La violenza corre nelle piazze e nelle strade, la violenza è tra gli strumenti del dominio prepotente, arrogante, del ventre violento del mondo di mezzo e del mondo di sotto. Quei mondi in cui si incontrano spacciatori e consumatori di droghe, fiumi di denaro e sporchi business. Mondi che esondano nel cuore delle città, nelle periferie e in luoghi che rappresentano sempre più fortini e piazze privilegiate. Li considerano cosa loro e quotidianamente sfidano la civiltà, la società, la convivenza.
In un intreccio di famiglie e squallide consorterie, di business criminali e reti di sporchi interessi, il ventre violento e oscuro alla luce del sole è presente in tanti angoli d’Abruzzo. Sono i parenti dei Casamonica e degli Spada, i Di Silvio ad Ostia e Latina considerati mafia da anni. E così, da zone della 167 a Vasto a quartieri di Lanciano si spaccia ad ogni ora, i cittadini si tengono lontani, impauriti e intimiditi dalla violenza dei “soliti noti”.
«Operazione interforze a Lanciano, dopo i fatti accaduti nella serata del 9 novembre 2025, durante i quali si erano fronteggiate due famiglie di etnia rom nella zona di Piazza Aldo Moro nel quartiere Santa Rita» ha riportato la Questura di Chieti in un comunicato stampa del 14 novembre scorso. Droga e armi trovate dalle forze dell’ordine in un quartiere già teatro di notti violente tra famiglie rom, è stato uno dei primi luoghi dopo il lockdown di cinque anni fa in cui il “ventre oscuro” di questa regione è emerso. Quel lockdown in cui, da Rancitelli – hub del narcotraffico non solo abruzzese, luogo in cui è stato contestato per la prima volta il 416bis documentando fatti e azioni su cui avevamo già acceso varie volte i riflettori sottolineando le dinamiche criminali – a tutta la costa abruzzese fino al vastese. Protagonisti sempre loro: quella galassia di famiglie che riconducono fino agli abruzzesi Casamonica e agli Spada.
Una Spada fu coinvolta in un’operazione antidroga avvenuta ben prima del 2020 tra Vasto e San Salvo. Un’operazione, era l’agosto 2018, che portò al sequestro di droga per 60.000 euro e partita da colpi di pistola contro un negozio nel corso principale di Vasto. Una dinamica varie volte vista negli anni a Vasto e dintorni: spari contro esercizi commerciali, contro persone, auto e negozi incendiati, è stato il terrore mafioso sin dai tempi di Histonium 1. Nel 2022 un’inchiesta documentò la sottoscrizione di un patto tra esponenti del clan di ‘ndrangheta Bellocco ed esponenti del clan Spada avvenuto nel carcere di Lanciano.
«Plata o plomo?!», una citazione di Pablo Escobar, era la lista dei debitori (per droga) di una donna residente a Santa Maria Imbaro. Tra le protagoniste di una maxi operazione in provincia di Chieti partita da una “spedizione punitiva” contro alcuni ragazzi a Chieti. Un pezzo di territorio abruzzese governato con “regole dello spaccio” come ha sottolineato Gianluca Lettieri su Il Centro lo scorso 16 ottobre. «Un mondo dove la droga arriva da lontano, dove la cocaina ha un canale di approvvigionamento che parte dal Lazio, da Roma e da Aprilia, per arrivare sulle piazze di spaccio abruzzesi, da Chieti a Montesilvano, passando per i centri della provincia come Lanciano, Santa Maria Imbaro, Atessa, Mozzagrogna e Fossacesia» riporta il giornalista d’inchiesta nello stesso articolo. Violenze, intimidazioni, «una criminalità che non è occasionale. È un’impresa che gestisce flussi di denaro e di droga, che difende il suo mercato con la violenza, che impone la sua legge. Una legge che non conosce garanzie né appelli, ma solo la logica del più forte» sottolinea sempre Lettieri. È la Suburra d’Abruzzo che ritorna, quella Gomorra di provincia mondo di mezzo radicato ed egemone sul territorio e con ramificazioni in altre regioni e anche fuori dai confini nazionali.
La violenta prepotenza, le attività di spaccio, usura ed altri crimini, sono gli stessi comportamenti dei Casamonica a Roma, ma anche degli appartenenti alle famiglie Spinelli, Di Rocco, Di Silvio, De Rosa ed altri affiliati in altre città. Accade nel teramano e nell’aquilano e, forse ancor di più, in comuni come Vasto, San Salvo, Casalbordino ed altri nella provincia di Chieti, dove egemonizzano le cronache giudiziarie e sono protagonisti, spesso nel silenzio e nell’accettazione, di scorribande e prepotenze. Entrano in un locale, consumano alcolici a fiumi e alzano sempre più il livello del chiasso e dei bagordi, impadronendosi letteralmente di locali, dove nessun avventore rimarrebbe. Questi soggetti poi proseguono la serata, o ancor meglio la nottata, rompendo la quiete con musica a tutto volume sparata dalle autoradio compiendo ogni sorta di vandalismo e bagordi di ogni tipo. Le cronache locali, dal canto loro, non si interessano di questi soprusi e mantengono un silenzio che sa di accettazione e omertà e ormai è diventato quasi usuale affermare che chi apre un locale pubblico deve augurarsi che tali soggetti non arrivino, altrimenti la chiusura è certa. In questa Gomorra di provincia incontrano fornitori e clienti del narcotraffico, pianificano altri reati, intimidiscono e picchiano persone che possono essere colpevoli anche solo di esser loro antipatici o non aver avuto il comportamento che loro gradiscono.
L’ultima plastica dimostrazione di questo ventre violento, del mondo di mezzo di costoro, è giunta nei giorni scorsi da Lanciano. Ancora una volta dal quartiere Santa Rita. «Schiaffi, calci, sediate e oggetti lanciati contro gli agenti. Ma anche un coltello da cucina brandito minacciosamente. Il tutto condito da ingiurie e offese gratuite, mentre i più giovani riprendevano la scena con i cellulari» riporta Il Centro il 31 gennaio. Coinvolti anche tre minorenni in quest’esplosione di violenza contro la polizia e il blitz a caccia di droga e armi.
Nella foto di copertina di quest’articolo una siringa abbandonata nei pressi di un asilo nido, segnalata da un lettore nel maggio di due anni fa. La siringa su rinvenuta e denunciata dai genitori dei bimbi. «Per fortuna nessun bimbo si è punto, ma è un problema che si sta ripetendo troppo spesso vicino gli asili della nostra città – fu sottolineato nella segnalazione – Bisogna accendere i riflettori e trovare rimedio prima che succeda qualcosa ai nostri bimbi, la cosa ancora più grave che la siringa era senza cappuccio».





