In Molise la sanità pubblica sembra vivere in un eterno ritorno. Passano gli anni, cambiano i governi regionali, si alternano schieramenti, cambiano schieramento, ma il risultato resta sempre lo stesso: ospedali in difficoltà, pronto soccorso sotto pressione, cittadini costretti ad aspettare.
Con una politica che, dopo aver mal governato, torna a protestare contro i danni che lei stessa ha prodotto.
Il 1° febbraio 2016, nella sala della Provincia di Isernia, la tensione esplose. Cittadini, sindaci, comitati.
Una sala piena, arrabbiata, stanca.
Il presidente della Regione di allora presentava il suo “piano sanitario” tra urla e contestazioni: «Hai fallito, vattene a casa».
In quell’occasione Lucio Pastore, medico del Pronto Soccorso dell’ospedale “Veneziale”, fece ciò che la politica spesso evita: disse la verità. Smontò i numeri, denunciò la mancanza di trasparenza, accusò apertamente una strategia precisa: far funzionare male il pubblico per spingere verso il privato. Nel video in alto potete ascoltare il suo intervento.
Parole durissime: se togli risorse, personale e posti letto al pubblico, non puoi stupirti se il sistema non regge.
Mobilità sanitaria e privato
Già allora Pastore spiegò con chiarezza un punto che oggi nessuno può fingere di non conoscere: la cosiddetta “mobilità attiva” non è una conquista se i posti letto non servono ai molisani. Se su cento posti disponibili solo una minima parte resta ai cittadini della regione, mentre il resto alimenta flussi e profitti, il sistema crea debiti, attese e rabbia. Il pubblico resta con i casi più complessi, con meno risorse e meno personale. Il privato incassa. I cittadini aspettano. Questo schema non è mai stato corretto. È stato confermato, anno dopo anno. Sgoverno dopo sGoverno.
Dieci anni dopo: chi governava protesta contro se stesso
Oggi, dopo dieci anni, la questione torna identica. Stessi problemi, stesso linguaggio, stessi allarmi. Ma c’è un dettaglio: chi oggi denuncia lo smantellamento della sanità ha fatto parte dei governi che l’hanno gestita.
Tra questi c’è Vittorino Facciolla, che nel 2016, al tempo dello scontro con Pastore, era vicepresidente della Giunta regionale. Oggi parla di smantellamento dei presidi, di ambulanze, di guardie mediche, di emergenza-urgenza indebolita. Tutto vero. Ma inevitabile la domanda: perché non è stato fermato allora?
Non siete in grado di rispondere a questa domanda perchè siete Voi i responsabili.
Il fallimento non è di uno solo. È collettivo. Ha riguardato destra, centro, sinistra e anche chi si presentava come “alternativa”. Nessuno escluso. E il conto lo stanno pagando i cittadini.
Sanità pubblica o sanità di mercato: la scelta è politica
In Molise siamo davanti a una scelta politica chiara: rafforzare il pubblico oppure lasciarlo agonizzare per rendere “necessario” il privato. La sanità privata non è il male. Ma non può sostituire il pubblico. Quando la salute diventa una merce, chi non può pagare resta indietro.
Per questo la fiaccolata del 18 gennaio alle ore 17 a Isernia non è una semplice manifestazione. È un test di credibilità. Per la politica, per le istituzioni, per i cittadini. Se resterà un gesto isolato, sarà l’ennesima occasione persa. Se invece diventerà una mobilitazione reale, diffusa, continua, allora potrà segnare un punto di svolta. Perché la sanità pubblica non si salva con le parole. Si salva con la pressione, la presenza e la memoria.
E la memoria, in Molise, dice una cosa chiara: chi ha governato ha fallito.
Ora tocca ai cittadini decidere se continuare a subire o iniziare davvero a cambiare.
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