Il bossolo «in foto li ho raccolti a Berlino est mentre preparavo MafiEuropa, non lontano dal muro. Anche lì avevano festeggiato. No, non è solo Napoli» ha concluso la giornalista d’inchiesta Amalia De Simone un post facebook nel capodanno di due anni fa.
Il post riportava la testimonianza di un capodanno da cronista, di strada e sul territorio. «Nelle notti che scavallano un anno e l’altro (almeno per convenzione) ho sempre lavorato – ha raccontato Amalia due anni fa – Sono ore complicate per i cronisti. Ora non faccio più quel tipo di giornalismo ma in occasioni come questa continuo a ricevere segnalazioni dalle mie fonti e da quelle da “giro di nera”.
E così anche stasera la solita notizia. Non l’unica. Anche ad Afragola la vittima è stata una donna (si, è morta per essersi affacciata al balcone) e poi a Santa Maria Capuavetere c’è stato in ragazzo colpito alla testa da uno stronzo che pensava che sparare in aria con il ferro lo rendesse figo agli occhi del suo piccolo mondo».
Il Capodanno è ormai passato da oltre dieci giorni, si è tornati alla normale quotidianità. L’eco dei botti di fine anno è ormai perso nell’etere. Ma i fuochi d’artificio non sono finiti. Come raccontiamo sin dai primi mesi, e nei capodanni precedenti abbiamo riportato notizie da varie parti d’Italia in primis Pescara, Vasto e dintorni, c’è chi continua a sparare. E spesso i motivi sono ben conosciuti e circostanziati, legati a dinamiche dello spaccio e del ventre oscuro (ma in realtà ben conosciuto e anche alla luce del sole e della luna) dei nostri territori.
A Vasto, nonostante l’ordinanza di divieto del sindaco Francesco Menna, sono stati sparati botti in grandissima quantità, si è ripetuto uno scenario di guerra anche quest’anno. «La guerriglia», «Sembra il cielo sopra il Vietnam. Buon 2026 da Saigon». Sono alcuni dei commenti alla notte di San Silvestro nei cieli di Vasto, corredati da video che documentano la potenza di fuoco esplosa in città.
«Molti cittadini hanno espresso rabbia e indignazione sui social dopo aver assistito ad una notte di botti sparati nel centro di Vasto e in varie zone della periferia, tra cui il popoloso quartiere San Paolo noto come “zona 167”. Luogo in cui fuochi d’artificio sono segnalati dai cittadini durante tutto l’anno. Lo raccontiamo sin dal nostro primo anno quali segnali, in luoghi delle città, sono espressi dall’esplosione di fuochi d’artificio.
Segnali legati allo spaccio, all’arroganza criminale di determinate famiglie, al ventre oscuro (che tanto oscuro non è perché certi fatti accadono non certo nascosti, come spesso abbiamo denunciato) di questa società. Un ventre oscuro che è presente, segna, anche la costa abruzzese da Rancitelli fino al vastese. Lì dove lo spaccio e altri reati, come abbiamo ripetutamente sottolineato nell’anno appena trascorso, appaiono in netto incremento».
Così nei nostri precedenti articoli abbiamo riassunto quanto accaduto nella notte di San Silvestro a Vasto. Territorio il vastese che ha avuto il bilancio più grave di tutta la provincia di Chieti: su cinque feriti tre sono di Vasto e San Buono, due gravi. Si è sparato quella notte e si continua a sparare.
Amalia De Simone nel post citato all’inizio di quest’articolo riportava vittime di arma da fuoco, le pistole nell’ultima notte dell’anno feriscono. E uccidono.
Il 3 gennaio scorso i colleghi di ChiaroQuotidiano (https://chiaroquotidiano.it/ ) hanno pubblicato la segnalazione di un lettore. Una notizia passata via in breve tempo, nella (dis)attenzione dei social e nel clima festivo di quei giorni. In piazza Giovine, a pochi passi dalla circonvallazione histoniense e non lontano dal quartiere San Paolo, per terra sono stati rinvenuti bossoli di pistola. Arma a salve o “vera”, sottolinea la redazione diretta dal giornalista professionista e di lunga esperienza Michele D’Annunzio, non è dato sapere.
Alla luce di un anno segnato da vandalismi, furti, rapine, violenze varie, e di determinate dinamiche che sono ben presenti in città la domanda viene quindi spontanea ed è doverosa: oltre i botti anche le pistole vengono usate? Da chi? Interrogativi pesanti che, come tanti in questa città, rimarranno senza risposta, scorreranno come acqua di fiume come tante notizie che meriterebbero attenzione, indignazione, vitalità civile, civica e sociale. Ma la città appare indifferente, disinteressata, anestetizzata come qualcuno ha detto proprio durante l’ultimo consiglio comunale riferendosi a fatti che hanno scatenato polemiche e dure prese di posizione a Palazzo di Città. In un eterno presente in cui venti, trent’anni, non passano, rimangono gattopardescamente uguali, identici. Tanto si sussurra e poco si parla, tanto si vocifera e nulla mette la faccia. Tutto passa, tutto si accetta.
E la storia di questi cinque anni, di denunce e fatti, di indipendenza e autonomia, di un narrare giornalistico che non si fa mai dettare tempi e parole, che incalza e fa emergere quel che molti non vogliono emerga, di ventri oscuri e fatti gravi e gravissimi che corrono nelle strade e nelle piazze, ha il sapore dell’amaro di fronte un’apatia ingiustificabile e inaccettabile. Apatia che diventa ferocia e grida nevrotiche e violente, attacchi, tentativi di isolamento e delegittimazione e tanto altro, in momenti molto più meschini e sconcertanti.





