La quiete dopo la tempesta. Dopo il ciclone Harry, il computo dei danni.
Ma in primo luogo, il problema ricostruzione. E, tra gli avvenimenti drammatici avvenuti, quello che passerà nei prossimi libri di storia nazionale del paese.Niscemi, la frana causata e esasperata dal ciclone, il disastro edilizio e geologico.
L’affannarsi a cercare un piano di ricostruzione e prevenzione. Ma esiste o può esistere una soluzione efficace e soprattutto preventiva quasi perenne? Sembrerebbe di sì. In un articolo su MicroMega, il professor Fausto Nigrelli, docente all’università di Catania, propone e affronta questa tematica da un altro punto di vista. Primo: il fenomeno del cambiamento climatico, sia se provocato dall’operato dell’uomo, sia generato da un fenomeno naturale ciclico, è un fatto che esiste e che sta provocando difficoltà e disastri.
E per questo, va affrontato e prevenuto. Secondo: bisogna uscire dalla logica della ricostruzione come evacuazione e trasferimento forzato in nuovi centri costruiti ex-novo.
Con casi molto tristemente famosi nella storia d’Italia, compresa la Sicilia. Terzo: l’analisi serrata del professor Nigrelli sulla componente geologica e di interrelazione con la Scienza dei suoli da applicare alla collina di Niscemi. Per giungere infine, al progetto e sperimentazione di una “Green City” (teorizzate e già attuate in Nord Europa) ma applicata a questo caso specifico. Integrando il tutto con diversi problemi, come il riciclo dell’energia, forestazione e ripopolamento vegetale all’interno della città,e soprattutto il fattore edilizio.
Non distruzione generalizzata della struttura abitativa dell’insediamento, ma una oculata ripartizione in un piano di ristrutturazione, più che di abbattimento, dell’abitato.
E il tutto rapportato all’elemento primario: la conservazione e restaurazione dell’elemento sociale, relazionale, ovvero di tutto il tessuto antropologico della città. Spaziando su altri argomenti correlati, come la possibilità di creare una filiera di imprese medie e piccole nella costruzione e gestione del progetto, la rielaborazione dello schema delle cubature abitative più equilibrato e integrato, e soprattutto evitare i cattivi esempi del passato italiano, come il borgo fantasma La Martella a Matera, nel tentativo di ristrutturare la città agli inizi del secondo dopoguerra, lo stravolgimento urbanistico territoriale e sociologico, oltre i grandi centri, nella ricostruzione del post sisma del 1980 in Sannio, Irpinia e Basilicata occidentale.
Con lo spettro che incombe e si realizza quasi sempre del fenomeno della gentrificazione: la scomparsa di una middle e lower class che emigra, si trasferisce ormai disadattata e sradicata, sostituita da una High class, che poi spiana la strada all’ingresso di poteri forti equivoci, dal malaffare finanziario fino alla speculazione edilizia e degli appalti.
Una intervista da vedere assolutamente in questo video, per la dovizia e accuratezza di particolari e interessanti inedite progettualità.




