Giusy Rosato, Responsabile Scuole e Università dell’Associazione Dioghenes APS. Siamo arrivati alla IV edizione del premio nazionale Lea Garofalo con un importante coinvolgimento delle scuole. Pure dal suo ruolo di professoressa, quanto è importante che eventi come questo, che tematiche come quelle trattate durante il premio si svolgano proprio all’interno delle scuole davanti agli studenti?
È indispensabile che eventi così importanti, dal punto di vista della formazione civica e civile dei nostri alunni, come il Premio nazionale Lea Garofalo, abbiano come proscenio principale le scuole e come platea privilegiata gli studenti. Il Premio Lea Garofalo si configura come un segmento essenziale del curricolo di Educazione civica per i Consigli delle classi che vi aderiscono.
L’insegnamento dell’Educazione Civica, infatti, oggi a scuola è un pilastro fondamentale per la formazione delle nuove generazioni. Non si tratta di una semplice materia, ma di un approccio trasversale e integrato essenziale, “in un edificio ben connesso dove tutto si fonde e si trova” – secondo la felice immagine di don Lorenzo Milani in Lettera a una professoressa – per costruire il futuro della nostra società democratica, trasformando in atto concreto quel suo famoso “I care”.
L’efficacia di questa disciplina risiede nella sua capacità di trasformare l’apprendimento da passivo a attivo, ponendo lo studente al centro come futuro attore della vita democratica, in qualità di cittadino attivo, consapevole, responsabile. L’Educazione Civica trasforma il “suddito” in “cittadino” mediante l’intreccio di tre elementi: sapere (consapevolezza), saper fare (attività) e saper essere (responsabilità).
La consapevolezza è il primo passo per l’azione. Un cittadino consapevole è colui che conosce il contesto in cui vive, i suoi diritti fondamentali e i suoi doveri inderogabili, vivendo la Costituzione come la vera bussola della società. L’importanza dell’Educazione Civica risiede nella sua capacità di andare oltre la mera trasmissione di nozioni, agendo sulla formazione integrale della persona.
Tutto il lavoro propedeutico, funzionale alla ideazione, progettazione e realizzazione dell’elaborato – di vario genere e natura – con cui si concorre al Premio nazionale Lea Garofalo, oltre alle giornate stesse del Premio tout court, con incontri, conferenze, tavole rotonde sui temi della Legalità correlati, risponde a questa filosofia dell’insegnamento dell’Educazione civica.
Siamo in un periodo dove nelle scuole è difficile arrivare a finire il programma scolastico e arrivare alla storia più recente che ha caratterizzato quello che oggi è il nostro Paese. Quanto invece, fin dalle scuole, servirebbe invece studiarla?
Questo è effettivamente un problema reale del sistema scolastico italiano: la difficoltà cronica nel coprire la storia contemporanea, lasciando spesso un “buco” conoscitivo proprio sugli eventi che hanno plasmato l’Italia di oggi. Sarebbe, invece, fondamentale studiarla almeno per tre ragioni: per acquisire una sempre maggiore consapevolezza civica, per imparare a decodificare il presente e per acuire il senso di appartenenza al nostro Paese.
Senza conoscere il dopoguerra, la nascita della Costituzione, gli anni di piombo o le stragi di mafia, è difficile per un giovane comprendere il valore delle istituzioni e della democrazia attuale. Molte delle tensioni politiche, sociali ed economiche odierne affondano le radici nel secondo Novecento. Capire il passato recente serve a non subire passivamente il flusso delle notizie quotidiane.
La storia recente è quella dei nostri nonni e genitori. Studiarla crea un ponte generazionale che rende la materia “viva” e non solo un elenco di date distanti. Come si potrebbe risolvere? Molti esperti suggeriscono di invertire o rimodulare la didattica: partire dall’attualità per risalire alle cause storiche; adottare Linee di programmazione “a ritroso” o ciclici che garantiscano sempre uno spazio per il Novecento; utilizzare le ore di Educazione Civica come spazio privilegiato per approfondire i momenti chiave della Repubblica. Io ritengo che studiare la storia recente non sia solo un “dovere scolastico”, ma un diritto degli studenti ad avere gli strumenti necessari per diventare cittadini consapevoli.
Quest’anno il premio è stato ospitato a Cremona, nella sua terra. In quella Lombardia che tante volte sembra essere immune ma, come emerge pure dalle inchieste, è pure quella “terra di mafia”. A tal proposito quanto sono importanti eventi come questo?
Eventi di questo tipo sono considerati fondamentali per diverse ragioni, specialmente in un contesto territoriale come quello lombardo.
Innanzitutto, per rompere l’illusione dell’immunità. La Lombardia è stata a lungo considerata “immune” dalle infiltrazioni mafiose. Tuttavia, inchieste giudiziarie come l’Operazione “Crimine – Infinito” o l’Operazione “Aemilia” hanno dimostrato il radicamento, in particolare della ‘ndrangheta, nel tessuto economico del Nord. Un premio sulla Legalità serve a mantenere alta la guardia e a contrastare l’indifferenza. In secondo luogo, come già sottolineato, risulta fondamentale per l’educazione e il coinvolgimento dei giovani. Il premio si rivolge esplicitamente agli studenti per educarli alla giustizia sociale e al contrasto alla cultura mafiosa. Quest’anno sono state presentate circa novanta opere realizzate da giovani, trasformando la memoria in un impegno civile attivo.
Inoltre, l’importanza del Premio è strettamente correlata al valore della testimonianza e della memoria. Celebrare figure come Lea Garofalo, testimone di giustizia che sfidò la ‘ndrangheta, da un lato, permette di umanizzare la lotta, dando un volto e una storia alle vittime e sottraendole così all’astrazione dei numeri; dall’altro, consente di offrire modelli positivi, attraverso la premiazione dei “Testimoni del nostro tempo” (giornalisti, magistrati, attivisti), i quali dimostrano concretamente che opporsi al potere criminale è possibile e necessario. Portare un evento di rilevanza nazionale a Cremona ha significato riaffermare che la lotta alla mafia non è un problema solo del Sud, ma una responsabilità collettiva che riguarda l’economia, la politica, la società, quindi, il lavoro e i diritti di ogni cittadino lombardo.
Un resoconto di questa edizione premio?
La quarta edizione del Premio nazionale Lea Garofalo si è rivelata un successo corale. Quando un progetto riesce a far convergere Enti, Istituzioni, Associazioni, mondo della Scuola e settore privato, non si ottiene solo un risultato operativo, ma si crea un vero e proprio “ecosistema” di valore. I pilastri del successo sono stati la forte sinergia Istituzionale, il protagonismo delle Scuole, la responsabilità sociale d’Impresa e la coesione sociale.
Il sostegno dei numerosi patrocini ottenuti non è stato solo formale, ma ha conferito autorevolezza e solidità all’iniziativa. Il coinvolgimento degli istituti scolastici, sotto varie forme (partecipazione al concorso in senso stretto, ristorazione, grafica per locandine, manifesti e attestati, realizzazione dei premi) ha trasformato l’evento in un’occasione di didattica applicata. Gli studenti non sono stati solo spettatori, ma veri e propri artefici del successo.
Il coinvolgimento degli sponsor e del tessuto economico locale, che ringrazio infinitamente per la generosa risposta, ha dimostrato una comunità che investe su se stessa, dove il profitto si sposa con la cultura e la solidarietà. In questa occasione, l’encomiabile coesione sociale ha rivelato l’esistenza di un tessuto vivo e partecipe.





