Non esattamente una storia d’amore, diversamente da quanto narrato nel celebre film di Rob Reiner dal titolo “Harry ti presento Sally”, quella intercorsa tra il ciclone Harry e Fabio Morreale, presidente dell’associazione siracusana “Natura Sicula”, ai nostri microfoni di Prima Linea News per discutere dei danni provocati dalla perturbazione metereologica senza precedenti che ha recentemente investito l’intera costa jonica siciliana e non solo.
Danni che sarebbero stati sicuramente evitabili, stando a quanto dichiarato da Morreale, se solo a partire dagli anni ’60 gli enti pubblici si fossero prodigati per evitare che le costruzioni sorgessero così prossime alla battigia. L’avvento del ciclone Harry ha infatti scoperto un nervo, ovvero mostrare che gli enti pubblici fanno ben poco per frenare la brama di costruire sempre più in riva al mare, fuori da ogni principio di buon senso e assecondando la collusione tra il potere politico e coloro che ne ricavano da esso dei vantaggi personali.
Ora che si contano i disastri, a gravare ulteriormente sulla situazione gioca un ruolo il fattore indifferenza dimostrato dal nord Italia nei confronti del sud, se non addirittura una forma di snobismo e antimeridionalismo strisciante che si può intravedere in certi commenti postati sui social a proposito dell’accaduto (forse un riflesso pavloviano della demagogia esercitata da una politica che costruisce il consenso sulla creazione continua di un nemico immaginario), nonché la scarsa rilevanza data dai principali media nazionali sulla portata dei danni. Morreale ci avverte che altre località della provincia di Siracusa, quali ad esempio Marzamemi, la baia di Arcile e lo “Sbarcatore dei Turchi” di Augusta, nonché la zona Castelluccio del Plemmirio, quella della Fanusa, l’area di Fontane Bianche e quella di Calabernardo a Noto potrebbero rappresentare le future “vittime” di eventi metereologici estremi che potrebbero mettere a rischio sia la popolazione autoctona che i turisti, a causa della fragilità del territorio e delle costruzioni edificate in riva al mare.
Secondo Morreale, la colpa per queste negligenze andrebbe equamente ripartita tra amministrazioni pubbliche e cittadini, ma c’è ora il rischio che i ristori previsti dallo Stato per riparare i danni provocati dal ciclone possano finire anche nelle tasche di chi, a suo tempo, è stato improvvido nel valutare le conseguenze che le sue azioni arrecano alla natura, in piena violazione delle leggi vigenti.
Morreale mostra dunque tutta la sua riprovazione verso l’eventualità che l’intera collettività debba ora farsi carico dei danni provocati da chi non ha mostrato alcuna sensibilità per la salvaguardia del nostro territorio, anche perché pare che al momento si parli solo di ristori e non anche della necessità di imporre agli speculatori l’obbligo di non ricostruire nei luoghi interessati dal disastro.
Eppure ci troviamo in un circolo vizioso segnato da catastrofi annunciate che riguardano l’intera penisola e che si verificano ogni qual volta si presenta un fenomeno meteorologico avverso. Morreale non è ottimista sul fatto che l’attuale forma mentis, tanto della politica quanto dei privati cittadini, ci consenta di acquisire consapevolezza sulla gravità di questa situazione e uscire da questa spirale che si avvita su sé stessa. Al contrario, Morreale si lamenta ad esempio del fatto che il tappeto di Posidonie oceaniche adornanti i fondali del siracusano sia sempre più depauperato per ogni anno che passa, a riprova di come le risorse naturalistiche del nostro territorio vadano sempre più scemando, tanto da costringerlo a presentare delle denunce alle autorità.
Inoltre, l’associazione di cui è a capo Morreale aveva anche presentato dei progetti al comune di Siracusa, che potessero offrire soluzioni per frenare l’erosione delle coste e ripristinare al contempo l’armonia naturalistica del paesaggio, quali quelli che prevedevano di piantare in prossimità delle spiagge alberi a radice fascicolata come il leccio, il carrubbo, l’ulivo, il mirto, la palma nana e il bagolaro, lungo il tratto di costa che va dalla Fanusa alla Renella, restituendo anche ombra ai bagnanti, ma senza trovare il favore delle pubbliche amministrazioni a causa dell’assenza di meritocrazia oggi imperante. Parimenti, anche il progetto presentato in seno al comitato “Aria Nuova” che proponeva di restituire a Siracusa un polmone verde grazie al rimboschimento (considerato che l’unico verde presente in città è quello delle aiuole spartitraffico e delle rotonde) ha finito per trovare solo indifferenza da parte degli enti pubblici. Tutti interventi a costo zero che, tra l’altro, avrebbero incontrato la disponibilità dei volontari, ma che hanno dovuto scontrarsi con un muro di indifferenza da parte delle istituzioni.
Pertanto, sembra che l’unica vera mentalità oggi imperante in seno alle pubbliche amministrazioni sia quella volta a gestire uno stato di emergenza continuo che approfitta delle calamità naturali per mobilitare trasferimenti di denaro pubblico che dovranno servire ad alimentare la macchina del consenso elettorale e garantire la rendite politiche. Per Morreale, l’unica speranza per superare questa inerzia è quella di lavorare sulle nuove generazioni tramite un’adeguata istruzione scolastica e opportune campagne di sensibilizzazione, affinché il tema della salvaguardia del nostro patrimonio naturalistico possa divenire centrale.
Alla luce di un quadro così desolante, anche noi di WordNews preferiamo venire tacciati di ingenuo idealismo, come lo stesso Morreale suole parlare di sé, ma pur consapevoli del pessimismo della ragione continuiamo a sperare insieme a lui nell’ottimismo della volontà.





