Il 18 gennaio alle ore 17, a Isernia, andrà in scena un atto politico vero, necessario, tardivo ma inevitabile. La fiaccolata organizzata dal sindaco Piero Castrataro segna un punto di rottura che il Molise non può più permettersi di ignorare. A dirlo con lucidità e durezza è Lucio Pastore, che in una nota mette nero su bianco ciò che molti pensano da anni e che troppo a lungo è stato lasciato cadere nel vuoto: la sanità pubblica molisana è stata progressivamente smantellata nel silenzio generale.
Dieci anni di mobilitazioni ignorate
Non è la prima volta che il Molise scende in strada per difendere il diritto alla salute. Più di dieci anni fa, ricorda Pastore, furono cittadini comuni, senza incarichi istituzionali, a organizzare le prime manifestazioni.
Iniziative coraggiose, isolate, lasciate sole da partiti e sindacati, incapaci o non disposti a portare quelle istanze nei luoghi decisionali. Nemmeno il grande raduno di Campobasso del 2016 riuscì a scalfire davvero il muro delle istituzioni. Le richieste rimasero tali. Le promesse si dissolsero. Il sistema sanitario continuò la sua lenta, costante destrutturazione.
Oggi, però, la situazione è diversa. E Pastore lo dice chiaramente: questa volta in prima linea c’è un sindaco. Un soggetto istituzionale che mette il proprio corpo davanti all’ospedale. È una differenza enorme. Perché quando a denunciare non è solo la società civile, ma un rappresentante delle istituzioni locali, ignorare diventa politicamente molto più difficile. E se a Castrataro si uniranno gli altri sindaci, e soprattutto la popolazione, allora il gioco dell’indifferenza rischia finalmente di saltare.
I riflettori nazionali non sono un caso
Non è un caso, sottolinea Pastore, che in questi giorni i media nazionali abbiano acceso i riflettori su Isernia. Il Molise, ancora una volta, può diventare un laboratorio. Ma non di tagli, non di sperimentazioni al ribasso: una scintilla di resistenza contro la trasformazione della sanità in merce. Il servizio sanitario pubblico è un bene comune. Quando viene smantellato, non si colpisce un bilancio: si colpiscono le persone, le famiglie, i più fragili. E ciò che accade in Molise oggi può accadere ovunque domani.
Pastore non usa giri di parole nel definire Castrataro persona onesta e intelligente. Un amministratore che ha scelto di esporsi, consapevole che il fallimento di questa iniziativa non sarebbe una sconfitta personale, ma una sconfitta collettiva. Perché se anche questa mobilitazione dovesse cadere nel vuoto, il messaggio sarebbe devastante.
Ora tocca ai cittadini
La fiaccolata del 18 gennaio non è un evento simbolico. È un banco di prova. Pastore lancia un appello che non ammette ambiguità: cerchiamo di esserci tutti. Perché questa non è la battaglia di un sindaco, né di un medico, né di una città. È una battaglia che riguarda il Molise intero. E riguarda anche il resto del Paese. Come ricorda Pastore, gli occhi dell’Italia sono puntati su questo territorio. Quello che accadrà a Isernia dirà molto su cosa resta, oggi, del diritto alla salute e della capacità delle comunità di difenderlo.
Il 18 gennaio non è una data qualsiasi. È il giorno in cui il Molise può decidere se continuare a subire o iniziare davvero un nuovo percorso.
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