Il 20 novembre, con una deliberazione del Consiglio dei Ministri, è stato sciolto per infiltrazioni mafiose il comune di Paternò, in provincia di Catania.
Dalla relazione del Ministro dell’Interno al Presidente della Repubblica, si legge:
“Gli esiti del monitoraggio condotto sull’ente locale avviato a seguito di diverse indagini giudiziarie, tra cui la più recente denominata “Athena”, dalla quale sono scaturite numerose misure cautelari nei riguardi di soggetti appartenenti a locali cosche mafiose e di alcuni amministratori o ex amministratori comunali hanno evidenziato possibili forme di condizionamento del comune di Paternò da parte di organizzazioni criminali presenti sul quel territorio. Pertanto, il prefetto di Catania, con decreto del 30 gennaio 2025, ha disposto l’accesso presso il suddetto ente locale per gli accertamenti di rito, attività ispettiva che è stata poi prorogata per ulteriori tre mesi.”
La relazione prefettizia si è soffermata sulle risultanze dell’operazione “Athena“, coordinata dalla direzione distrettuale antimafia di Catania, che ha avuto origine da indagini riguardanti il controllo esercitato dalla criminalità organizzata sulle aste giudiziarie aventi ad oggetto immobili di Paternò e delle zone vicine. Dall’operazione sono scaturite ordinanze cautelari nei confronti del sindaco e di un assessore comunale, misure poi annullate in sede di ricorso in Cassazione, nonché nei riguardi di un imprenditore agricolo e amministratore comunale nella passata consiliatura, tutti accusati del reato di scambio elettorale politico-mafioso in quanto, durante la tornata elettorale del giugno 2022, anche con l’intermediazione dell’imprenditore, il sindaco eletto si sarebbe accordato con una delle famiglie locali per ricevere l’appoggio elettorale in cambio di posti di lavoro a soggetti segnalati da esponenti mafiosi e della nomina in giunta di un soggetto, ritenuto uomo di fiducia, a completa disposizione delle locali cosche mafiose.
“La presenza nell’organo esecutivo comunale di un referente degli interessi criminali avrebbe consentito alla criminalità organizzata di poter incidere direttamente e significativamente sulla gestione della cosa pubblica. Tale presenza è stata, peraltro, garantita anche durante il secondo mandato del sindaco, il quale ha confermato in giunta il predetto ex assessore, notoriamente privo di specifiche qualifiche professionali e di esperienza politica.
Da riscontri investigativi risulta che l’imprenditore ha tenuto più incontri presso locali di sua proprietà, alcuni anche con la presenza del primo cittadino di Paternò, con esponenti mafiosi per concordare e perfezionare l’accordo elettorale che ha determinato la confluenza di voti controllati dalla criminalità organizzata sulle candidature e sulle liste collegate al sindaco, poi eletto nel giugno 2022.”
Nella relazione vengono, inoltre, scandagliate diversi comportamenti dell’imprenditore, derivante sempre dalla stessa operazione, che dovrebbero confermare sempre di più la sua vicinanza agli ambienti malavitosi, tanto da essere ancora colpito dalla misura cautelare agli arresti domiciliari. Comportamenti che avrebbero dovuto favorire sempre di più l’amministrazione:
“A tal riguardo vengono segnalati numerosi contatti “con cadenza quotidiana” tenuti dal medesimo con esponenti criminali al fine di favorirne gli interessi in seno all’amministrazione comunale, come è avvenuto in un caso, riportato nella relazione prefettizia, in cui si fa espresso riferimento alle pressioni esercitate per l’assunzione, presso una ditta affidataria di servizi comunali, di soggetti controindicati o per garantire suoi interessi personali, come nel caso dell’acquisizione tramite asta giudiziaria di un capannone avvenuta con l’interessamento di malavitosi”
A completare il quadro relativo ai rapporti degli amministratori comunali di Paternò, la relazione prefettizia fa cenno anche ad altri esponenti politici che hanno partecipato all’amministrazione del comune nel periodo di interesse e sono stati ritenuti “condizionabili” da parte delle locali famiglie criminali; tra questi viene evidenziata la figura del vicesindaco della passata consiliatura, nonché consigliere comunale di lungo corso, che si sarebbe adoperato come “sponda politica” per conto di esponenti mafiosi per ottenere dal comune di Paternò il cambio di destinazione d’uso di un immobile da trasformare in complesso residenziale. Viene inoltre precisato che per queste finalità
“il predetto avrebbe contattato il sindaco ed altri esponenti politici e dirigenti del settore, assicurando un suo intervento presso consiglieri comunali a lui vicini affinché l’organo consiliare adottasse gli atti di competenza senza difficoltà, intervenendo in maniera fattiva e determinata anche presso gli uffici comunali per “… assicurare che i desiderata degli uomini del clan fossero soddisfatti celermente e senza impedimenti”, con ciò determinando uno svilimento della funzione pubblica posta al servizio di interessi criminali, “vicenda, di cui era a conoscenza anche il Sindaco””.
