Veronica Conti, segretaria e responsabile nazionale eventi dell’associazione Dioghenes APS. Siamo arrivati alla IV edizione del premio nazionale Lea Garofalo, quest’anno si è svolta a Cremona. Un resoconto sul premio di quest’anno?
È stata una bella edizione. Molto positiva la partecipazione dei ragazzi, presenti non solo ai vari eventi, hanno dato un contributo concreto offrendo la loro bravura e sensibilità, realizzando la grafica degli attestati che sono stati consegnati ai vari ospiti. Unica nota stonata di questa edizione è stata la scarsa partecipazione e l’assenza delle istituzioni negli eventi pomeridiani in particolare nelle giornate del 24 e del 26. Questo fa capire che in questo paese, certe tematiche, come ad esempio la morte dell’anarchico Pino Pinelli, devono restare nell’oblio perché la verità ha un prezzo e purtroppo i colpevoli non pagano mai.
Quest’anno si è registrata una importante partecipazione di studenti nella presentazione delle opere in concorso. Quanto sono importanti questi eventi nelle scuole con gli studenti?
La scuola è un luogo fondamentale perché oltre a istruire deve aiutare i ragazzi a formarsi, a crescere, a diventare individui autonomi, critici e responsabili e questo può avvenire solo attraverso la conoscenza. La risposta delle scuole anche in questa quarta edizione è stata positiva. Sono arrivati un centinaio di elaborati da tutta Italia. I ragazzi ancora una volta hanno saputo cogliere e sviluppare con molto sensibilità la tematica del bando. Per la giuria il lavoro è stato davvero difficile perché erano tutti molto belli ed emozionanti. Inoltre quest’anno per la prima volta abbiamo avuto la partecipazione di una scuola dell’infanzia. Vedere i bambini sul palco incuriositi di sapere, nonostante la loro tenera età, è stata una bellissima emozione. Tutto questo ci rende orgogliosi non solo perché vuole dire che stiamo lavorando bene ma perché i ragazzi stanno recependo molto bene e sempre di più che per costruire il futuro bisogna lavorare sul presente che è nelle loro mani. Ancora una volta i ragazzi ci hanno dato un grosso insegnamento e noi dobbiamo solo imparare.
Attraverso anche la premiazione dei Testimoni del nostro tempo si è parlato di diverse tematiche: mafie, violenza sulle donne, tratta sessuale, abusi, abusi nel clero, testimoni di giustizia, impegno delle forze dell’ordine, attivismo e molto altro. Per molte di queste tematiche se ne parla sempre di meno. Perché accade e cosa si dovrebbe fare?
Sì, sono state toccate diverse tematiche in particolare nella mattinata del 26 durante la premiazione dei testimoni del nostro tempo. La loro testimonianza oltre ad essere un grido di aiuto spesso inascoltato, come quello dei testimoni di giustizia, è anche un riflettore che si accende su alcune tematiche che molto spesso vengono taciute come la tratta sessuale e gli abusi nel clero. In questo paese “senza memoria” la memoria e la conoscenza sono fondamentali per combattere certi silenzi.
Un anticipo per la prossima edizione del premio?
Alla fine della quarta edizione sono state tante le proposte per accogliere la quinta edizione del Premio Nazionale Lea Garofalo. Stiamo valutando la possibilità di svolgere la quinta edizione a Padula, città nativa di Joe Petrosino poliziotto italiano, e pioniere nella lotta contro il crimine organizzato, come già anticipato durante la premiazione dal presidente della fondazione Joe Petrosino Pasquale Chirichella. Le novità saranno tantissime. Cerchiamo di fare sempre di più anche se la finalità è sempre la stessa: ricordare Lea.
Voglio inoltre ringraziare il presidente Paolo De Chiara per la fiducia e tutti i soci che ogni anno ci mettono davvero tanto impegno e tanto amore per realizzare il Premio.





