Nella puntata precedente abbiamo preso atto che il Ministro Nordio, padre della riforma – che lui ha significativamente dedicato a Silvio Berlusconi e che è stata approvata in Parlamento “in blocco” e senza alcun emendamento, perché si doveva “fare in fretta” -, dichiara costantemente che lo scopo della riforma è che:
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“La politica con la riforma riprende i suoi spazi” (testuale)
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“Con la riforma mai più invasioni di campo dei pm” (testuale)
-“La riforma della giustizia fa recuperare alla politica il suo primato costituzionale. Mi stupisce che una persona intelligente come Elly Schlein non capisca che questa riforma gioverebbe anche a loro, nel momento in cui andassero al governo” (testuale)
Concetti ripetuti sistematicamente decine di altre volte, che sono chiari e inequivocabili.
Sicché chi sostiene che la riforma, invece, non produrrà questi effetti è costretto a sostenere che Nordio non sa quello che dice e, comunque, è un ingenuo perché il testo della riforma non consentirà a lui e ai suoi compagni di politica di realizzare gli obiettivi che dichiarano di volere perseguire.
Nelle prossime puntate cercherò di dimostrare perché questa tesi così tanto assurda (che uno come Nordio sia “ingenuo” e “straparli”) sia, oltre che assurda, anche oggettivamente infondata.
Purtroppo, però, come ho anticipato nella puntata precedente, le questioni sono complesse e ci vorrà tempo per esaminarle.
Scrivo questo perché alcuni hanno lamentato che io non abbia ancora affrontato il merito della riforma.
Lo farò. Lo prometto.
Ma, per farlo, servono ancora tante considerazioni, per evitare di ridurre una riforma costituzionale (che tutti – sia quelli del si che quelli del no – dichiarano essere epocale) a un telequiz a risposta miltipla (si/no) come sostanzialmente stanno facendo quasi tutti.
Fra le premesse indispensabili c’è che io, non solo non ho la minima compromissione con il sistema delle correnti della magistratura, ma, come sa chi conosce queste vicende, ne sono stato sempre un acerrimo avversario, pagando per questo prezzi molto alti dentro la magistratura.
Io penso del correntismo tutto il male possibile.
Penso che il c.d. “autogoverno” della magistratura sia una organizzazione gravemente illegale.
Penso che Palamara sia stato il responsabile di cose gravissime e illegali.
Penso anche che Palamara, non solo non abbia agito da solo, ma sia stato solo lo strumento visibile di quello che lui stesso ha definito un “sistema“.
Penso che quel sistema sia ancora perfettamente in funzione, avendo la magistratura scelto di “risolvere la questione” facendo finta disonestamente che Palamara avesse agito da solo.
Penso – ed è sotto gli occhi di tutti – che tutto il male del correntismo e del palamarismo è stato fatto e viene ancora fatto con la complicità della politica e per “politica” non intendo “la destra” o “la sinistra”, ma sia la destra che la sinistra.
Per inciso, quando è andata al governo la c.d. “destra” io ho creduto, ingenuamente, che almeno questa parte del loro programma – farla finita con i magistrati compromessi – l’avrebbero realizzata. Mentre, invece, hanno tradito anche questa promessa. Il CSM ha sempre “salvato” i tantissimi complici e amici di Palamara e lo ha fatto con i voti decisivi dei membri di nomina politica, fra i quali anche quelli cc.dd “di destra”.
Penso che, purtroppo, il palamarismo si è sempre giovato e ancora si giova anche del modo di gestire il loro ruolo al CSM da parte dei Presidenti della Repubblica, ivi compreso quello attuale (emblematica la vicenda dell’allora Procuratore Generale della Cassazione Fuzio).
Penso che la magistratura nel suo insieme abbia colpe imperdonabili, perché, per l’opportunismo di alcuni e la viltà di altri ha permesso e permette al “sistema” di prosperare.
Considero l’ANM nemica della giustizia e, per questo, ho rifiutato qualsiasi commistione con alcun Comitato del NO.
Sono stato fra i “padri” della proposta di riforma del sorteggio per il CSM (ma, come dirò in un’altra puntata, era un sorteggio diverso in un’epoca diversa).
Condivido qui una pagina del primo libro di Palamara, nel quale sono citato e si dà atto di questo.
Da qualche mese sono in pensione. Non ho mai avuto e non ho alcun interesse privato alle vicende della giustizia.
Ho scritto tutto questo per dire che quello che penso della riforma e il mio “NO” non sono frutto di alcun essere “schierato”.
Quello che penso … lo penso
Tutto ciò detto, il problema, dal mio punto di vista, è che non basta fare una campagna di stampa (strumentale al raggiungimento di obiettivi vergognosi) che ormai dura da anni per dire quanto è brutta l’ANM per rendere giusta e utile qualsiasi alternativa.
Non è che, se uno è malato, allora qualsiasi medicina è meglio di niente.
Anzi, proprio al contrario, quanto più è grave la malattia tanto più specifica e adatta deve essere la medicina. Altrimenti il malato non solo non migliora, ma muore.
L’errore che fanno gli italiani, l’errore tipico dei sudditi desiderosi di consegnarsi all'”uomo della provvidenza” di turno è quello di credere che il paese consista di categorie isolate, da amare o odiare, delle quali fidarsi ciecamente e alle quali consegnarsi.
Quindi, basta dirgli che “i magistrati sono comunisti”, “i magistrati fanno schifo” per ottenere quello che vediamo tutti i giorni: gente che urla che voterà “si” perché tutto questo male finisca e ci siano … “più tette per tutti”.
I “sudditi” sono come i vitelli di un allevamento che votano felici per il padrone perché lui gli racconta quanto sono cattivi i lupi e gli promette che li difenderà dai lupi. E loro non riflettono sul fatto che quello stesso padrone a breve li manderà al macello. Perché i lupi sono cattivi, ma anche i padroni non scherzano.
Il problema è che per organizzare la struttura costituzionale di una democrazia (e oggi si parla di una riforma costituzionale) bisogna farsi carico della complessità di una società. Non basta schierarsi con questo o con quello, contro questo o contro quello.
I magistrati sono quello che sono. Ma non è che i politici sono migliori. O gli avvocati sono migliori. O i giornalisti sono migliori.
Qui, a questo degrado, ci siamo arrivati tutti insieme. Tanto per dire, a mio modesto parere, i magistrati hanno gli avvocati che si meritano e gli avvocati hanno i magistrati che si meritano. E il popolo ha i politici che si merita e le istituzioni che si merita.
Difendiamo le istituzioni previste dalla Costituzione non perché crediamo in Tizio o Caio, ma perché questo ci dà la speranza non di una panacea, ma della possibilità almeno astratta che ci sia un argine alla corruzione, all’interesse privato, all’abuso del potere.
La giustizia non deve essere lo strumento del potere, ma lo strumento che rende il potere almeno “legale“.
La giustizia in una democrazia è una difesa DAL potere, non DEL potere. Una difesa da qualsiasi potere. Quello delle mafie e quello di chi è più forte nella società. Più forte per censo, per razza, per religione, per consenso.
Fatte queste premesse, secondo me indispensabili, mi scuso per il pippone e prometto che dalla prossima puntata affronterò il merito.