Nella relazione prefittizia si fa riferimento, in particolare, anche ad altri due consiglieri comunali “anch’essi ritenuti funzionali agli interessi mafiosi”. Ma non vengono risparmiati anche altri consiglieri, o ex consiglieri, e il presidente del consiglio comunale nonché ad alcuni dipendenti del comune di Paternò. Viene segnalato, in aggiunta, il “costante rifiuto di collaborazione”, durante l’attività ispettiva, e la mancata voglia di consegna delle documentazioni necessarie per svolgere l’accertamento ispettivo.
Un approfondimento viene fatto nella mancanza dei controlli preventivi antimafia, infatti:
“Gli esiti ispettivi sulle attività amministrativo-gestionali del comune di Paternò pongono in rilievo la sostanziale assenza dei controlli preventivi antimafia atteso che, su 130 unità di personale impiegato presso l’ente locale, soltanto un dipendente ha effettuato accessi nella banca dati nazionale antimafia (BDNA), consultata in pochissime occasioni. Solo dal maggio del 2025 il sindaco di Paternò ha richiesto l’accredito per l’accesso alla suddetta banca dati di tutti i responsabili dei settori amministrativi comunali. L’assenza di controlli preventivi antimafia ha fortemente inciso sulla regolarità delle procedure di rilascio delle licenze commerciali, ove emergono violazioni della normativa relativamente ai requisiti soggettivi richiesti, settore di attività nel quale è stata evidenziata disorganizzazione e confusione. Viene, altresì, precisato che ci sono stati tentativi di tenere celati alla commissione d’accesso atti dai quali si sarebbe potuto evincere l’avvenuto rilascio di licenze comunali a favore di soggetti privi dei requisiti di legge e anche coinvolti in procedimenti giudiziari; in particolare, si fa specifico cenno a un caso in cui il beneficiario della licenza risulta essere pregiudicato per associazione mafiosa. Risulta, inoltre, che diverse attività commerciali sono riferibili a persone contigue, se non organiche, a clan mafiosi.”
Altra importante irregolarità viene segnalata nell’ambito degli appalti, sia agli affidamenti concessi come somma urgenza che no, e sui contributi economici relativi alla pandemia da covid-19:
“Anomalie vengono rilevate anche nell’attività gestionale di una società partecipata che gestisce il servizio idrico integrato. Tale società in house, il cui amministratore unico fino al luglio 2022 è stato l’attuale presidente del consiglio comunale, ha stipulato un contratto per la fornitura di servizi informatici, tuttora in essere, con una ditta che nel dicembre del 2024 è stata destinataria di interdittiva antimafia emessa dalla prefettura di Cremona. A tutto ciò si aggiungono evidenti criticità rilevate nelle procedure di concessione di contributi economici per l’emergenza epidemiologica (Covid 19) a favore di soggetti vicini alle famiglie mafiose egemoni in quel territorio.”
Un ulteriore passaggio viene fatto in riferimento alle festività di Santa Barbara, patrona di Paternò, e dei cerei che vengono realizzati, eventi che hanno suscitato diversi fatti di cronaca:
“In passato, infatti, nel corso di tali manifestazioni ci sono stati “omaggi” resi da coloro che partecipavano alla processione dei “cerei” innanzi alle abitazioni di esponenti mafiosi”
In sostanza dall’esame della relazione della commissione di indagine e di quella del Prefetto di Catania emerge chiaramente la totale assenza di legalità dell’azione amministrativa e uno stato di precarietà degli uffici comunali, da cui conseguono le irregolarità gestionali analizzate e un preoccupante livello di compromissione dell’amministrazione comunale nel suo complesso:
“In particolare, i contenuti delle relazioni — prefettizia e della commissione di indagine — hanno evidenziato la sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti tra componenti dell’amministrazione locale ed esponenti della criminalità organizzata di tipo mafioso. Le circostanze, analiticamente esaminate e dettagliatamente riferite nella relazione prefettizia e in quella della commissione di indagine hanno posto in rilievo una serie di condizionamenti dell’amministrazione comunale di Paternò volti a perseguire fini diversi da quelli istituzionali che hanno determinato lo svilimento e la perdita di credibilità dell’istituzione locale, nonché il pregiudizio degli interessi della collettività, rendendo necessario l’intervento dello Stato per assicurare la riconduzione dell’ente alla legalità, come è stato evidenziato anche in sede di comitato provinciale dell’ordine e sicurezza pubblica che, all’unanimità, ha condiviso le valutazioni e le conclusioni dell’organo ispettivo.”





