Presidente della Corte d’Appello dell’Anno Giudiziario 2026 (“L’Amministrazione della Giustizia nel distretto del Molise: dal 1 luglio 2024 al 30 giugno 2025): il territorio non è un’isola felice, ma una zona di frontiera, soprattutto nel Basso Molise a ridosso della provincia di Foggia, dove i fenomeni criminali organizzati – violenti e schifosi – si “affacciano” senza bisogno di fare rumore.
Il concetto dell’isola felice, promosso e lanciato negli ultimi anni da imbecilli che non capiscono il problema o che sono legati al sistema, ritorna per essere smentito.
Il Molise non è mai stato un’isola felice.
Hanno tentato di far passare questo stupido concetto solo per nascondere i tanti problemi sotto la sabbia. Questi struzzi hanno soltanto offerto una definizione posticcia, inutile: per collusione, per ignoranza, per vantaggio.
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Molise di confine
La narrazione “piccolo” (territorio) quindi “tranquillo” è comoda ma totalmente falsa. Il focus sul Basso Molise non è casuale: un confine è un punto di snodo dove si misura la presenza (o l’assenza) dello Stato e la capacità di controllo. Alla schifosa criminalità organizzata serve la normalità.
Entra (ed è entrata da tempo) per fare “impresa”, per cercare varchi, per mettere radici dove il terreno è più “morbido”.
Il dato che colpisce di più riguarda la crescita dei procedimenti di competenza della DDA di Campobasso: da 8 a 20, un incremento che obbliga ad analisi seria della situazione. Un indicatore che indica un territorio scleto dai criminali per i loro sporchi affari.
La richiesta di rafforzare la Procura della Repubblica di Larino con un terzo sostituto procuratore significa ammettere che determinate situazioni complesse non si possono affrontare con l’organico “minimo”, soprattutto in un’area dove il confine è geografico ma anche criminologico.
Un punto chiave per capire il Molise: in questa regione martoriata da queste presenze e dai loro traffici (cemento, traffico di droga, furti, pizzo, monnezza tossica, appalti,…) anche una singola “scopertura” istituzionale può creare le condizioni a questi criminali per continuare indisturbati la loro opera.
Tempi della giustizia e attrattività criminale. La relazione fotografa un miglioramento dei tempi nel civile ma nel penale i tempi medi tornano a peggiorare: il Disposition Time cresce sia in appello (da 216 a 270) sia nei tribunali ordinari (da 295 a 438).
Numeri che sembrano freddi, con un effetto bollente sulla pelle delle comunità: quando la risposta penale si allunga chi vive di intimidazione criminale e controllo sociale sente più margine per la sua azione. La lentezza non resta confinata negli uffici ma diventa sfiducia, rassegnazione.
Carceri al limite
Sovraffollamento marcato, criticità strutturali e sanitarie e un suicidio in carcere. A Campobasso si parla di 164 presenze su una capienza di 106 posti (60 presenza che creano problemi e disagi). A Isernia 75 presenza su 38 posti.
Un sistema penitenziario sotto pressione è un problema “umanitario” ma anche di sicurezza: più fragilità, più rischio di recidiva.
Il legame tra Molise e criminalità organizzata va raccontato nel quotidiano e non soltanto per 24 ore dopo la registrazione di un fatto. Tutti devono fare la propria parte. Questo legame deve essere raccontato con una parola: presidio. Organici adeguati, soprattutto dove il confine è più esposto. Velocità nel penale, perché la lentezza è molto pericolosa. Tecnologia che funzioni davvero. Carceri gestibili.
Il Molise, come tutti i territori, non è immune.
La relazione dell’Anno Giudiziario 2026 racconta un Molise che chiede strumenti.

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